Soliera, nella chiesetta di San Michele affiora un tesoro del Quattrocento
Gli interventi di restauro post-sisma riportano alla luce una Madonna, una rappresentazione sacra dell’Ultima cena e alcuni santi. Le ipotesi sulla paternità di questi affreschi portano al pittore Marovello Petrazzani
SOLIERA. La storia pittorica di fine Quattrocento a Soliera si riaffaccia al presente attraverso una rappresentazione sacra dell’Ultima cena e alcuni santi. E si tratta di una affascinante scoperta. Sono infatti venuti alla luce affreschi di oltre cinquecento anni fa - è presente su una parete una data di complessa lettura, probabilmente 1490 - sepolti sotto l’intonaco del Settecento presso la piccola chiesa di San Michele Arcangelo di Soliera, in via Serrasina.
La scoperta
Si vedono distintamente una Madonna a braccia congiunte davanti alla piccola colomba bianca, alcuni santi tra cui San Bartolomeo, una tavola imbandita per l’Ultima cena di Cristo con la presenza di un coltello, alcuni pani, un bicchiere di vino posti sopra una candida tovaglia. Tutti episodi e figure che erano famigliari per i cittadini locali dell’epoca. Ma come è avvenuta tale, importante, scoperta svelata per la prima volta? San Michele è chiusa dai tempi del sisma 2012 e da alcuni anni si sta lavorando per riaprirla, probabilmente entro la fine di quest’anno: durante i lavori coordinati del progetto dello Studio Benatti di Soliera con finanziamenti della Regione Emilia Romagna (stazione appaltante Arcidiocesi Modena-Nonantola), sono appunto venuti alla luce questi dipinti collocati sulla facciata interna di San Michele e in parte anche nella vecchia sagrestia. A ritrovarli è stata l’equipe impegnata nei lavori, Luca Rubini Restauro di Modena. «Lavorando da tempo in questa chiesa insieme alle colleghe Enrica, Alessandra, Elisabetta e Giovanna - spiega il restauratore - siamo rimasti stupefatti da quanto emerso da una stratigrafia dei muri iniziata alcuni anni fa. Mano a mano sono emerse queste pitture fin da subito giudicate di alta qualità e piuttosto importanti perché la decorazione pittorica dell’epoca in territorio modenese si è in larga parte perduta nel ‘600-‘700 con il rifacimento di molte chiese».
Le ipotesi sull’autore
«Qualcuno pensa già alla paternità di queste opere, probabilmente commissionate dal rettore della chiesa don Pellegrino Spaccini a un pittore chiamato Marovello Petrazzani pittore», aggiunge il restauratore. Tale artista locale è raro e noto solo agli studiosi di pittura modenese antica e il suo nome compare in un rogito di fine XV secolo reso noto nel 1850 da Luigi Maini: sarebbero di sua mano, sempre a Soliera, anche decorazioni alla chiesa di San Giovanni Battista di piazza Fratelli Sassi. Prosegue Rubini: «Alcune parti ritrovate presentano numerosi colpi di piccone, come si vede bene nelle foto, questo perché nel ‘700 si vollero ricoprire tali decorazioni interne con intonaco bianco, quello che poi noi abbiamo tolto durante gli attuali lavori. Altre parti della pittura ritrovata, seppur frammentaria, non hanno subito tale procedimento probabilmente perché collocate in un ambiente secondario della chiesa». Nel 1827 questo piccolo, ma antichissimo avamposto sacro - è citato in un atto di Matilde di Canossa del 1106, nel quale si evince che su di essa aveva diritti l’abbazia di Pomposa di Ferrara - fu teatro di un altro ritrovamento importante, un affresco raffigurante una splendida Madonna con il bambino. L’immagine, oggi collocata in San Giovanni Battista ma che dovrebbe presto tornare in questa sede, vede la Madonna nell’atto di porgere una rosa a Gesù Bambino.
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