Lavoratori e truffatori “per arrotondare”: il doppio volto dei due arrestati dopo il tentato colpo in casa dell’anziano
Il 19enne e il 33enne bloccati dalla polizia in casa di un 89enne a Modena sono partiti da Torino, dove vivono e lavorano. Giudicati con rito direttissimo, hanno ottenuto i domiciliari: nell’udienza in tribunale c’erano anche le loro compagne, in lacrime
MODENA. Sono finiti ai domiciliari i due uomini, finti tecnici del gas, che martedì mattina (10 febbraio) hanno provato a truffare un 89enne tra zona Amendola e Saliceta San Giuliano. A sventare la truffa una vicina di casa, che si è accorta di movimenti sospetti e ha allertato il figlio. A quel punto è scattato l’allarme. L’intervento tempestivo delle Volanti della polizia di Stato di Modena ha permesso di arrestare in flagranza i due uomini, italiani di 19 e 33 anni, entrambi residenti a Torino. Ed è proprio lì che dovranno tornare. Lo ha disposto ieri il giudice al termine del rito per direttissima. Nel corso dell’udienza è stato sottolineato come i due abbiano agito con “professionalità”, forse appostandosi prima per controllare la vittima e capire quando agire. Tra l’altro, fuori dalla villa era presente un altro complice, di cui al momento non si hanno notizie.
L’udienza
I due sono stati accompagnati in tribunale intorno a mezzogiorno dagli operatori della polizia di stato. Un’udienza lunga, in cui uno alla volta sono entrati in aula per essere sottoposti al rito – e alla convalida dell’arresto – mentre, a pochi metri al di là della porta che era stata chiusa c’erano le compagne, accorse in lacrime. Una delle due, tra l’altro, è incinta e aspetta il terzo figlio: una situazione che ieri è stata resa nota in aula. Secondo quanto emerso dal racconto degli stessi indagati, entrambi lavorano. Uno ha ammesso di lavorare «nel ferro», l’altro ha spiegato di essere un manovale – con regolare contratto – e di guadagnare in media mille euro al mese. Insomma, non due persone completamente disoccupate: quel tentativo di truffa serviva per arrotondare. Mentre il primo, più giovane, non ha precedenti, il secondo ha un vecchio precedente che risale ad anni fa, estinto per la prova ai servizi sociali. Il pm ha chiesto il carcere, le difese che non venisse applicata alcuna misura escludendo il pericolo di reiterazione del reato; e, in subordine, la messa alla prova. A quel punto la parola è passata al giudice che ha evidenziato la messa in scena diretta in modo non equivoco a impossessarsi dei beni dell’anziano. Tra gli altri elementi, la professionalità dei due nella commissione degli atti predatori, la disponibilità di finti abiti da lavoro. E poi il fatto che abbiano atteso che l’anziano restasse solo, il che lascia supporre che fosse stato attentamente individuato, e la facilità con cui, da Torino, sono partiti e arrivati fino a Modena. Insomma, una «ponderata pianificazione del colpo», nonché il rischio di reiterazione del reato. A quel punto, la decisione: domiciliari a Volpiano, provincia di Torino, per entrambi. Per uno anche il braccialetto elettronico.
L’episodio
Ai due è contestata la tentata truffa e il tentato furto. La banda – tre persone, due finti operatori di luce e gas (arrestati) e un terzo complice rimasto in strada per fare da palo – si è presentata alla porta dell’anziano alle 11.45 di martedì. Vestiti da tecnici e con strumentazione che rilevava presunte fughe di gas, lo hanno convinto ad aprire la porta. Con la scusa di dover controllare il contatore per una perdita dalle tubature sono entrati in casa e l’uomo li ha accompagnati al piano superiore. Una residente della via si è accorta di movimenti sospetti e ha allertato il figlio dell’anziano che, a sua volta ha chiamato la polizia. Nel frattempo il padre aveva aperto la cassaforte: i due gli avevano detto che era necessario consegnare l’oro perché vi era il rischio concreto di esplosione. Nella cassaforte c’erano 700 euro. «Poi – ha raccontato il figlio della vittima –, uno dei due ha riaccompagnato mio padre al piano terra, l’ha intrattenuto, mentre l’altro è rimasto al piano superiore, frugando un po’ ovunque». Al piano superiore c’era un’altra cassaforte che stavano anche cercando di aprire con un flessibile. Ma nel giro di pochi minuti sono arrivati i poliziotti che li hanno arrestati. I due sono stati trovati con numerosi strumenti da scasso: pinze, cacciavite, spray urticante e il tesserino falso che hanno utilizzato per qualificarsi come professionisti.
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