Elena Ferrara, autrice della prima legge sul cyberbullismo: «Ragazzi, attenti ai social e alle foto che condividete»
La professoressa di Novara, che come senatrice Pd nel 2017 fu la promotrice della prima legge italiana ed europea (la 71/2017), ha incontrato le nove classi prime del Cavazzi Sorbelli di Pavullo: una sua ex alunna, Carolina Picchio, si suicidò dopo un video falso diffuso sui social
PAVULLO. «Il cyberbullismo può mettere a repentaglio le vostre vite. Può spezzare i vostri sogni di adolescenti. Non piegatevi. Se vi capita di esserne vittima, esercitate i vostri diritti. Perché gli strumenti per contrastarlo in maniera efficace ci sono. Se Carolina li avesse usati, oggi sarebbe qui con noi, a dire che ce l’ha fatta». È l’accorato appello che ha rivolto mercoledì mattina – 4 marzo – a ragazze e ragazzi di tutte le nove prime classi dell’istituto Cavazzi Sorbelli di Pavullo la prof Elena Ferrara di Novara, che come senatrice Pd nel 2017 fu la promotrice della prima legge italiana ed europea (la 71/2017) di contrasto al cyberbullismo. La legge che ha dato nome al fenomeno nascosto, insidioso come un serpente.
In memoria di Carolina
Lo ha fatto in primis per onorare la memoria di Carolina Picchio (e infatti la legge è stata dedicata a lei) la 14enne di Novara considerata la prima vittima ufficiale del cyberbullismo in Italia. La sua colpa fu quella di aver lasciato un ragazzo capobranco. Per fargliela pagare, quelli che considerava suoi amici durante una festa la ripresero con cellulare mentre simulavano atti sessuali con lei nel bagno dove era andata perché si sentiva male. Era svenuta quando filmarono la messinscena. Lei non ricordava nulla di quel video nel bagno: il sospetto è che fosse stata drogata. Giorni dopo, un 14enne mise il video su Facebook e lei fu travolta da 2.600 messaggi di insulti. Schiacciata dal peso di questi messaggi, la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si tolse la vita gettandosi dalla finestra. Ma prima lasciò una lettera in cui spiegava tutto, facendo i nomi degli haters (che sono poi stati condannati) e chiudendo con una frase lacerante a loro indirizzata: «Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male. Io mi chiedo: a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso siate tutti più sensibili sulle parole». Poi si lanciò nel vuoto.
La lezione agli studenti
Elena Ferrara era stata insegnante di musica di Carolina alle medie. Conosceva bene la sua voglia di vita e i sogni spezzati. Li ha raccontati in sala consiliare a Pavullo su invito del prof Francesco Chiodi, col convinto supporto dell’assessore alla Scuola, Alice Sargenti. Ad ascoltare, tutti i 14enni e le 14enni del Cavazzi, circa 270 studenti messi faccia a faccia con i drammatici rischi dei social e delle foto fatte girare tra gli amici. «Usate questo tempo prezioso per uscire da qui con qualcosa in più» ha raccomandato la preside Annalisa Mazzetti. L’incontro certamente di contenuti importanti ne ha dati. «Una foto o un video un po’ così possono avere conseguenze devastanti - ha spiegato Ferrara - possono schiacciare per la vergogna: pensi che rimangano per sempre. Bisogna essere tutti più consapevoli dei rischi: voi ragazzi e noi adulti. A 14 anni potete iscrivervi ai social: fatelo con la vostra età vera, non falsatela dicendo di essere più grandi. Con la vostra vera età, fino ai 18 anni avrete maggiori tutele sui contenuti, sarete profilati meno. E imparerete, gradualmente, a diventare bravi, autonomi e autodeterminati. I vostri genitori hanno il dovere di accompagnarvi nell’educazione ai social, devono avere le vostre credenziali per accedere e capire. Oggi ragazzi avete molte più opportunità, ma dovete essere molto più attenti. Non dovete dare le vostre credenziali al fidanzatino o alla fidanzatina, non esiste di essere geolocalizzati: l’amore è libertà, è fiducia nell’altro. Se non c’è, non è amore». «Se vi capita di essere vittima di cyberbullismo, non chiedete all’intelligenza artificiale: parlatene con un adulto. Gli adulti vi vogliono bene, siete la cosa più importante per loro. Se vedete una ragazza derisa, ditelo. Siate forti: nel mondo fake dovete essere resilienti. Se qualcuno vi attacca con armi improprie e vi ruba una foto, lo andate a denunciare, e per lui c’è l’ammonimento del questore. I contenuti possono essere rimossi, basta fare segnalazione al garante. Gli strumenti ci sono. Io vi guardo e vi dico: fate vostro l’ultimo messaggio di Carolina, siate sensibili sulle parole. Quello che è successo a lei, non deve più succedere a nessuno».
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