Gazzetta di Modena

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L’intervista

Simona, in bici per 4mila chilometri: «Alle donne dico: credete in voi»

di Daniele Montanari
Simona, in bici per 4mila chilometri: «Alle donne dico: credete in voi»

La ragazza di Montecreto racconta l’epica impresa: da sola fino a Capo Nord

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MONTECRETO. In occasione della Festa della Donna, abbiamo ripercorso con Simona Pollacci l’impresa che ha compiuto in bici nel 2025 coronando il suo grande sogno: pedalare fino a Capo Nord. La fisioterapista di Rovinella (Montecreto) ha percorso 4mila chilometri in bici con un meteo in gran parte avverso (13 giorni di pioggia su 18) e anche diversi imprevisti (una brutta caduta, la rottura del cambio). Ma con una determinazione tutta al femminile ce l’ha fatta, centrando il suo obiettivo.

Come parte tutto?

«Io adoro i viaggi in bici, e con il mio compagno Claudio abbiamo fatto anche delle grandi traversate in Corsica e Portogallo. Ma avevo voglia di qualcosa di più sfidante e ambizioso: un viaggio fino all’estremo nord del pianeta, attraversando tutta l’Europa. La North Cape 4000. Un viaggio che avrei fatto da sola stavolta, perché l’estate scorsa lui in quei giorni non riusciva. Poteva sembrare un po’ tanto per una donna, ma non mi sono spaventata, e vado tuttora fierissima di ciò che ho fatto. Era una gara con me stessa, e l’ho vinta: 4mila km e 30mila metri di dislivello positivo, somma di tutte le ascese».

Partenza?

«Da Rovereto di Trento, dove siamo partiti in 300, mentre altri 230 si sono aggiunti a Berlino. Avevamo un pettorale, c’era un’organizzazione, ma ognuno doveva pianificare le sue tappe in autonomia, con un limite massimo di 20 giorni per arrivare a Capo Nord».

Con che bici?

«Ho scelto una gravel con copertoni lisci. Dovendo caricare peso in bici, ho preferito una struttura più robusta con geometria più comoda. Ho chiesto all’amico Daniele Bonvicini, che aveva fatto lo stesso viaggio in passato ma con un itinerario diverso, e mi ha dato consigli molto utili su cosa prendere e cosa no».

Itinerario?

«Da Rovereto a Innsbruck, Monaco, Berlino, Repubblica Ceca e Polonia. Poi traghetto e arrivo a Ystad, in Svezia. Quindi Lapponia e Norvegia fino a Capo Nord».

Tutto liscio?

«No, a parte le forature, a Innsbruck sono caduta nell’attraversare i binari, e ho picchiato il deragliatore. Non riuscivo più a cambiare, per 700 km ho portato su la catena a mano. Poi ho incontrato un olandese che aveva il mio stesso problema, e insieme abbiamo trovato a Berlino un negozio di bici che ci ha sistemato il problema. Si incontravano spesso altri partecipanti: poco dopo la partenza ho visto anche un altro modenese, Davide Zilibotti di Marano, e abbiamo fatto un po’ di strada».

E poi com’è andato il viaggio?

«La parte più dura è stata all’inizio la salita per arrivare al Brennero. Poi in Europa è stato tutto più semplice, con tanti splendidi tratti ciclabili poco trafficati. In Europa c’è molta più attenzione per le bici. Ho fatto circa 230-240 km al giorno: non volevo tirare troppo, volevo arrivare in fondo. In Svezia e Finlandia mi sono immersa in distese immense, e man mano che salivo il giorno si allungava: è stato magico, un’esperienza unica. Ho scelto di viaggiare solo di giorno, di notte dormivo in strutture».

E a casa cosa dicevano?

«Mi seguivano sempre, sia per telefono e messaggi che tramite un’applicazione che monitorava la posizione in tempo reale. Mi hanno incoraggiata tanto, anche l’amico Gianfranco Monti che ha fatto tante belle imprese in bici».

E l’arrivo?

«Liberatorio, ma non da favola: sono arrivata con pioggia e nebbia. Allora, visto che avevo un giorno di bonus, ho fatto un secondo arrivo da Honningsvag il giorno dopo alle 21, con la penombra del (quasi) tramonto. La scogliera a picco sul mare... È stato bellissimo, un senso di libertà senza eguali. La vittoria su se stessi, la gioia di dire: era il mio sogno e ce l’ho fatta. Per questo a tutti, e alle donne in particolare, dico: credete nei vostri sogni, e soprattutto in voi stesse. Farete cose grandi».