Gazzetta di Modena

Modena

L’operazione

Maxi frode nel distretto delle carni: «Fondi Covid per pagare fatture false»

di Manuel Marinelli

	La Guardia di finanza ha scoperto la truffa
La Guardia di finanza ha scoperto la truffa

L’operazione della Guardia di finanza ha smascherato un sistema che da Napoli e Caserta è arrivato fino in Emilia: sequestrati 8 milioni a 12 indagati. Il maggiore Agostini: «Non pagavano i contributi ai dipendenti e hanno incassato 1,6 milioni di fondi statali»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Un sistema fatto di aziende reali, vere, attive nel settore della carne. E intorno una schiera di scatole vuote con cui veniva periodicamente frodato il fisco attraverso fatture false e con cui sono stati ottenuti anche 1,6 milioni di euro di aiuti per le aziende nel periodo Covid usati per riciclare denaro. È quanto ha scoperto la Guardia di finanza al culmine di un’articolata indagine che mercoledì ha portato al sequestro preventivo di oltre 8 milioni di euro tra beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie nei confronti di 12 indagati e 9 società di capitali.
Un sistema, si diceva, che da Napoli e Caserta è arrivato fino al nostro territorio: a Modena, infatti, c’era uno degli stabilimenti dell’azienda attiva nelle carni. Ma anche alcune delle “cartiere”, le scatole vuote scoperte dalla Finanza.

L’operazione

A spiegare meglio come si è svolta l’indagine è il maggiore Gabriele Agostini: «Ci siamo concentrati sul periodo dal 2018 al 2024, analizzando diversi documenti contabili che poi hanno portato – mercoledì – al sequestro e alla misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone persone giuridiche e imprese nei confronti dei due principali indagati». I promotori, infatti, erano due, aiutati anche da un commercialista di Napoli. «Abbiamo passato al setaccio i rapporti tra l’azienda principale – attiva nel settore delle carni – e le altre “cartiere”. Attraverso appalti fittizi, le società finte somministravano manodopera a quelle reali consentendo consistenti risparmi sul costo del personale. Infatti, le società collegate non avrebbero pagato le tasse e i contributi dovuti allo Stato e ai lavoratori. Nel frattempo, la società principale avrebbe usato le fatture ricevute per la manodopera e il facchinaggio per pagare meno Iva, anche se – secondo gli investigatori – quelle fatture non erano regolari. Inoltre, l’azienda avrebbe ottenuto circa 1,6 milioni di euro di finanziamenti garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid-19. Sempre secondo l’accusa, quei soldi sarebbero stati utilizzati per pagare le fatture ora contestate» conclude il maggiore Agostini.

I sequestri

L’operazione delle fiamme gialle è arrivata al culmine mercoledì 25 febbraio, quando i militari del Comando provinciale di Modena hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della misura interdittiva, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena su richiesta della Procura della Repubblica, del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche e imprese nei confronti dei due principali indagati, nonché della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili, per un importo complessivo di oltre 8 milioni di euro, ai 12 indagati, per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, malversazione di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio. Sulla base dell’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Modena su richiesta della Procura sono state sequestrate disponibilità finanziarie per circa 100.000 euro, un’unità immobiliare a Sassuolo, quote societarie e 3 auto per un ammontare complessivo quantificato in circa 1 milione di euro.