Laurea ad honorem in Architettura per Orsini: «Piano casa straordinario per dare un futuro ai giovani»
La lectio magistralis del presidente di Confindustria nella cerimonia nella cerimonia nell’Aula Magna Santa Lucia dell’Università di Bologna
BOLOGNA. Il Piano Casa. Non come misura tecnica, ma come visione politica, economica e sociale. È questo il punto di partenza della lectio magistralis di Emanuele Orsini, il presidente di Confindustria che oggi, 20 febbraio, ha ricevuto la laurea ad honorem in Architettura durante una suggestiva cerimonia nella storica Aula Magna Santa Lucia dell’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna, l’ateneo più antico del mondo. “Architettura, Impresa e Responsabilità sociale” è il titolo della lectio, nella quale il numero uno degli industriali – fra le figure più rilevanti nel panorama italiano dell’edilizia sostenibile e della filiera del legno – ha indicato nella casa «una delle direttrici più rilevanti» della sua presidenza.
I contenuti della lezione
«Il Piano Casa Straordinario non è soltanto la risposta a un bisogno abitativo primario – ha detto Orsini – Non richiede esclusivamente risorse finanziarie, canoni sostenibili o credito adeguato. Esige, piuttosto, una visione capace di unire architetti e ingegneri in un grande progetto italiano, nel quale estetica, qualità di progetto, funzionalità ed etica concorrano a delineare un’idea compiuta di qualità della vita». Il cuore del messaggio lanciato dal presidente dell’associazione degli industriali è sociale prima che immobiliare. «È in questa sintesi che l’abitare può tornare a essere fattore di stabilità offrendo ai giovani non solo una casa, ma una prospettiva concreta di lavoro, autonomia e costruzione del proprio futuro familiare». Per Orsini, costruire significa costruire relazioni. L’architettura «non è soltanto un esercizio estetico, formale o tecnico», ma «disciplina culturale che unisce, nel criterio del bello, la funzionalità, la sicurezza strutturale e la sostenibilità». Il riferimento culturale è Johann Wolfgang von Goethe, di cui Orsini ha richiamato la coesistenza «del bello, dell’utile e del vero»: «Le nostre opere devono puntare alla durata, superando le mode per restare riconoscibili nel tempo». In questo scenario, la sostenibilità non è più una scelta opzionale: «Non è più un’opzione, né uno slogan. È una necessità strutturale».
Il legno
Una parte centrale della lectio è stata dedicata al legno, materiale che rappresenta anche la storia imprenditoriale della famiglia Orsini. «Il legno non è soltanto un materiale: è una filiera – ha spiegato – Gestire responsabilmente le foreste significa non solo tutelare l’ambiente, ma anche valorizzare territori spesso marginali». E ancora: «Costruire con il legno può diventare uno strumento concreto di politica territoriale, capace di contrastare lo spopolamento e riattivare le economie locali». Per il presidente degli industriali, l’architettura diventa quindi una leva economica. «Il progetto architettonico non produce solo oggetti, ma condizioni: contesti in cui persone, imprese, Università e istituzioni possono entrare in relazione, collaborare e innovare». Per il leader di Confidunstria, il vero fattore competitivo non è solo tecnologico: «Il vero capitale dei nostri territori non è soltanto nelle risorse materiali o nelle tecnologie disponibili, ma soprattutto nella qualità delle relazioni».
Sviluppo e sostenibilità
Da qui il collegamento diretto tra sostenibilità e sviluppo: «Sostenibilità e competitività non sono in contraddizione. Al contrario, sono sempre più due facce della stessa strategia di lungo periodo». E ancora: Oggi ci troviamo di fronte a una nuova sfida: costruire in modo consapevole in un contesto di risorse limitate e di crescente fragilità ambientale. La sostenibilità non è più un'opzione, né uno slogan. È una necessità strutturale. Parlare di sostenibilità significa considerare simultaneamente tre dimensioni: ambientale, economica e sociale. Un edificio sostenibile non è soltanto efficiente dal punto di vista energetico, ma è anche progettato per durare nel tempo. Capace di mantenere nel corso degli anni le proprie prestazioni. Ben inserito nel contesto e in grado di generare valore per la comunità».
Design, Olivetti ed estetica
Orsini ha rivendicato il ruolo globale del design italiano, citando l’esperienza di Olivetti, capace di integrare estetica e industria già negli anni Cinquanta, al punto da influenzare giganti come IBM e anticipare modelli oggi incarnati da Apple. Un patrimonio che si rinnova anche attraverso tecnologia e intelligenza artificiale, che «consente di simulare, verificare e ottimizzare le soluzioni progettuali, riducendo margini di errore, conflittualità e tempi di realizzazione». Nel finale, Orsini ha definito l’architettura «un bene comune» e «un atto di responsabilità verso la società, il territorio e le generazioni future». Quindi il ricordo di un dialogo tra Renzo Piano e il regista Roberto Rossellini: «Tu non devi guardare gli edifici, devi guardare gli occhi della gente che guardano gli edifici». È forse qui la sintesi più efficace della sua visione. La casa non come fine, ma come strumento. Non solo costruzione, ma costruzione di futuro.
