Conti svuotati in pochi minuti, truffe per finanziare il clan dei Casalesi: perquisizioni anche a Modena
L’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di due imprenditori casertani e all’indagine complessiva di 23: il sistema agiva tra Italia e Spagna, sottratti 800mila euro alle vittime
MODENA. Truffe informatiche capaci di svuotare conti correnti in pochi minuti, con un sistema organizzato che agiva tra Italia e Spagna e che ha portato anche a perquisizioni a Modena. È uno dei risvolti dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di due imprenditori casertani e all’indagine complessiva di 24 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, frode informatica, riciclaggio e autoriciclaggio con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi. Gli arresti sono stati eseguiti con il supporto dei finanzieri dei comandi provinciali di Caserta e Milano. Contestualmente sono scattate 21 perquisizioni tra le province di Napoli, Caserta, Benevento, Potenza, Isernia e Modena.
I conti correnti svuotati
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione aveva messo in piedi un articolato sistema illecito finalizzato a “svuotare” i conti correnti di ignari correntisti. Il meccanismo partiva dall’accesso abusivo ai sistemi informatici e dal furto di dati sensibili ottenuti con diverse tecniche: email ingannevoli (phishing), messaggi sms o telefonate in cui i truffatori si spacciavano per operatori bancari (vishing). Le investigazioni, condotte anche attraverso i canali di cooperazione internazionale di polizia, hanno consentito di ricostruire 38 episodi di truffa ai danni di altrettante vittime italiane, per un danno complessivo stimato in circa 800mila euro. Parte di queste somme sarebbe poi finita nelle casse del clan dei Casalesi. Il sistema più utilizzato prevedeva l’invio alla vittima di un sms o di una mail apparentemente proveniente dalla banca. Nel messaggio veniva segnalato un bonifico sospetto o un addebito anomalo. Poco dopo arrivava la telefonata di un falso addetto al servizio antifrode che convinceva il correntista a effettuare un bonifico istantaneo verso un conto indicato come “sicuro”, ma in realtà riconducibile all’organizzazione. In altri casi i truffatori riuscivano ad attivare una copia della sim telefonica associata al conto corrente della vittima. In questo modo potevano accedere all’home banking e ricevere direttamente sul proprio telefono i codici temporanei di sicurezza (Otp), trasferendo poi il denaro con bonifici istantanei verso conti controllati dal gruppo.
I soldi al clan dei Casalesi
I fondi venivano spostati su altri rapporti bancari, anche all’estero, o prelevati in contanti. Una parte, secondo gli inquirenti, veniva consegnata a esponenti del clan camorristico: circa il 40 per cento dei proventi illeciti sarebbe stato destinato a finanziare l’operatività dell’organizzazione e il sostegno alle famiglie dei detenuti. Il gip ha disposto per i due principali indagati la custodia cautelare in carcere. Per gli altri coinvolti resta un quadro indiziario che li collocherebbe all’interno dell’associazione criminale impegnata nelle frodi informatiche e nel successivo riciclaggio dei proventi.
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