Epico Luca: con i suoi husky ha vinto l’Amundsen Race
Fontana, il musher di Piandelagotti, davanti a tutti sabato in Svezia. E prima un’avventura a -32°C: «Freddo proibitivo, ma che magia»
FRASSINORO. Di avventure sulla neve ne ha vissute tante Luca Fontana, il musher che alleva i suoi adorati husky a Casa Mancino (Piandelagotti). Ma come quelle di questi giorni mai, con gare anche a -32°C. Il coronamento però è un successo che ripaga di tutte le difficoltà: sabato è stato lui, unico italiano in gara, a vincere a Fjällsikten, in Svezia, l’Amundsen Race sulle sue temibili distanze, 250 km complessivi tutti sotto la neve. Lui, davanti a concorrenti europei di lunga esperienza, che vivono anche a latitudini molto più favorevoli allo sleddog.
Il trionfo
Una vittoria straordinaria quella del 21 febbraio, anche perché 20 km dopo il primo checkpoint Loki, uno dei suoi 12 husky (5 siberian e gli altri alaskan), ha accusato troppa stanchezza: è stato tolto subito dal traino, per essere trasportato sulla slitta per 65 km. In cui dunque Luca era rallentato da meno forza trainante e maggior peso a bordo. Affidato Loki al secondo checkpoint al suo handler Lorenzo Manfredi (il cane col riposo si è ripreso benissimo), Luca ha poi dato il tutto per tutto nell’ultimo tratto di 104 km, in un percorso duro che ha visto anche diversi ritiri. E con la sua tenacia alla fine ha centrato un obiettivo che sembrava impensabile: la vittoria, davanti a uno spagnolo e un olandese. Al traguardo, il grande abbraccio con la figlia 13enne Lia (la moglie Elena venerdì dopo la partenza è rientrata in Italia), l’handler Lorenzo (di Pietrasanta), l’aiuto handler Luca Lugli (di Modena) e tutto il resto dello staff. Poi si è sdraiato sulla neve, sfinito dopo un giorno intero di corsa a -10°/-12°C. Ma col sorriso di chi ha centrato uno dei sogni più grandi.
«Dopo l’ultimo checkpoint ho spinto più che potevo, correndo anch’io assieme ai cani perché sapevo di dover recuperare» sottolinea Luca sulla via del ritorno (sarà in Italia domani). «Non mi sarei però mai aspettato la vittoria... Sono arrivato secondo e terzo in passato, ma non ho mai vinto. È qualcosa di stupendo, un sogno che s’avvera. Non è però la vittoria mia, ma di tutto lo staff, perché dietro a una gara c’è il lavoro di tante persone. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno creduto in me. In particolare alla mia famiglia, e a Lia che è rimasta sveglia tutta la notte per non perdersi un momento della gara. E grazie ai miei cagnoni: Gamora, Sibert, Oslo, Suleya, Whity, Loki, Black, Quill, Hugin, Tjikko, Geri e Rocket».
Le altre gare
Partito da Piandelagotti il 17 gennaio con il suo furgone, Luca con l’handler ha trascorso un periodo di allenamento a Lilladalen, in Svezia, quasi sempre sotto la neve. Poi il 1° febbraio ha corso la prima gara, la Vildmarkracet di 110 km, partendo con 12 cani e arrivando con 10 (due cani tolti per prudenza, ma stavano bene), conquistando un ottimo terzo posto.
Faceva freddo fino a -15°C in quei giorni, nevicava quasi sempre. Ma era nulla in confronto a quello che è arrivato il 14 febbraio in Norvegia alla Femundløpet, che Luca ha corso nella categoria 200 km, con otto cani. Il freddo infatti è diventato glaciale: «Per due giorni e due notti siamo scesi a -32°C – racconta – una cosa davvero impressionante. Avevo messo cappotto e calze a tutti i cani, io l’equipaggiamento con massima protezione. Ma era un freddo davvero proibitivo: quando siamo rientrati, aprendo la porta di casa entrava la nebbia, come quella del congelatore. Congelava la maniglia dall’interno. Un freddo così non l’avevo mai sentito: temevamo si rompesse qualcosa sul camion. È andato tutto bene invece, e io sono riuscito a chiudere la gara a metà classifica, in mezzo a una folla di norvegesi. Ma non me lo dimenticherò mai quel freddo, nel deserto della notte e con la magia dell’aurora boreale».
«È stata un’esperienza straordinaria quella di quest’anno – chiosa Luca – anche per la gestione inedita di un team nuovo di husky a maggioranza alaskani, in convivenza con i siberian. Ho imparato molto, e cercherò di farne tesoro per puntare il prossimo anno a gare ancora più lunghe».
