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Il riconoscimento

La Soprintendenza: «L’Archivio Chiarli bene d’interesse storico nazionale»


	L’Archivio Chiarli è bene d’interesse storico nazionale
L’Archivio Chiarli è bene d’interesse storico nazionale

Conserva documenti su 166 anni di attività: l’atto ufficiale rappresenta un unicum a livello regionale nell’ambito delle aziende vitivinicole

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CASTELVETRO. La Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Emilia-Romagna ha dichiarato l’Archivio Chiarli come bene d’interesse storico nazionale. Fino ad ora, nell’ambito della regione, nessuna azienda vitivinicola lo aveva ottenuto. L’atto ufficiale, ratificato dalla commissione regionale per il patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna (Corepacu), segna un importante passaggio storico per il patrimonio industriale della regione.

L’archivio

L’archivio dell'azienda Chiarli è stato dichiarato bene d’interesse storico nazionale in quanto testimonia l’evoluzione di un’attività imprenditoriale iniziata 166 anni fa, conservando documenti di ogni genere in grado di restituire la memoria plurisecolare, passata di generazione in generazione, della coltivazione e produzione del Lambrusco, un vitigno che ha segnato la storia e lo sviluppo dell’Emilia-Romagna. L’inventariazione del materiale, in attesa della successiva digitalizzazione, permetterà a chiunque lo desideri di intraprendere ricerche su un vitigno tipico e sulla storia industriale locale.

Il riconoscimento

L’iter di riconoscimento ha seguito una lunga e accurata disamina, condivisa in strettissima collaborazione tra la Soprintendenza e la famiglia Chiarli. La dichiarazione di interesse storico dei propri documenti comporta, per la famiglia Chiarli, l'impegno alla conservazione e alla tutela dell’integrità dell’archivio, che, da questo momento, non potrà più essere smembrato o eliminato. Da testimoni scrupolosi a veri e propri custodi. Concluso l’intervento in corso di inventariazione, le carte della famiglia Chiarli verranno inserite nel database della Sovrintendenza e nell'elenco pubblico degli archivi dichiarati dell'Emilia-Romagna, rendendone nota l’esistenza e la rilevanza scientifica ai ricercatori. Per accedere gli studiosi interessati dovranno presentare richiesta alla Soprintendenza che seguirà le autorizzazioni alla consultazione. «L’archivio Chiarli - sottolinea la Soprintendente Elena Stefani - non è più solo una memoria privata, ma un monumento della storia del lavoro e del territorio. Questa dichiarazione colma un vuoto importante, tutelando per le generazioni future le testimonianze di un settore, quello vitivinicolo, che è identitario per l’Emilia-Romagna. La tutela degli archivi di impresa è un’attività su cui la Soprintendenza mette in campo molte risorse, proprio allo scopo di aiutare le tante imprese presenti sul territorio a valorizzare le loro peculiarità e a salvaguardare la loro eccellenza produttiva».

I documenti

L’unicità dell’archivio Chiarli sta nel fatto che oltre ad essere una testimonianza di un’attività imprenditoriale, rappresenta anche uno spaccato della vita sociale modenese in un arco di tempo che supera il secolo e mezzo. La sua rilevanza dal punto di vista socio-economico è confermata dalla presenza di documenti che spaziano dall’agronomia alla cultura del vino, dall’amministrazione alla gestione industriale. Nell’archivio Chiarli sono custodite le buste paga e i libretti di lavoro dei dipendenti all’inizio del Novecento, la corrispondenza con i clienti così come libri mastri, brogliacci, bollettini di vendita e di spedizione, contratti con gli agenti, cambiali e altri documenti di interesse storico. Degne di nota sono, poi, le analisi organolettiche dei vini tra gli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso. Materiale di studio piuttosto raro.

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