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Il report

La piaga del gioco d’azzardo. Spesi oltre 3mila euro a testa

di Lara Lugli
La piaga del gioco d’azzardo. Spesi oltre 3mila euro a testa

Nel 2024 raccolti 277 milioni nell’Unione Terre d'Argine: in crescita del 3,4%

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CARPI. Il gioco d’azzardo cresce, cambia forma e si insinua sempre più nella quotidianità. A Carpi e nell’Unione Terre d’Argine i numeri raccontano una realtà che non può più essere derubricata a vizio privato: è una questione sociale, economica e sanitaria che chiama in causa istituzioni, famiglie e comunità educante. Il report presentato in Consiglio comunale fotografa un fenomeno in espansione.

Il bilancio

Nel 2024 la raccolta complessiva nell’Unione è stimata tra 275 e 277 milioni di euro, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Le perdite ammontano a 45 milioni. Tradotto in termini individuali, la spesa media ha superato i 3.000 euro per ogni maggiorenne – 3.020 euro nell’Unione e 3.400 nella sola Carpi – mentre i giocatori stimati sono circa 4.500, con una spesa media annua che sfiora i 27.000 euro.
A preoccupare maggiormente è l’impennata del gioco online. Dal 2019, nel territorio carpigiano, il volume è cresciuto del 183%. Solo nell’ultimo anno, a livello unionale, il gioco da remoto è aumentato del 17,3%, mentre quello fisico è calato del 5,4%. Quasi la metà dei 121 milioni giocati online viene assorbita dalle slot digitali.
Un trend locale che si inserisce in un quadro nazionale dove, nel 2024, si sono registrati 157 miliardi di euro giocati, con una crescita del 42,5% dal 2019. Nel dibattito consiliare la consigliera del Partito democratico Linda Oliviero ha parlato di una situazione «davvero aberrante», sottolineando come l’idea che ogni cittadino adulto abbia speso in media 3.000 euro in azzardo restituisca la portata del problema.

Fari puntati sui giovani

Il collega Riccardo Martino ha puntato l’attenzione sulla diffusione tra i più giovani, evidenziando come l’azzardo online venga spesso presentato come un gioco innocuo, mentre nasconde meccanismi di dipendenza e conseguenze economiche e psicologiche profonde. In questo scenario si inserisce il progetto “Un argine all’azzardo”, promosso dall’Unione Terre d’Argine insieme ad Ausl, Centro Servizi Volontariato Terre Estensi, Federconsumatori, Ceis, Centro sociale Papa Giovanni XXIII e Dedalo. Giunto alla seconda edizione, il progetto prosegue con sportelli di consulenza sul sovraindebitamento, ascolto psicologico e gruppi di sostegno per giocatori patologici e familiari. I numeri dell’attività raccontano un bisogno concreto: 176 persone hanno usufruito della consulenza sul sovraindebitamento per un totale di 249 colloqui; 101 si sono rivolte agli sportelli di ascolto psicologico (215 colloqui complessivi); 25 partecipano al gruppo per giocatori e 17 ai gruppi per familiari.

Le altre iniziative

A questi si aggiunge il lavoro nelle scuole: quasi 500 studenti coinvolti nell’ultimo anno scolastico, tra secondarie di primo e secondo grado, con incontri di prevenzione e formazione rivolti anche ai docenti. Il prossimo appuntamento pubblico sarà oggi alle 15 al centro sociale Loris Guerzoni di Carpi, con l’incontro aperto alla cittadinanza “Se mio nipote gioca d’azzardo”, dedicato al ruolo dei nonni come figure educative e sentinelle nella vita dei più giovani. Un segnale che la prevenzione non riguarda solo chi già manifesta una dipendenza, ma l’intera rete familiare. Il sindaco di Carpi, Riccardo Righi, parla di una sfida che richiede «attenzione costante e mirata», soprattutto sui canali online, dove accessibilità e anonimato abbassano le soglie di controllo. Dal canto suo, il direttore del Servizio Dipendenze Patologiche Area Nord dell’Ausl di Modena, Massimo Bigarelli, ricorda che nel 2025 gli utenti in trattamento presso il SerDP di Carpi sono stati 30, con percorsi centrati su consulenza, diagnosi e interventi bio-psico-sociali, integrati quando necessario con il Centro di Salute Mentale e la Psicologia Clinica Adulti.

La fotografia emersa in Consiglio comunale e le iniziative in corso sul territorio delineano un doppio binario: da un lato la crescita strutturale dell’azzardo digitale, dall’altro il tentativo di costruire argini culturali, educativi e terapeutici. In mezzo, una comunità chiamata a riconoscere che non si tratta soltanto di numeri o statistiche, ma di relazioni familiari, risparmi erosi, fragilità che si intrecciano.

La partita, in fondo, non si gioca solo nelle sale scommesse o sugli smartphone, ma nella capacità collettiva di distinguere tra intrattenimento e rischio, tra libertà individuale e tutela della salute pubblica.l