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Azienda in crisi

I lavoratori della Goldoni in sciopero: «Certezze per il nostro futuro»

di Serena Arbizzi
I lavoratori della Goldoni in sciopero: «Certezze per il nostro futuro»

Cinque anni dopo di nuovo in lotta per chiedere garanzie e chiarezza

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CARPI. Cinque anni fa i lavoratori della Goldoni compirono un’autentica impresa: piantonarono la loro azienda per settimane, arrivarono a dormire, notte dopo notte, in un presidio protratto a oltranza davanti allo stabilimento, per impedire che i macchinari venissero portati via e per salvare ciò che restava della fabbrica.
Ci riuscirono, scrivendo una pagina indelebile della storia industriale del nostro Paese.

Oggi quegli stessi lavoratori tornano a mobilitarsi, affiancati dalla Fiom Cgil e dai sindaci di Rio Saliceto, Daniele Pietri, e di Carpi, Riccardo Righi, per chiedere finalmente chiarezza dopo anni trascorsi in un limbo che ha logorato certezze e prospettive.
Sono delusi dell’evoluzione della situazione, ma non rassegnati: hanno ancora la volontà di combattere per difendere il proprio futuro.
In 98 si sono riuniti ieri in presidio chiedendo risposte concrete e non più rinviabili.

L’offerta turca

Poche settimane fa è stata formalizzata un’offerta da parte dell’azienda turca Basak Traktör, ma su questa proposta aleggia una minaccia pesante: si parla di un taglio del 60% dei posti di lavoro.
Sorge così spontanea la domanda: quale sarà il destino di un’impresa storica che in passato è arrivata a superare i 500 dipendenti?

L’ipotesi di trasformare lo stabilimento in un polo logistico preoccupa profondamente: significherebbe ridurre il ruolo del sito produttivo e impoverire un patrimonio di competenze che, fin dalla fondazione della Goldoni, rappresenta un’eccellenza del territorio.
I lavoratori, la Fiom Cgil e i sindaci intendono affrontare questi nodi durante una call già programmata per i prossimi giorni.

Da una parte c’è l’attuale proprietà, la società belga Keestrack, che dopo aver rilevato l’impresa al termine dei sette mesi di presidio (dal 4 settembre 2020 al 21 aprile 2021) ha dichiarato di non avere più la capacità economica per sostenere la produzione.

Dall’altra parte l’offerta turca, che però non ha fornito le necessarie garanzie. E i lavoratori chiedono rispetto.

«Siamo quasi tutti in cassa integrazione a zero ore da metà novembre, tranne sette o otto lavoratori – spiegano Davide Giardiello e Domenico Ascione, rsu Fiom –. Da settembre aspettiamo di essere convocati dal potenziale acquirente turco, ma a oggi non abbiamo alcuna comunicazione ufficiale. Rincorriamo la proprietà per avere notizie certe: questo presidio serve anche a dare più forza alle nostre richieste, perché i 98 lavoratori rimasti alla Goldoni meritano risposte. Voci ne circolano molte, ma certezze non ce ne sono. Chiediamo un tavolo in cui la nuova proprietà presenti un vero piano industriale: cosa vogliono fare? Di quanti lavoratori avranno bisogno? E, anche nel caso di una ristrutturazione, quale futuro immaginano per questo grande impianto, che ormai occupiamo in pochi».

Conti in chiusura

Leo Puca, sindacalista Fiom Cgil presente ieri con il collega Manuele Pelatti aggiunge: «Sono rimasti meno di 10 lavoratori impegnati nelle ultime attività, soprattutto amministrative, in attesa di capire se ci sarà un futuro con una nuova proprietà. Tutti sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore per cessazione dell’attività fino al 9 novembre 2026. Anche chi oggi sta ancora lavorando finirà presto coinvolto nella cassa. Come sindacato ribadiamo ciò che chiediamo da sempre: un impegno serio nel rilancio del marchio, investimenti sul territorio e la garanzia che la Goldoni resti qui, preservando l’occupazione».

La vertenza è seguita con attenzione anche dalle forze politiche: ieri, al presidio davanti ai cancelli, insieme ai lavoratori in sciopero era presente una delegazione di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) con Corrado Gallo e Alberto Baraldi.l