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Vita da camionisti, Enrico Tangerini: «Mestiere duro ma dà tante soddisfazioni»


	Enrico Tangerini e un suo camion
Enrico Tangerini e un suo camion

La storia dell’autotrasportatore carpigiano, componente del CdA della Movitrans Line, e un mestiere di famiglia: «Cominciò il mio trisnonno alla cooperativa Barrocciai di Carpi, poi continuò mio padre. La nostra rimane una professione che dà tante opportunità: economiche, umane e anche culturali»

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CARPI. La passione professionale, quella legata al lavoro, di solito si manifesta con l’impegno quotidiano, più di raro con l’emozione. Ma a Enrico Tangerini, autotrasportatore carpigiano e componente del CdA della Movitrans Line, luccicano gli occhi a ricordare il suo primo carico: «era il 23 ottobre 2000, pioveva e andai al mulino di Ganaceto per un carico di crusca da portare in un’azienda agricola ad Albareto. Ricordo anche come ero vestito», rivendica con tanta emozione quanto orgoglio. Una storia, una famiglia che ha dedicato la sua vita a questo lavoro.

Un mesterie di famiglia

«Cominciò il mio trisnonno, alla cooperativa Barrocciai di Carpi, poi continuò mio padre all’attuale Movitrans Line. È con lui che ho cominciato a guidare, sulla falsariga della vera tradizione artigiana, con i vecchi che insegnano ai più giovani la professione, non necessariamente ai figli. Mio padre, ad esempio, ha insegnato i segreti della sua professione, il trasporto legato alla filiera del freddo ai figli dei suoi amici, ed è toccato ad un suo amico insegnare a me gli aspetti del trasporto di mangimi e cerali. Io stesso mi vanto di aver insegnato il mestiere a quello che è stato, a soli 22 anni, il più giovane camionista italiano». Una storia che comincia intorno al 1997, quando Enrico, finite le superiori, inizia a lavorare per un concessionario Cnh di Modena. «È lì che imparo a confrontarmi con le esigenze degli agricoltori. In particolare, mi occupavo delle consegne dei mezzi nuovi, un momento importante che spesso scatenava emozioni forti, veri momenti di pathos per gente per cui avere un nuovo mezzo era un evento. Forse proprio grazie a queste emozioni ho incominciato a dare una grande importanza all’empatia, ai rapporti umani, che sono ancora oggi uno degli aspetti più importanti e preziosi del mio lavoro». Poi, le vicissitudini societarie della concessionaria spingono Tangerini ad accettare una buonuscita. «In quei mesi, avendo già la patente D, inizio a guidare gli autobus e a riflettere su cosa fare da grande. È a questo punto che mio padre mi propone di salire su un camion ed è quello che scelgo di fare, mettendo a sintesi sia i soldi del licenziamento che il background professionale maturato sino ad allora».

La vita da camionista

Un’attività che cresce utilizzando al meglio anche opportunità delle normative di categoria, tanto che oggi Tangerini conta su sei dipendenti ed una flotta di sette veicoli, per un lavoro che è cambiato, ma che rimane appassionante, malgrado le difficoltà. «È un lavoro egoista, nel senso che non lo si può fare con l’orologio in mano: basta un po’ di traffico, un incidente, un guasto per far saltare i programmi, non solo professionali, ma anche familiari, con dinamiche sociali ed economiche complesse e cambiate profondamente: se il fine settimana era dedicato alla famiglia, ora, tra spesa e quant’altro, non è più così. Certo, oggi guidare camion ultramoderni è molto più facile che in passato, ma rimane un lavoro pesante, di responsabilità, pensiamo a chi lavora nei trasporti internazionali, costretti a stare lontano da casa tanti giorni di seguito. In ogni caso, la nostra rimane una professione che dà tante opportunità, economiche, umane e anche culturali, se si possiede il dono della curiosità». In che senso? «Viaggiare ti mette sempre a confronto con nuove culture. Io, ad esempio, ho sempre girato con una bici pieghevole sul camion, perché quando andavo in certi posti, parcheggiavo e andavo a vedere cosa c’era intorno. La necropoli di Volterra, per fare un esempio, l’ho conosciuta così». Ma perché, nonostante tutte queste caratteristiche positive, questo lavoro trova sempre meno addetti? «Molti di questi benefit sono sconosciuti e anche per questo io e la mia associazione, Cna, dove sono da sempre (e peraltro il mondo dell’autotrasporto ha radici profonde qui), stiamo cercando di entrare nelle scuole per promuovere il mestiere dell’autotrasportatore. È vero che l’intelligenza artificiale, che da noi si chiama guida autonoma, in un futuro non troppo lontano si prenderà molti posti di lavoro. Ma quelli specializzati, pensiamo ai camion con gru, ad esempio, rimarranno e saranno sempre più richiesti».

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