Cervelli in fuga, 807 donne hanno lasciato Modena in un anno: penalizzate anche dall’AI
Da nuove tecnologie e salari bassi la “spinta” a lasciare l’Italia. Ancora forte la segregazione di genere nel mercato del lavoro
MODENA. La metà delle cancellazioni anagrafiche del territorio modenese è rappresentata da giovani neolaureate in materie umanistiche che decidono di emigrare all’estero per avere maggiori possibilità di lavoro. Dalle analisi dei flussi dei movimenti migratori con l’estero, elaborati dal servizio Statistica della Provincia di Modena, emerge che sono 807 le donne modenesi che nel 2024 hanno lasciato l’Italia a favore dell’estero. Negli ultimi anni la prevalenza maschile nei flussi migratori è diminuita, lasciando sempre più spazio alle donne. Le destinazioni scelte dalle cittadine sono soprattutto il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia e la Spagna. Fuori dal continente europeo invece la scelta maggiore ricade sugli Stati Uniti. La tendenza che vede le donne laureate cercare lavoro all’estero è in crescita, infatti la presenza femminile rappresenta la parte più rilevante all’interno del flusso a maggior qualificazione dell’emigrazione italiana.
Cervelli in fuga
È cambiata inoltre la forma di emigrazione per quanto riguarda le donne: prima gli spostamenti avvenivano principalmente per favorire il ricongiungimento familiare, mentre adesso ci troviamo davanti a donne che emigrano in giovane età per cercare ambienti lavorativi migliori, diventando autonome e attrici dei loro stessi spostamenti. Il potere d’attrazione maggiore viene esercitato dai mercati di lavoro esteri grazie a un minor gender gap, da prospettive di carriera migliori e da una retribuzione maggiore rispetto a quella italiana. Considerando il contesto in cui ci troviamo, nella determinazione della scelta di lasciare l’Italia incide anche l’evoluzione del mercato lavorativo in relazione allo sviluppo delle tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sull’occupazione femminile.
Le motivazioni
Gli scenari occupazionali prevedono un aumento dell’utilizzo dell’IA in tutti i settori e un’esposizione sempre maggiore all’automazione anche nelle occupazioni non routinarie. Si prevede inoltre che queste tecnologie potranno ottimizzare diverse attività che un tempo erano prettamente umane. Le lavoratrici sono esposte a un grosso rischio per effetto della segregazione di genere nei percorsi lavorativi e perché le professioni a maggioranza femminile sono quelle con la tendenza maggiore a essere sostituite, ne sono esempio, la contabilità, l’amministrazione la segreteria, il servizio clienti e le traduzioni. In diverse realtà estere l’approccio all’intelligenza artificiale è diverso e più evoluto rispetto alla realtà italiana. Si passa infatti, dall’IA sostitutiva all’IA generativa, si cercano per questo motivo figure professionali differenti e non solo esperti con una formazione STEM.
