Gazzetta di Modena

Modena

La tragedia

Muore soffocata da un boccone nella struttura: 4 indagati

di Stefania Piscitello

	Addolorata Marra
Addolorata Marra

Addolorata Marra aveva 45 anni, era malata ed era stata ricoverata nel centro socio riabilitativo residenziale di Modena. Il marito Massimiliano Gabrielli non si dà pace: «Ci sono state negligenze, non archiviate»

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MODENA. Morta a 45 anni, soffocata da un boccone, nella struttura in cui era ricoverata. Era malata di sclerosi multipla – più una serie di altre patologie – e si chiamava Addolorata Marra. Una morte per cui il marito, Massimiliano Gabrielli, non si dà pace: «Ci sono state negligenze – continua a ripetere – avrebbero dovuto tagliare quel boccone, lei aveva difficoltà a mangiare e lo sapevano».

No all’archiviazione

Per quella morte, come atto dovuto, sono stati iscritti sul registro degli indagati quattro operatori socio sanitari. Ma la procura ha chiesto l’archiviazione. Una richiesta a cui la famiglia della 45enne si è opposta ieri in tribunale, assistita dall’avvocato di Ferrara Pietro Muscettola. Il giudice si è riservato. Nel 2023 la 45enne, tramite gli assistenti sociali, è stata ricoverata nel centro socio riabilitativo residenziale di Modena. «Aveva la sclerosi multipla, a cui si è aggiunto anche il diabete – racconta il marito – e dopo un po’ si sono verificate una serie di problematiche. Ad esempio, per una caduta si è rotta il femore». Gabrielli prosegue: «Aveva bisogno di essere accompagnata in bagno e a fumare. Inoltre non riusciva a tagliare i pasti perché aveva problemi al braccio destro. Io lo dicevo sempre alle operatrici, ero preoccupato che potesse accadere qualcosa. Andavo due volte al giorno con le mie figlie in struttura: mi assicuravano che sarebbero stati attenti».

I fatti

Il 4 agosto del 2024, quella telefonata: «Ho saputo che al momento del pranzo, il secondo piatto non è stato tagliato: un bocconcino di tacchino le è rimasto in gola». Purtroppo la donna è morta soffocata, per arresto cardiaco. L’avvocato del marito, Muscettola, spiega: «Il marito si oppone alla richiesta di archiviazione. La richiesta al giudice è o di disporre il rinvio a giudizio almeno nei confronti degli operatori responsabili o in subordine che il pm effettui nuove indagini su una serie di carenze per cui si ritiene che si possa giungere a individuare i possibili responsabili di quell’accaduto».