Il sosia “modenese” di Iron Man come il supereroe: trova il ladro di cellulari e lo blocca
Marco Spatola, in arte Tola Mr Stark, è “gemello” dell’attore Robert Downey Junior che interpreta il supereroe Marvel: lavora a Modena e vive a Reggio Emilia, dove martedì ha recuperato il telefono della figlia appena rubato
MODENA. Iron Man eroe per un giorno a Reggio Emilia. Non è un film di fantascienza, ma quello che ha visto protagonista martedì pomeriggio – 24 febbraio – Marco Spatola ha tutta l’aria di una trama da Avengers.
Chi è Spatola
Spatola, residente a Reggio, ma che lavora a Modena è un esperto in sicurezza tecnico-commerciale, è il sosia dell’attore Robert Downey Junior che interpreta il personaggio di fumetti Marvel conosciuto in tutto il mondo per contrastare il crimine. Tola Mr Stark è il suo nome d’arte, in riferimento al vero nome di Iron Man. Sui social vanta milioni di visualizzazioni e i suoi video lo hanno reso un’icona nel settore.
L’episodio
Martedì pomeriggio è passato all’azione, vestendo i panni del supereroe per riconsegnare il telefono a sua figlia sedicenne dopo che le era stato rubato da un ladro. Racconta Spatola: «Mi era già capitato al Lucca Comics di sventare un furto, ma qui ad essere chiamata in causa era proprio la mia famiglia. Mi ha chiamato mia figlia per segnalarmi che non trovava più il telefono. Ha 16 anni e si trovava vicino a via Cecati ad ascoltare la musica insieme a suoi amici. Improvvisamente il telefono le era sparito. Così, ho preso l’auto e sono andato sul posto perché, grazie all’app della geolocalizzazione, vedevo che il cellulare era effettivamente in zona». Il nostro Iron Man spiega che il telefono non è certo di ultimo grido ma anche che, per la ragazza, ha un valore affettivo importante: «Quando sono arrivato, però, la posizione era cambiata, il telefono non era più nel quartiere. Ora l’app mi dava il mezzo telefonico collocato in piazzale Marconi, in zona stazione. Ho caricato mia figlia in macchina e siamo andati sul posto, sino a quando non ho avuto dubbi: c’era un signore che camminava e, a mano a mano che si spostava, anche la geolocalizzazione si ricalibrava. Il telefono non poteva che essere nelle sue mani». Spatola ribadisce di aver contattato nel frattempo le forze dell’ordine per spiegare la situazione. Poi, il momento più concitato che ha visto Iron Man mantenere i nervi saldi raggiungendo l’obiettivo: «Ho parcheggiato l’auto con mia figlia all’interno e sono andato a parlare con l’uomo, un signore sulla mezza età di origine africana – le sue parole –. Non potevo accusarlo apertamente, gli ho detto se per caso sapesse del cellulare. Lui ha cominciato ad agitarsi per poi allontanarsi a piedi verso l’area di Ospizio. Io l’ho seguito, stando qualche metro più indietro perché non si sa mai sin dove queste persone possono spingersi».
Il lieto fine
La storia, proprio come nei film di fantascienza, ha un suo lieto fine: «Il ladro ha cambiato improvvisamente direzione, dirigendosi verso il Grattacielo. Lungo il tragitto, si sono cominciate a sentire in lontananza le sirene dei mezzi delle forze dell’ordine di carabinieri, polizia di Stato e polizia locale. In quel momento, l’uomo ha tirato fuori dalla tasca il cellulare di mia figlia e l’ha lanciato in un’area verde. Anche con l’arrivo di militari e poliziotti non si è calmato, tanto è vero che è stato poi portato via dalle forze di polizia intervenute». Accanto a quello della figlia di Spatola, prontamente riconsegnato, sono stati trovati anche altri cellulari. Un elemento che fa pensare a un episodio non isolato ma a una vera e propria attività criminale consolidata. Quanto successo impone inevitabilmente delle riflessioni: «Ho rischiato, è vero, ma l’ho fatto anche per dare un esempio. Non possiamo dare sempre vinta la partita a queste persone che pensano di potersi prendere gioco di noi. Non c’è bisogno di fare gli eroi perché le forze dell’ordine sono state spettacolari, ma al tempo stesso non dobbiamo mollare le nostre radici. Non agire e lamentarsi – conclude Marco Spatola – non ha senso».
