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Sanità, Ausl dà il via alla riorganizzazione: «Nessun ospedale sarà chiuso»

di Luca Gardinale
Sanità, Ausl dà il via alla riorganizzazione: «Nessun ospedale sarà chiuso»

I direttori: «Rivedere le “duplicazioni” che non portano benefici»

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MODENA. Il punto fermo è che nessun ospedale della provincia sarà chiuso, ma allo stesso tempo si lavorerà per una riorganizzazione che superi la logica del “tutto ovunque” e che definisca in modo chiaro la vocazione di ogni struttura. Sono questi gli elementi chiave della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria della provincia di Modena, che si è riunita ieri, 26 febbraio, nella sede della Provincia, dove le aziende sanitarie hanno presentato gli indirizzi e le principali direttrici del percorso di riorganizzazione della rete provinciale dell’offerta sanitaria, poi approvati all’unanimità dai sindaci del territorio.

Gli obiettivi

Un piano che nasce dalla volontà condivisa da Azienda Usl, Azienda Ospedaliero-Universitaria e Ospedale di Sassuolo Spa di costruire una visione unitaria della sanità provinciale, superando approcci frammentati e rafforzando un modello integrato, interaziendale e di sistema, in grado di rispondere in modo più efficace, moderno e sostenibile ai bisogni di salute dei cittadini. «L’approvazione all’unanimità degli indirizzi proposti e illustrati dai due direttori generali e sanitari è un risultato importante e incoraggiante per andare avanti lungo la strada delineata in questi mesi nella Ctss - ha osservato il presidente e sindaco di Modena Massimo Mezzetti - da parte dei sindaci c’è la piena consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti a noi e siamo impegnati ad affrontarle con responsabilità e determinazione».

Il percorso di riorganizzazione

L’intero percorso è stato esposto in modo sintetico nei suoi principali indirizzi: riordino della rete dell’offerta ospedaliera e revisione dell’area chirurgica; riorganizzazione del sistema dell’emergenza e dell’urgenza; rafforzamento e riordino dell’assistenza territoriale; miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva; analisi dei carichi di lavoro e degli schieramenti professionali. La riorganizzazione, come hanno spiegato le tre aziende, nasce dalla necessità di riposizionare le funzioni sanitarie provinciali all’interno di tre vincoli non eludibili: normativi, di performance e di sostenibilità territoriale. L’obiettivo è garantire omogeneità dei percorsi di cura, riducendo duplicazioni e disallineamenti, valorizzando la concentrazione delle attività dove necessario e lo sviluppo della prossimità attraverso modelli innovativi come la telemedicina e le reti digitali integrate. «L’aumento della cronicità, delle fragilità e del bisogno di salute mentale rende evidente che restare fermi non è un’opzione. È necessario agire per garantire il futuro del sistema sanitario pubblico, superando modelli organizzativi non più coerenti con i bisogni reali della popolazione e con gli standard nazionali», hanno chiarito i direttori generali Ausl e Aou, Mattia Altini e Luca Baldino.

Stop alle “duplicazioni”

La proposta evidenzia come l’attuale struttura dell’offerta di servizi e prestazioni debba essere resa più moderna in termini di sostenibilità e capacità di risposta. La direzione di marcia è chiara: rivedere quelle duplicazioni che non portano alcun beneficio per il cittadino e rafforzare le collaborazioni interaziendali, interdistrettuali e interdisciplinari, mantenendo la specializzazione delle strutture ma in una logica di rete, capace di distribuire sul territorio punti di accesso di prossimità e strutture di secondo e terzo livello per gestire l’alta e l’altissima complessità.

“Vocazioni” delle strutture

In questo modo, hanno fatto notare i dg, sarà possibile garantire equità di accesso e presa in carico su tutto il territorio. Inoltre, definendo in modo chiaro le “vocazioni” degli ospedali, concentrando di conseguenza le casistiche, sarà possibile fare di più e meglio, qualificando tutta la filiera di professionisti e rendendola anche attrattiva. In questo modo è possibile migliorare l’efficienza dell’intero sistema con l’obiettivo, appunto, di una migliore risposta ai bisogni.

I punti-chiave

Il percorso tiene conto delle risorse assegnate e prevede azioni forti sul sistema provinciale in grado di liberare risorse e reinvestirle in qualità, servizi e innovazione. Su alcuni principi chiave: nessuna chiusura di ospedali (il numero complessivo delle strutture resta invariato) e superamento della logica del “tutto ovunque”; ancora, una riorganizzazione della distribuzione interna delle attività e la valorizzazione di tutte le strutture secondo la loro vocazione, con sviluppo delle eccellenze cliniche e tecnologiche, inclusa la chirurgia robotica.

«Più appropriatezza»

«Lo sviluppo del sistema sanitario provinciale si finanzia cambiando il modo in cui vengono utilizzate le risorse già disponibili, puntando su appropriatezza, qualità ed esiti», osservano ancora i direttori generali delle tre aziende sanitarie modenesi. 

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