Specializzandi, la rivolta continua: «Turni da 13 ore per 5 euro all’ora»
Massimo (Als): «Lettera aperta alla rettrice Unimore: nulla è cambiato in questi mesi»
MODENA. «Turni da 13 ore, stipendi da 5 euro all’ora, tutor assenti. La situazione che ho denunciato un mese fa è praticamente rimasta invariata». È Massimo Minerva, presidente dell’Associazione liberi specializzandi (Als), a rilanciare la polemica sulle condizioni lavorative dei medici specializzandi di Unimore. Un mese fa aveva inviato una lettera aperta dai toni perentori alla rettrice Rita Cucchiara, rivolta anche al direttore generale dell'Aou di Modena, all’Ispettorato del Lavoro di Modena e alla ministra dell’Università e della ricerca Annamaria Bernini. Nello specifico, sulla base del questionario pubblicato a giugno 2025, veniva denunciato che gli specializzandi «fanno regolarmente turni superiori alle 13 ore al giorno, ben al di sopra del massimale di 48. L’Università sa di potersene approfittare perché sono “gratuiti”, ovvero pagati dallo Stato, e se si oppongono rischiano la bocciatura». Non solo: «Nello stesso questionario – continua Minerva –, risulta che il 73% dei rispondenti dichiara che il tutor è presente raramente (61%) o mai (12,2%). E qui si viola nuovamente la legge, che prevede che lo specializzando non può sostituirsi al personale di ruolo».
Nulla è cambiato
A distanza di un mese, «le cose sono praticamente rimaste invariate», e Minerva ha inviato un’altra lettera aperta: «È curioso notare – si legge nel documento – che l’Università dopo 7 mesi dalla pubblicazione dei questionari da parte della stessa Università, non si fosse accorta delle irregolarità denunciate ed è stata necessaria la mia denuncia. Ma purtroppo la condizione di grave sfruttamento nella quale versano gli specializzandi di malattie dell’apparato cardiovascolare permane, anche se non dovunque, e molti specializzandi continuano ad avere l’obbligo di lavorare un numero di ore superiore a quello previsto dalla legge 161/2014. Va considerato che gli specializzandi di malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Modena e Reggio Emilia devono pagare le tasse universitarie per subire questo sfruttamento. Le violazioni che io denuncio sono facilmente verificabili dalle documentazioni dei sistemi informatici dei diversi presidi che afferiscono alla scuola. In data 9 febbraio le ho scritto per segnalare il fatto che gli orari continuavano ad essere illegali. Sia nella segnalazione del 23 gennaio sia nella missiva del 9 febbraio avevo chiesto di essere contattato, ma non ho avuto l’onore di ricevere alcuna risposta. L’università firma un contratto per gli specializzandi in cui sono previste 38 ore settimanali. Nel giugno 2025 l’Università pubblica, senza analizzarli, i questionari anonimi degli specializzandi, dove si evince senza ombra di dubbio, la presenza di illegalità, peraltro facilmente verificabile attraverso i sistemi informatici. Nel gennaio 2026 di fronte alla mia segnalazione alle autorità ospedaliere, universitarie ed all’Ispettorato del Lavoro e le conseguenti ripercussioni mediatiche, vengono fatte pubblicamente roboanti promesse di azioni correttive, puntualmente non mantenute. Tutto questo nonostante sia molto semplice verificare la veridicità delle mie affermazioni, attraverso l’acquisizione delle timbrature degli specializzandi. A distanza di un mese gli specializzandi, anche se non tutti, fanno orari illegali».
«Grande delusione»
Parole di ferma condanna: «Sono quindi profondamente deluso nel constatare che l’Università che Lei dirige e l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena (a cui risulta molto comodo sfruttare manodopera gratuita con la sua complicità) non possono essere più annoverate nel consesso delle istituzioni civili di questo paese, intendendo per istituzioni civili quelle in cui si rispettano i diritti dei lavoratori regolati da leggi in vigore e, nel caso in cui evidenziasse la violazione di tali diritti, si impedisse ai responsabili di continuare a violarli».
«Rider sottopagati? Guardate anche i medici»
Minerva conclude con una riflessione su un tema di grande attualità: il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori delle piattaforme digitali. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy e ha avviato un’indagine per sfruttamento e caporalato, e anche su queste pagine abbiamo dato voce a testimonianze di lavoratori di Glovo e Deliveroo.
«Il commissariamento di Deliveroo Italy è stato disposto per le paghe da 4 euro l’ora e per i turni da 12 ore di lavoro al giorno, compensi inferiori del 90 per cento rispetto ai minimi contrattuali e un reddito annuo sotto la soglia di povertà per oltre l’80 per cento dei rider analizzati. Ebbene, i medici specializzandi, a conti fatti, prendono poco più di 5 euro all’ora. Questo deve fare riflettere», conclude Minerva.
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