Sessanta pellegrini modenesi in Giordania: «La guerra è vicina, ecco che clima si respira»
Il gruppo è partito venerdì 27 febbraio accompagnato dai parroci di Formigine e Vignola don Federico Pigoni e don Luca Fioratti, prima dell’attacco di Israele e Usa all’Iran. C’è anche l’ex sindaca e consigliera regionale Pd Maria Costi
MODENA. I giorni passano, le pagine del calendario cambiano, ma ad Amman, in Giordania, la quotidianità sembra essere sempre la stessa: scandisce le giornate nonostante Israele disti non oltre una cinquantina di chilometri. Una vicinanza al confine che ogni giorno costringe «la popolazione, dal grande desiderio di convivialità» a fare i conti con «un comune senso di disagio». A raccontarlo è don Federico Pigoni, parroco di Formigine, partito venerdì scorso (27 febbraio) per un pellegrinaggio con un gruppo di circa settanta persone, ancora in viaggio. Insieme a lui una sessantina di formiginesi, il parroco di Vignola don Luca Fioratti e altri emiliani provenienti da Pavullo, Parma e altre città.
Il clima
«Pensavamo a un’Amman più tesa. Apparentemente sembra che la vita scorra nella normalità, nel periodo di Ramadan». Non sfugge, però, l’impatto economico che guerre e tensioni in Medio Oriente stanno avendo sul Paese, con una battuta d’arresto quasi totale del turismo. «Di questo problema ci ha parlato il titolare dell’hotel in cui alloggiamo. L’economia locale vive dell’afflusso turistico e degli scambi commerciali. Gli effetti non sono di certo piccoli». Nonostante alcuni momenti di incertezza sulle date del rientro, la situazione è sotto controllo. «Amman è abbastanza tranquilla. L’aeroporto è accessibile. Il nostro problema sono gli spostamenti: alcune compagnie aeree che avevano sospeso i voli li hanno riattivati». Una vicenda che ha costretto i partecipanti del pellegrinaggio a posticipare il ritorno in Italia, inizialmente previsto per domenica, con un ritardo di due giorni rispetto alle date stabilite. Nel frattempo il loro viaggio continua, iniziato a Istanbul, proseguito lungo il golfo di Aqaba, nelle zone di Amman, fino a raggiungere Pella. «A Petra partivano spesso le sirene come sistema di sicurezza, ma siamo riusciti a fare le nostre escursioni esterne senza problemi. Una volta arrivati sul Mar Morto abbiamo fatto tappa e siamo scesi dalla corriera. Lì abbiamo notato una scia di fumo nel cielo: era un segno abbastanza eloquente. Abbiamo visto i video della contraerea su Amman, ripresa da altri», ricorda Pigoni.
L’ex sindaca
Il 2 marzo i cittadini della capitale giordana hanno ripreso con i propri telefoni alcune scie luminose solcare il buio, illuminato dai missili durante gli attacchi dell’Iran. La Giordania «è sicuramente un Paese cuscinetto tra le zone più critiche del Medio Oriente, ma è anche quello meno influenzato da questa situazione», ricorda Maria Costi, ex sindaca di Formigine e consigliera regionale del Pd, una delle partecipanti al viaggio. «Credo sia legittima una preoccupazione, sia da parte nostra sia dei giordani, un popolo che auspica la pace».
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