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Il personaggio

Parmjit, la “nonna-rider” che fa 600 chilometri al mese in bici: «I miei figli mi dicono di smettere, ma io continuo»

di Manuel Marinelli

	Parmjit Kaur, la "nonna-rider"
Parmjit Kaur, la "nonna-rider"

Ha 59 anni, tre figli e tre nipoti e la notte consegna cibo a casa dei modenesi: «Adoro questo lavoro. Se ho paura a girare la sera da sola? No, anzi. Non c’è traffico e posso consegnare più in fretta»

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MODENA. Pedala per le strade di Modena leggera, il sorriso sempre smagliante. Lo zaino sulle spalle, dentro hamburger, sushi o pizza. Il caschetto in testa. È una rider ma non come tutti gli altri. E infatti quando suona al campanello e i clienti scendono la sorpresa gliela si legge negli occhi. Lei è Parmjip Kaur, 59 anni, nonna di tre nipoti. Di professione? Fa la rider per uno dei colossi delle consegne di cibo a domicilio. Sì, è una nonna rider. I giorni segnati di rosso sul calendario lei è al lavoro, per pranzo e per cena. Gira la città di notte, ne vede di cotte di crude. E adora il suo lavoro. «Faccio circa 600 chilometri al mese in bicicletta. Perché lo faccio? Mi piace tanto. Tantissimo. I miei figli mi dicono di smetterla. Io voglio continuare fino a 70 anni invece».

Kaur, partiamo dall’inizio. Quando ha iniziato a fare la rider?

«Circa tre anni fa. Ho sempre fatto le pulizie, ma volevo anche qualcos’altro. È stata un’amica a segnalarmi questa possibilità. Ho cercato su internet, fatto il colloquio ed eccomi. Ora ho un contratto a tempo indeterminato, guadagno bene, ho tredicesima e quattordicesima, ferie e malattie. In più a me questo lavoro piace proprio».

Concorderà con noi che lei non è esattamente il tipo di rider che uno si aspetta di trovare quando ordina una pizza a casa…

«Sì, ma che male c’è? Comunque, sì, le persone si sorprendono spesso, non capita spesso di vedere una donna della mia età fare questo mestiere. La maggior parte dei miei colleghi sono uomini, giovani. Io sono una nonna che fa la rider».

Ci parli un po’ di lei.

«Sono in Italia da oltre trent’anni ma sono nata in India. Mio marito era qua da prima e abbiamo fatto il ricongiungimento. Poi lui è morto. Ma io non mi sono persa d’animo, ho cresciuto i nostri tre figli – nati tra il ‘93 e il ‘98 – e ho anche tre splendidi nipoti di 10, 6 e 5 anni. Ho sempre fatto le pulizie, continuo a farlo tutt’ora. Ma per dare una mano alla mia famiglia faccio anche la rider. Le spese sono tante, un aiuto non fa male. E così mi sono messa a girare per la città a consegnare cibo alle persone».

Cosa le piace di più del suo lavoro?

«Avere a che fare con la gente, essere sempre in giro. Io poi amo i modenesi. Saluto sempre con un “Ei ciao caro, tutto bene”. Ormai Modena la conosco come le mie tasche, tanto che non uso mai il navigatore per fare le consegne a differenza dei miei colleghi. E arrivo pure prima di loro, di solito consegno in anticipo di un paio di minuti proprio perché conosco bene le strade (ride, ndr)».

Lavora fino a tardi, attraversa alcune vie della città deserte. Non ha paura?

«No. Anzi, preferisco lavorare nelle ore serali, quando non c’è nessuno per la strada e posso anche andare un po’ più forte senza avere il timore che un’auto non mi dia la precedenza e mi investa».

Le è capitato di fare incidenti mentre lavorava?

«Sì, una volta. È stata una brutta botta, sono stata a casa per un po’ ma poi mi sono ripresa bene. E sono tornata a lavorare. Non ho pensato di smettere».

L’opinione diffusa è che il rider sia un “lavoraccio”. Lei cosa risponde?

«Dipende per che aziende si lavora e che contratti si hanno. Nel mio caso non mi posso lamentare. Ma alcuni colleghi – che hanno condizioni diverse e lavorano in altre imprese – sicuramente hanno condizioni peggiori. Io per pranzo e cena mi faccio trovare al punto di ritrovo e quando arriva un ordine parto. Sono reperibile dalle 11.30 alle 15 e dalle 18 alle 22.30 per sei giorni a settimana. In altre aziende si sceglie in quali giorni lavorare e in quali no. E le paghe sono diverse».

Fin dove le è capitato di consegnare?

«Una volta anche a Castelfranco. Capita spesso anche Cognento o Baggiovara. Per me non è un problema, accetto l’ordine e parto con la bicicletta elettrica».

E in caso di pioggia?

«Se c’è un temporale forte possiamo fermarci, annullare. Non siamo obbligati».

Quanti chilometri fa al mese in media?

«Il record è 800, ma mediamente ne faccio circa 600. È anche un modo per tenermi in forma. Il primo maggio compirò 60 anni. Mi daresti questa età? (ride ancora, ndr)».

Senta, ma i suoi figli non le dicono niente?

«Mi dicono di smettere. “Mamma dai, appendi il casco e lascia la bici in garage”. Ma io non ho intenzione di fermarmi. “Me lo pagate voi lo stipendio?” gli rispondo. Vorrei continuare altri dieci anni, fino alla pensione. Mi piace, i soldi mi fanno comodo e mi tengo anche in forma. Quindi non vedo perché dovrei fermarmi». 

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