Valentina è Cavaliere del Lavoro: «Io, più forte della mia malattia»
La modenese Baldini premiata da Mattarella: è l’unico medico con atrofia muscolare spinale
MODENA. A due anni non ti aspetteresti che le gambe smettano di correre verso il mondo. Non ti aspetteresti che il tempo si metta di traverso, che il corpo rallenti mentre la testa accelera. E invece, a volte, succede. E succede anche che il cammino imparato si perda, che la parola “degenerativa” entri in casa troppo presto, e che da quella frattura nasca una strada ostinata, luminosa. Tanto luminosa che martedì, a Roma, ha incrociato il Quirinale.
Parliamo della strada di Valentina Baldini, 30 anni, medico specializzato in psichiatria, oggi dottoranda in Neuroscienze a UniMore, che giusto pochi giorni fa è stata insignita dal presidente Sergio Mattarella dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Dall’età di due anni convive con l’atrofia muscolare spinale, e da sempre si batte per i diritti delle persone con disabilità. A oggi, è l’unico medico in Italia con questa patologia. Ma «spera di non esserlo ancora a lungo».
Dottoressa Baldini, quando ha saputo della nomina?
«A gennaio, con una telefonata. Non me lo aspettavo».
L’incredulità c’è stata anche martedì, durante la cerimonia ufficiale a Roma?
«Diciamo che è un’occasione che non capita tutti i giorni».
Ha avuto modo di scambiare anche due parole con Mattarella?
«Il Presidente si è congratulato per il mio percorso e io l’ho ringraziato. Per me è importante che passi un messaggio alle istituzioni: investire sulla disabilità è fondamentale».
Sappiamo che da sempre è attiva in questo senso. Quanto conta questo lavoro?
«Moltissimo. In questi anni mi sono occupata dei diritti delle persone con disabilità, del supporto alle famiglie, dei finanziamenti per la ricerca».
Ora facciamo un passo indietro. Lei convive con una malattia genetica che si è manifestata nei primi anni di vita. Com’è stato crescere con questa condizione?
«Nel mio caso si è vista con un ritardo nel cammino all’età di due anni. Ma era un’epoca diversa, la mia. Oggi, esistono terapie che stabilizzano la malattia».
Questo come la fa sentire?
«Sono contenta che ora ci siano stati progressi. Non nego che questa condizione limitante in cui mi trovo mi rechi dolore, perché ho dovuto ridimensionare di tanto la mia vita, tanto è cambiato. Ma non la mia determinazione».
Lo dimostrano i sei anni di Medicina a Bologna, poi la specializzazione in psichiatria e ora il dottorato in Neuroscienze a UniMore.
«Solo quando sono diventata medico ho capito che quel titolo non avrebbe definito i miei limiti. Anzi, credo di avere qualcosa in più come professionista: perché il rapporto medico-paziente è qualcosa che sento dentro».
È anche per questo che ha scelto di specializzarsi in psichiatria?
«Convivere con una patologia altamente invalidante dal punto di vista fisico ti fa provare sofferenza. E questo mi ha resa più empatica».
Oggi, è l’unico medico in Italia con la sua patologia. Che effetto le fa?
«È un dato di fatto. Ma spero di non esserlo in futuro».
Cosa manca ancora, in Italia, sul fronte dei diritti delle persone con disabilità?
«Faccio prima a dire cosa non manca».
Nonostante ciò, però, lei parla di fiducia.
«Sì, perché per quanto doloroso possa essere, avere una disabilità non preclude soddisfazioni».
E se ora potesse parlare alla bambina di due anni a cui avevano appena diagnosticato l’atrofia muscolare spinale, cosa le direbbe?
«Le direi che ci saranno cose non facili da affrontare. Ma che con molta determinazione raggiungerà traguardi inimmaginabili».
