Fa la comparsa nel film Ferrari per 300 euro: l’Inps gli revoca un anno di pensione, ma poi perde
La vicenda di un pensionato modenese 64enne uscito anticipatamente dal lavoro con “Quota 100” è finita in tribunale. La Corte d’Appello di Bologna ha dato ragione all’uomo, a cui erano stati ritirati 34mila euro
MODENA. Godersi la pensione dopo tanti anni di lavoro, dedicarsi alle proprie passioni e magari realizzare qualche sogno. È questo il progetto a cui tante persone aspirano una volta superato il traguardo di fine carriera.
La comparsa nel film Ferrari
Se poi tra i sogni c’è quello di partecipare ad un film di Hollywood, le riprese del film “Ferrari” nel 2022 sono state l’imperdibile occasione per alcuni pensionati modenesi di fare la comparsa sul set del kolossal diretto da Michael Mann girato in Italia e interpretato da star del calibro di Adam Driver e Penelope Cruz. L’emozione di far parte del cast di una produzione cinematografica statunitense, seppur come figurante, avrà sicuramente avuto un valore esperienziale più alto del compenso previsto: 300 euro lordi totali per due giornate di riprese e l’impegno per un’attività svolta senza particolari mansioni se non quella di posizionarsi sul set del film insieme ad altre persone. Tuttavia, a posteriori, questa esperienza dal compenso simbolico è stata una vera e propria doccia fredda per un pensionato di 64 anni di Modena rimasto impigliato nelle maglie della burocrazia previdenziale.
La revoca della pensione
Alla fine del 2023 l’uomo si è infatti visto revocare l’intera pensione di circa 34mila euro percepita nel 2022 perché secondo l’Inps il ruolo di comparsa nel film configurava un rapporto di lavoro dipendente in contrasto con “Quota 100”, la misura pensionistica con cui era andato in pensione nel 2020. “Quota 100”, in vigore nel triennio 2019-2021, permetteva nello specifico l’uscita anticipata dal lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi con il divieto di accumulare redditi da lavoro dipendente o autonomo a partire dalla data di decorrenza della pensione e fino all’età della pensione di vecchiaia, cioè 67 anni. Ricevuta la comunicazione di revoca della pensione da parte dell’ente previdenziale, il cittadino modenese, basito, si è rivolto al Patronato Inas-Cisl di Modena per impugnare il provvedimento e la vicenda, passata in mano agli avvocati, è poi finita in tribunale.
La sentenza dei giudici
Solo nei giorni scorsi i giudici della Corte d’Appello di Bologna hanno respinto definitivamente nel merito il ricorso dell’Inps ai danni del pensionato dandogli pienamente ragione e facendo emergere nel procedimento giudiziario che la prestazione come figurante non aveva nulla a che vedere con il lavoro subordinato. È infatti emerso che l’attività prestata aveva comportato solo la cessione dei diritti di immagine alla società di produzione senza che fosse stato firmato alcun contratto di lavoro subordinato e per una cifra irrisoria equivalente a una sorta di rimborso spese, come sempre avviene in questi casi. Questa tipologia di reddito rientra perciò nell’unica eccezione delle prestazioni da lavoro autonomo occasionale ammesse dalla misura “Quota 100” entro il limite lordo annuo di 5mila euro. Solo il superamento di tale limite o la violazione del divieto di accumulo di altri redditi comporta la sospensione della pensione per l’intero anno pertanto grazie alla decisione dei giudici, l’uomo potrà tornare a godersi la sua pensione e conservare il ricordo di aver fatto parte del cast di una grande produzione cinematografica americana.
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