Gambro-Vantive, de Pascale incontra i 500 lavoratori: «Chiederemo impegni chiari»
Il presidente della Regione Emilia Romagna a Medolla in vista del tavolo nazionale con azienda e ministero delle Imprese e del made in Italy : «Porteremo a Roma la vostra voce». L’assessore Giovanni Paglia: «Non accetteremo atti unilaterali»
MEDOLLA. Si sono stretti in cerchio per ascoltare il presidente della Regione Emilia-Romagna, mentre le bandiere dei sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e Rsu sventolavano di fronte ai cancelli della Gambro-Vantive di Medolla. Nel pomeriggio di ieri – giovedì 12 marzo –i cinquecento lavoratori dello stabilimento si sono ritrovati davanti all’azienda biomedicale per ricevere Michele de Pascale. Le sue parole, però, erano quelle di chi era arrivato fin lì per farsi raccontare le testimonianze dei dipendenti.
L’incontro
Una scelta motivata dall’incontro che si svolgerà a Roma tra dieci giorni, il 23 marzo, e che vedrà al tavolo nazionale l’azienda e il ministero delle Imprese e del Made in Italy. «Vogliamo avere la certezza di portare la vostra voce, la vostra conoscenza di quanto è avvenuto e tutti gli elementi utili perché questa vicenda che si è aperta in un modo sbagliato, inaccettabile, possa riprendere un binario corretto. Chiederemo di prendere impegni molto chiari e trasparenti». Quasi un mese fa, il 18 febbraio, i lavoratori avevano scioperato in massa contro la decisione del fondo proprietario americano Carlyle di vendere lo stabilimento, comunicata al posto di un piano industriale che ci si attendeva e mai presentato. Una notizia arrivata senza esprimere chiare intenzioni sulle tempistiche e sulle intenzioni per il futuro della Gambro-Vantive. A preoccupare sono possibili esuberi, licenziamenti, passaggi di proprietà a “spezzatino” o a fondi speculativi. «Ad oggi non abbiamo alcuna idea di quale sia la direzione che si vuole intraprendere, di quali possano essere gli interessamenti, siamo preoccupati del fatto che questo stallo e questa situazione di limbo possa far perdere capacità produttiva, innovazione e anche professionalità. Il timore è che i mesi di attesa creino dei danni irrecuperabili. Per questo vogliamo da subito che ci sia chiarezza». Ancora una volta le istituzioni si sono mostrate compatte, a difesa di un’eccellenza internazionale, di uno stabilimento che rientra in un settore altamente specializzato. «Ci stiamo sentendo costantemente anche con il Governo. Una delle richieste che abbiamo fatto è che ci siano strumenti per attirare investitori capaci di assicurare continuità e anche di rilanciare lo stabilimento». Dare una prospettiva industriale è un obiettivo che la regione sostiene. «La modalità ci preoccupa, lo diciamo con chiarezza: non siamo abituati ad aprire al buio un processo di cessione senza sapere chi può essere l'interlocutore». Giovanni Paglia, presente davanti alla Gambro-Vantive in quanto assessore regionale con delega al Lavoro, ha ribadito la necessità di mettere da parte le speculazioni, per lasciare spazio a chi voglia realmente investire per creare un futuro. «Il messaggio che ancora una volta lanciamo è chiaro, non accetteremo atti unilaterali e nulla che non sia discusso». Il pomeriggio di confronto è proseguito nella sala consiliare di Medolla, alla presenza delle istituzioni locali, come i rappresentanti dei comuni della provincia di Modena e di Mantova. Ad aprire il dialogo è stato Alberto Calciolari, sindaco di Medolla che, parlando della vertenza della Gambro-Vantive, ha ricordato la storia dello stabilimento: «Non lo ripeterò mai abbastanza: il modo migliore per affrontare questa crisi è manifestare la compattezza di un territorio. L’azienda è nata come Dasco nel 1962, diventando il fondamento del distretto biomedicale della Bassa modenese, uno dei più grandi in Europa e nel mondo, una vera eccellenza della nazione anche per il Pil. Si producono presidi medico-sanitari esportati a livello globale». In collegamento è intervenuto anche Michele Barcaiuolo, coordinatore di FdI in Emilia Romagna, ribadendo l’importanza del tavolo in programma per il 23 marzo, un passaggio fondamentale per affrontare la situazione con tempestività e serietà. Caratteristiche che sono entrambe necessarie per evitare il rischio che il deputato Stefano Vaccari ha definito “un processo di finanziarizzazione”. Insieme a Maria Cecilia Guerra e Andrea De Maria, «abbiamo presentato un'interrogazione, ma non ci hanno ancora risposto», ha ricordato Vaccari.
