Fondi Covid, i vertici di Liu Jo vanno a processo: accusati di danno erariale
Contestati 242mila euro di contributi ricevuti per la cassa integrazione nella crisi dovuta alla pandemia, rinvio a giudizio per il fondatore dell’azienda di Carpi Marco Marchi e per l’ex braccio destro Stefano Pastori. Gli avvocati «L’agire fu corretto: siamo sereni»
CARPI. Vanno a processo i vertici di Liu Jo Carpi indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche allo scoppiare dell’emergenza Covid. È quanto ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare, che ha rinviato a giudizio il fondatore dell’azienda Marco Marchi, in veste di legale rappresentante, e Stefano Pastori, suo braccio destro all’epoca dei fatti (oggi in pensione) in qualità di responsabile delle Risorse Umane. La prima udienza è fissata per il 22 settembre.
Il caso
L’accusa è quella di aver ottenuto indebiti contributi previdenziali da parte dello Stato per un importo di 242mila euro a favore di dipendenti che continuavano a prestare attività lavorativa in smart working nei mesi di marzo e aprile 2020 (quando scoppiò la pandemia e si susseguivano i Dpcm Conte) benché fossero collocati in cassa integrazione Covid 19. L’azienda avrebbe quindi risparmiato sugli stipendi, a danno dell’Erario.
La vicenda trae origine dalle denunce di una dipendente che era stata licenziata, per ragioni completamente indipendenti dalle accuse formulate dalla Procura. Dipendente che aveva chiesto di essere parte civile a processo, ma che è stata estromessa dal procedimento alla prima udienza preliminare del luglio 2024, a seguito delle eccezioni sollevate dagli avvocati difensori della Liu Jo. I 242mila euro contestati sono stati subito ridati all’Erario da parte della società. Un importo molto limitato, in rapporto alle sue dimensioni. E ieri al termine dell’udienza il gup ha disposto anche il dissequestro della pari somma che in fase d’indagine era stata congelata all’azienda, a tutela delle casse pubbliche.
I commenti
«La scelta di restituire i soldi alla società è significativa – sottolinea l’avvocato Luca Brezigar, difensore di Marchi – affrontiamo sereni il processo che si apre. Era prevedibile che di fronte alla complessità tecnica di questa vicenda, legata a un quadro normativo che cambiava di continuo di fronte alla crescente emergenza sanitaria, il gup rinviasse a un processo in cui fare emergere ogni aspetto della questione. Noi non abbiamo fatto richiesta di riti alternativi, convinti della correttezza dell’operato dirigenziale in quel frangente, dove chi ha lavorato in smart lo ha fatto per sua volontà. Adesso avremo modo di farlo emergere in modo approfondito in sede dibattimentale».
«Già il fatto che un’udienza preliminare duri un anno e mezzo la dice lunga sulla complessità della vicenda – osserva l’avvocato Beniamino Migliucci di Bolzano, difensore di Pastori – credo ci fossero gli elementi per chiudere il procedimento in quella sede, ma accettiamo la decisione e affrontiamo il processo con serenità, convinti delle nostre ragioni». A giudizio anche la Liu Jo come società: a difenderla, l’avvocato Riccardo Lugaro di Milano.
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