FedEx, i lavoratori contro il sindacato: «Sono capricci: persi 350mila euro»
Dura lettera della maggioranza dei 61 corrieri della Mov.Ing contro i Cobas: «Non è giusto che uno spettacolo indegno abbia fermato l’azienda per 5 giorni»
MODENA. «Scriviamo questa lettera aperta ai modenesi per spiegare loro che qui, davanti ai cancelli FedEx di via Germania, siamo sotto attacco: è in gioco un modo di fare logistica che può essere dalla parte di chi lavora o può diventare la nostra condanna, facendo perdere clienti, milioni di euro di fatturato e tanti posti». A prendere carta e penna – dopo le tensioni davanti all’azienda che si sono verificate nella giornata di venerdì tra Cobas e poliziotti – è la stragrande maggioranza dei 61 driver della Mov.Ing, impresa appaltatrice di FedEx. Driver e dipendenti che conoscono «la fatica di questo lavoro, il livello estenuante di competizione che c’è tra le imprese del settore, i rischi, le difficoltà e i problemi da risolvere».
«Spettacolo indegno del sindacato, non ci riconosciamo»
«Proprio per questo – proseguono i lavoratori nella lunga lettera – crediamo che i diritti di chi lavora nella logistica, di chi lavora come driver, siano fondamentali e che sia doveroso combattere contro le ingiustizie, quando sono vere e quando sono fondate. Quello che non è giusto è lo spettacolo indegno che per cinque giorni ha paralizzato la FedEx di Modena. Pensate: cinque persone hanno impedito a 61 driver su 66 in organico di poter lavorare. Questo non è il modo di fare sindacato nel quale ci riconosciamo».
«Zero buon senso, solo show»
Tutto è partito dal licenziamento di un lavoratore: «Un collega ha perso il posto di lavoro, dopo una vicenda personale che si trascina dal 2022 e che è stata ampiamente discussa in Prefettura nei giorni scorsi, anche alla presenza dell’Ispettorato territoriale del Lavoro. C’è un giudice del Lavoro che dovrà pronunciarsi, il buon senso direbbe di aspettare la sentenza ma a chi ha scatenato la protesta tutto questo non interessa. Interessa invece la coreografia, lo show mediatico col quale usare tutti noi e il nostro lavoro per farsi promozione e urlare balle contro FedEx e le forze di polizia che – lo abbiamo visto coi nostri occhi – hanno svolto un lavoro paziente e impeccabile. Agli uomini e alle donne in divisa diciamo grazie per averci protetto. Non scriviamo questa lettera perché ce lo ha chiesto la nostra azienda o per qualche strana pressione. Scriviamo perché siamo stanchi di subire, senza poter reagire, la violenza di non poter lavorare, imposta da cinque persone col solito sistema di chiamare in soccorso gente che non lavora e non ha niente a che vedere con FedEx e Mov.Ing».
«Chiediamo scusa ai modenesi per i ritardi»
I lavoratori si dicono stanchi e molto preoccupati: «Conosciamo benissimo il valore delle merci che trasportiamo e per ognuna di queste cinque giornate di sciopero sono andati in fumo almeno 70.000 euro. Vale a dire che abbiamo perso almeno 350mila euro per il capriccio di chi ci vuole usare come vetrina. Chiediamo scusa ai modenesi che non hanno potuto ricevere le loro merci e chiediamo loro di comprendere quello che stiamo passando, un incubo che ritorna. Nel 2018 moltissimi di noi lottarono per salvare la filiale FedEx a Modena contro le stesse prevaricazioni dei Cobas e, piano piano, abbiamo ottenuto grandi conquiste. Dal 2021 Mov.Ing non ha mai licenziato nessuno, anche nei casi più complicati una soluzione è stata trovata. Ad eccezione di chi è stato sorpreso a rubare e giustamente licenziato. Abbiamo un buon contratto integrativo di 1.750 euro il cui rinnovo è in discussione proprio ora; abbiamo una indennità di trasferta (che sarà aumentata) tra le più alte della provincia per le consegne fuori dai confini comunali; abbiamo un salario che supera del 50-60% quello di un operaio medio. La violenza non può cancellare la verità e la verità è che qui siamo i protagonisti di una delle migliori filiali Fedex in Italia». Questo, infine, l’appello: «Chiediamo alla Prefettura, al sindaco e alle istituzioni di continuare a proteggerci di fronte a questa follia. Chiediamo di lavorare e di poter avere diritto al nostro futuro».
