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Sicurezza stradale

Alcolock obbligatorio: norma, multe, modelli, installazione e officine, 5 cose da sapere

d Evaristo Sparvieri

	L'alcolock è un obbligo per chi ha sgarrato
L'alcolock è un obbligo per chi ha sgarrato

Diventa operativa la misura contro la recidiva nella guida in stato di ebbrezza per chi ha ricevuto una condanna penale definitiva: il dispositivo è un etilometro collegato al sistema di accensione dell’auto, che non la mette in moto in caso di positività

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MODENA. L’alcolock non è più una solo norma scritta nel Codice della strada: da ieri, infatti, l’utilizzo del dispositivo per contrastare la guida in stato in ebbrezza è entrato nella sua fase operativa. Sul Portale dell’Automobilista il ministero dei Trasporti ha iniziato a pubblicare l’elenco dei dispositivi omologati, dei rivenditori e delle officine autorizzate all’installazione. Un passaggio atteso da quindici mesi, che rende concreta una delle misure più incisive contro la recidiva nella guida in stato di ebbrezza.

Il meccanismo si attiva dopo l’accertamento su strada. Se le forze dell’ordine fermano un automobilista e l’etilometro rileva un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro, si entra nel penale: ammenda da 800 a 3.200 euro, arresto fino a sei mesi, sospensione della patente da sei mesi a un anno e decurtazione di dieci punti. Ma non finisce qui. Dopo una condanna definitiva scatta infatti l’obbligo di installare l’alcolock per un periodo di due anni sui veicoli utilizzati dal conducente. Se il tasso supera 1,5 g/l, l’obbligo si estende a tre anni, con la possibilità che la commissione medica locale imponga ulteriori restrizioni in sede di rinnovo della patente. 

Il dispositivo, in sostanza, è un etilometro collegato al sistema di accensione dell’auto. Prima di avviare il motore, il conducente deve soffiare in un boccaglio: se viene rilevato alcol, l’auto non parte. Un principio già adottato in diversi Paesi europei, che punta a impedire la guida in stato di ebbrezza ai recidivi. Ogni utilizzo del veicolo richiede un test valido, altrimenti il veicolo resta fermo. Questo significa che chi usa l’auto più volte dovrà ripetere la procedura ogni volta, con boccagli monouso da acquistare separatamente.

La soglia di 0,8 g/l non va sottovalutata. Può essere superata con quantità di alcol anche modeste, variabili in base a peso, sesso e metabolismo. Per una donna di corporatura leggera, sui 55 chili di peso, può bastare una birra doppio malto; per un uomo di media statura, sui 65 chili, basterebbero anche pochi calici di vino. I costi Sul piano economico, il costo stimato per dispositivo e installazione si aggira sui 2.000 euro, interamente a carico del sanzionato. A questa cifra vanno aggiunti i costi dei materiali di consumo e la taratura periodica obbligatoria, in modo che lo strumento garantisca precisione. Un onere che può diventare pesante, soprattutto per chi usa l’auto per lavoro. Le criticità C’è poi il tema dei veicoli condivisi. Se l’auto è utilizzata anche da altri familiari, il vincolo si estende di fatto a tutti gli utilizzatori: chiunque voglia mettersi al volante dovrà soffiare nel dispositivo prima di partire. E se il mezzo non è di proprietà del conducente sanzionato, la normativa prevede un inasprimento della sospensione della patente.

  1. LA NORMA – L’obbligo di installare l’alcolock scatta per i conducenti condannati in via definitiva per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro. Il riferimento è all’articolo 186 del Codice della strada, modificato a fine 2024, che prevede l’apposizione sulla patente dei cosiddetti codici unionali 68 (“Niente alcol”) e 69 (“Guida limitata a veicoli dotati di alcolock”). La durata dell’obbligo dell’alcolock varia: si va da due anni se il tasso era compreso tra 0,8 e 1,5 g/l fino ai tre anni se invece superiore a 1,5 g/l. Il periodo di obbligo del dispositivo decorre dopo la sospensione della patente e si applica ai veicoli delle categorie M e N, cioè trasporto persone e merci.
  2. QUALI AUTO – Cosa prevede ancora la normativa che ha dato il via libera all’alcolock? Dopo il periodo di sospensione della patente, una volta riottenuta il conducente potrà guidare sul territorio nazionale solo veicoli su cui sia stato installato, a proprie spese, un dispositivo alcolock funzionante. Il sistema di fatto impedisce l’avviamento del motore se il tasso alcolemico rilevato nell’aria espirata è superiore a zero. Questo significa che chiunque utilizzi quel mezzo - familiari, colleghi, autisti - dovrà soffiare nel dispositivo e risultare “alcol zero” per partire. L’obbligo può quindi estendersi di fatto anche a veicoli aziendali, autobus o autocarri, con effetti organizzativi non trascurabili per imprese e famiglie.
  3. LE MULTE – La normativa non lascia spazi a scorciatoie. E non si può cercare di aggirarla. I commi 3-quater dell’articolo 125 e 9-quater dell’articolo 186 del Codice della strada prevedono infatti ulteriori sanzioni per chi guida senza aver installato l’alcolock nonostante l’obbligo. Sanzioni sono previste anche per chi circola con un dispositivo manomesso, alterato o non funzionante. Ogni apparecchio deve essere dotato di un sigillo autodistruttivo che si danneggia in caso di tentativo di manomissione. Durante i controlli su strada, il conducente in questione dovrà infatti esibire la dichiarazione di installazione e il certificato di taratura in corso di validità, oltre a dimostrare l’integrità del sigillo del dispositivo.

  4. I MODELLI – Le caratteristiche e le modalità di installazione dell’alcolock sono definite dal decreto del 2 luglio 2025 del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il dispositivo deve rispettare la norma EN 50436 e avere marchio CE. Può essere montato sui veicoli delle categorie internazionali M1, M2, M3, N1, N2 e N3, nel rispetto anche del Regolamento Ue 2021/1243. Il fabbricante è tenuto a fornire istruzioni dettagliate per montaggio, uso e manutenzione, oltre a trasmettere al ministero l’elenco dei modelli compatibili e un fac-simile del certificato di taratura. Ieri sul portale dell’automobilista i dispositivi indicati erano due: Breatech Alcolock B1000 e Zaldy Alcolock. Ancora scarso il numero delle officine autorizzate.

  5. L’INSTALLAZIONE – L’installazione e la successiva rimozione dell’alcolock non sono soggette a visita e prova presso la Motorizzazione civile. Non è quindi necessario aggiornare il documento unico di circolazione. Gli installatori autorizzati, individuati tra le officine abilitate alla meccatronica, devono applicare il sigillo e consegnare al cliente dichiarazione di installazione, certificato di taratura e istruzioni operative. Resta a carico del conducente verificare che la taratura sia sempre valida, secondo gli intervalli indicati dal produttore, per evitare contestazioni in caso di controllo. Come già detto, ieri l’elenco degli installatori autorizzati era ancora piuttosto limitato a pochi centri, la maggior parte dei qualo concentrati nel Nord Italia.

  6. LE OFFICINE – Al momento, sul Portale dell’Automobilista risultano ammessi due dispositivi: il Breatech Alcolock B1000 e lo Zaldy Alcolock, con relativi elenchi di officine autorizzate e modelli compatibili. Ma non mancano le critiche. In particolare, Federcarrozzieri sottolinea che l’età media del parco auto italiano, circa 13 anni, rende difficile l’installazione sui veicoli più datati. Inoltre solo le officine indicate dai produttori possono effettuare il montaggio, una limitazione che - secondo l’associazione - restringe la concorrenza e rischia di far lievitare i costi, già stimati attorno ai 2.000 euro a carico del sanzionato. Sul Portale dell’automobilista c’è anche un elenco dei modelli di auto sui quali si può montare il dispositivo.

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