Importa un farmaco illegalmente ma è assolta: «Era in buona fede»
Scoperto alla dogana di Campogalliano: denunciata la 64enne malata di artrite
CAMPOGALLIANO. Compra a Londra quello che crede essere un prodotto omeopatico, su indicazione del professionista a cui si era rivolta, e si ritrova un decreto penale di condanna. Ma fa opposizione, e vince la sua battaglia.
È una storia che fa perno su Campogalliano, quando alla dogana a inizio 2024 viene intercettato un pacchetto proveniente da Londra e indirizzato a una 64enne. Contiene 92 pastiglie per la cura dell’artrite indicate come prodotto omeopatico ma che in realtà sono un farmaco, visto che contengono percentuali di due principi attivi farmacologici: il paracetamolo e il diclofenac. Si tratta quindi di un’importazione di farmaci non autorizzata da un paese extra-Ue, come il Regno Unito: per la signora scatta una denuncia per commercio illecito di farmaci (articolo 147 del Decreto legislativo 219/2006).
Nel dettaglio
Si tratta di una 64enne residente in provincia di Varese, che si era recata per la cura dell’artrite da un omeopata 60enne pakistano con un’erboristeria sempre nel Varesotto. Secondo quanto ricostruito, l’uomo le ha parlato di pastiglie omeopatiche miracolose per la cura dell’artrite, dandole un numero da chiamare via WhatsApp per fare l’ordine. Lei ha proceduto: è risultato un numero di Londra, da dove ha ordinato un pacco con 92 pastiglie, la cura completa. Pensava che fosse una cura naturale, e invece no.
Dagli accertamenti effettuati alla dogana di Campogalliano è risultato che le pastiglie avevano anche percentuali, seppur basse, di paracetamolo e diclofenac. Farmaci che peraltro la signora già prendeva in Italia. Ma in questo caso venivano importati senza autorizzazione. Da qui denuncia e decreto penale di condanna.
Il procedimento
La signora si è rivolta all’avvocato Ivano Fazio di Busto Arsizio, che ha fatto opposizione al decreto sostenendo che lei era in buona fede nell’importazione, ritenendo che si trattasse un prodotto privo di farmaci. Il caso è stato discusso ieri mattina con rito abbreviato: la 64enne è stata assolta “perché il fatto non costituisce reato”, credendo alla sua buona fede.
«Ora valuteremo – nota l’avvocato Fazio – se fare un esposto all’Ordine dei medici per verificare se chi ha fatto la prescrizione aveva i titoli abilitativi necessari per indicare un prodotto del genere».
