Gazzetta di Modena

Modena

Divisi per la pace: due presidi per dire no alla guerra, destra e sinistra stanno a distanza

di Maria Sofia Vitetta

	I due presidi per la pace in centro a Modena
I due presidi per la pace in centro a Modena

Le associazioni in piazza Matteotti: «Stop al divampare dei conflitti». Sotto la Ghirlandina Forza Italia e Carlo Giovanardi per una Repubblica democatrica e laica in Iran: «Solidarietà a Israele e Stati Uniti, vogliono liberare un popolo»

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MODENA. Divisi per la pace: due presidi per dire no alla guerra la mattina di sabato 7 marzo in centro a Modena, con destra e sinistra a distanza.

Le associazioni in piazza Matteotti

Li ha portati in strada l’angoscia per quello che sta accadendo. Un senso di impotenza da cui non vogliono lasciarsi assoggettare. La consapevolezza. La voglia di non mostrarsi indifferenti. E la speranza che tutto possa cambiare, lasciando spazio alla non violenza. Ieri mattina, più di un centinaio di cittadini hanno deciso di riunirsi in piazza Matteotti per ribadire che la guerra deve stare "fuori dalla storia". Partecipanti desiderosi di raccontare le motivazioni che li hanno spinti ad unirsi al presidio. La manifestazione ha visto protagoniste numerose associazioni locali come Acli, Cgil, Anpi, Arci, Casa per la Pace, Modena per la Palestina e Udu. Perché «oggi il mondo brucia. Brucia Gaza, sotto una pioggia di bombe che non risparmia nessuno: non i bambini, non gli ospedali, non le scuole, non i giornalisti, non gli operatori umanitari. Brucia il Libano. Bruciano le città iraniane colpite da missili che nessun consesso internazionale ha autorizzato. Brucia un intero Medio Oriente mentre i governi parlano di sicurezza e i civili contano i morti». Queste parole hanno introdotto gli interventi delle diverse realtà locali. «Gli attacchi missilistici contro l’Iran non aiuteranno la società civile a liberarsi dal regime teocratico e rischiano di soffocare ulteriormente ogni spazio di dissenso interno e di innescare una spirale di violenza senza ritorno». Bandiere delle pace e dei paesi maggiormente coinvolti nei conflitti sventolavano sulle aste per un “No” all’unisono nei confronti di ogni singola bomba o intervento armato. Affinché non diventi normalità l’attuale situazione geopolitica. Una sconfitta per chi la subisce, ma anche per chi, a centinaia di chilometri, la vede sui social o al telegiornale. «Quella che era una guerra a pezzetti, come diceva Papa Francesco, sta diventando globale», ha commentato Gerardo Bisaccia, vicepresidente di Arci Modena. Quando sono iniziati i bombardamenti sulle città iraniane l’idea di mobilitarsi in nome della pace è diventata concreta. «Purtroppo circa il 90% delle vittime sono civili. In Iran hanno fatto strage di bambini: è un fatto gravissimo». Il diritto internazionale non può essere calpestato. «L’urgenza di dare alla cittadinanza un segnale di coesione, un segnale di presenza contro questa deriva pericolosissima». A sottolinearlo è stata anche Aurora Ferrari, per la segreteria di Cgil Modena. «Denunciamo - per usare un eufemismo - una timidezza del governo italiano che per noi è economicamente subalterno agli Stati Uniti e, quindi, non è in grado di smarcarsi e di prendere una posizione decisa come hanno fatto altri, uno su tutto la Spagna».In quel momento, a pochi passi da Piazza Matteotti, davanti al sacrario della Ghirlandina, si stava svolgendo un altro presidio, organizzato dalle destre, per esprimere solidarietà al popolo iraniano e ai dissidenti che continuano a battersi per libertà, diritti civili e democrazia. La pace non dovrebbe essere apartitica? La domanda sorge spontanea. «Non ne sapevo nulla. Nessuno ci ha interpellati», ha affermato Bisaccia, sostenendo di non essere a conoscenza della sovrapposizione dei due eventi. «Noi ci siamo fatti promotori di questo presidio, con il sostegno di una rete di 40 associazioni modenesi. Poi ben venga qualsiasi manifestazione contro la guerra».

Forza Italia e Giovanardi in piazza Torre

«Bisogna cercare di ripristinare la pace». Stando alle parole di Antonio Platis, vice coordinatore regionale di Forza Italia, si capiva chiaramente: il presidio organizzato ieri mattina in piazza Torre e la manifestazione che, in contemporanea, ha richiamato in piazza Matteotti associazioni locali e cittadini erano nati con lo stesso obiettivo. Mantenendo le distanze, ciascuno dei due gruppi manifestava per una progressiva attenuazione delle tensioni geopolitiche, contro la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Più di cento cittadini si sono schierati con Acli, Cgil, Anpi, Arci e altre realtà modenesi. Sotto la Ghirlandina, con Forza Italia e Popolo e Libertà, una quindicina di persone sostenevano la nascita di una Repubblica laica e democratica in Iran. Una spaccatura tra destra e sinistra che non è passata inosservata. Perché non organizzare un unico presidio, se è vero che la pece unisce tutti, senza distinzioni? «Ho ritrovato il manifestino della Repubblica Sociale Italiana: nel 1944 alcuni nazisti accusavano gli americani di essere dei criminali. Per fortuna sono nato nel 1950 e so com’è andata la storia. Bisogna stare dalla parte della verità, della giustizia, di chi vuole liberare i popoli dall’oppressione, non si può essere neutrali fra i nazisti e i liberatori». Ad affermarlo è stato l’ex senatore Carlo Giovanardi, presente al fianco di Platis. «Siamo davanti al monumento che ricorda i caduti della resistenza contro il nazifascismo. A chi si ribellano oggi gli iraniani?», ha domandato. «A un regime che si richiama a coloro che vogliono spazzare via dalla faccia della terra tutti gli ebrei, ma non lo scrivono, lo fanno: alleati con Hamas, il loro programma è distruggere Israele. Come nella seconda guerra mondiale, gli alleati per fortuna ci hanno liberato. Ricordo che, quando i liberatori entrarono a Modena, bombardata dagli anglo-americani, i partigiani e i cittadini stavano con loro, non con i nazisti». Giovanardi ha ribadito la propria solidarietà nei confronti degli iraniani, ma anche «di Israele e degli Stati Uniti: vogliono liberare un popolo che, solo un mese fa, ha avuto 40mila giovani assassinati solo perché volevano la libertà. La nostra è una testimonianza di verità». Con in mano il cartello "Free Iran" c’erano anche uomini che quel Paese l’hanno conosciuto e chiedono possa diventare una Repubblica laica e democratica. «È importante dare ascolto all’opposizione organizzata. Il fatto che Khamenei sia morto non significa che si siano risolti i problemi. Bisogna riconoscere il diritto del popolo di decidere cosa vuole per il proprioprio futuro», ha spiegato Sherafat Almi Alireza, membro del gruppo di lavoro commissione esteri dei dissidenti iraniani. Insieme a lui è intervenuto lo scrittore iraniano Esmail Mohades: «La soluzione in Iran non è una guerra esterna, che non farà cadere il regime: lo sosteniamo da tempo. Il conflitto attuale sta facendo molte vittime civili. Per noi questo è il risultato di una politica di condiscendenza adottata dall’Occidente per decenni».

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