Gazzetta di Modena

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La vicenda giudiziaria

Morto a 18 anni sul Flixbus nell’incidente in A1: «Fu colpa delle barriere di antirumore»

di Daniele Montanari
Morto a 18 anni sul Flixbus nell’incidente in A1: «Fu colpa delle barriere di antirumore»

Per i legali, l’autista non ha avuto responsabilità nell’incidente: «Riteniamo che si sia verificato un guasto tecnico che ha portato alla perdita di controllo del mezzo. Il ragazzo, poi, è stato colpito a morte dalle paratie che infransero il finestrino»

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SAN CESARIO. «Il terribile incidente in bus in cui è morto il 18enne non è stato dovuto a un errore di guida, ma con tutta probabilità a un guasto meccanico e alle barriere antirumore che non hanno avuto una reazione adeguata di fronte all’urto». È la convinzione degli avvocati difensori – Giampiero Vellucci del Foro di Frosinone e il prof Filippo Giunchedi di Bologna – dell’autista 49enne del pullman Flixbus in cui nella notte tra il 24 e il 25 marzo 2024 perse la vita il 18enne Junior Kersaint Vindou Illumine, di origini congolesi.

La tragedia

Il ragazzo, studente all’Università per Stranieri di Perugia, dove risiedeva, stava rientrando nel capoluogo umbro dopo un viaggio in Francia per fare visita ad alcuni parenti. L’incidente si verificò sull’A1 nel tratto di San Cesario. Terribile la dinamica: il pullman urtò più volte il guardrail e un pezzo della barriera antirumore infranse il finestrino e colpì a morte il giovanissimo passeggero, che era seduto in uno dei primi posti sulle file davanti, e fece una fine orrenda. Sei i feriti, tra cui il secondo autista, che finì ricoverato in Terapia intensiva all’ospedale Maggiore di Bologna, ma si salvò.

Omicidio stradale

Per l’accaduto l’autista, originario di Alatri (Frosinone), è finito indagato con l’accusa di omicidio stradale. Ieri mattina, 20 febbraio, in udienza preliminare i suoi avvocati – Vellucci e Giunchedi – hanno chiesto di procedere con rito abbreviato (che consente di avere lo sconto di un terzo della pena) subordinato all’interrogatorio dell’imputato, in cui spiegherà le sue ragioni, e all’audizione di due consulenti tecnici specialisti: l’ingegner Mauro Gambino per la Procura e l’ingegner Francesco Di Gennaro per la difesa.

«L’autista non ha colpa»

«È stato dimostrato che l’autista non era al telefono, né sotto l’effetto di alcol o droga, e che il bus viaggiava a 90 km/h – sottolinea l’avvocato Giampiero Vellucci – peraltro era fresco alla guida, avendo fatto due ore prima il cambio con l’altro autista. Gli elementi che abbiamo raccolto ci portano a pensare che ci fu un guasto tecnico all’origine dell’incidente. E poi la concausa della morte del ragazzo è stata la reazione della barriera antirumore. Il bus è finito contro la barriera con un movimento parallelo, laterale e non frontale. Nonostante questo, la barriera si è sbriciolata e i pali metallici si sono piegati all’interno della sede stradale, e non all’esterno, conficcandosi nel bus come delle lame, causando la morte di questo povero ragazzo e il ferimento di altre persone. Siamo convinti che la tragedia sia avvenuta per fattori non imputabili all’autista, il cui comportamento alla guida è sempre stato rispettoso del Codice della strada. Tant’è che non gli è mai stata sospesa la patente, ed è tuttora in attività. Confidiamo che questi aspetti emergano tutti dalle deposizioni davanti al giudice». Che ha dato subito disponibilità a sentire, oltre all’imputato, anche tecnici di grande competenza, per chiarire nel dettaglio dinamiche e responsabilità. L’udienza decisiva è fissata per il 23 settembre.