Caso Garlasco, l’avvocato Aldrovandi nel team legale di Alberto Stasi: «Quereliamo gli haters»
La modenese Elisabetta Aldrovandi difende la reputazione online di Stasi: «Da tempo riceve insulti e minacce: la pena è stata la condanna a 16 anni, non la gogna mediatica. Tante persone ci scrivono per segnalarci i commenti diffamatori sotto ai post, è come avesse anche una “fanbase”
MODENA. Il suo è probabilmente uno dei lavori meno invidiati d’Italia: difendere Alberto Stasi dagli haters, da quelle migliaia di persone che sui social si sono scagliate contro di lui con insulti e minacce riguardo il caso Garlasco, di cui da un anno a questa parte si è tornato a parlare moltissimo. Un compito arduo, dicevamo, quello dell’avvocato modenese Elisabetta Aldrovandi – ospite fissa in programmi su Mediaset e Rai – proprio perché il suo cliente è uno di quei bersagli, dei capri espiatori “preferiti” dagli italiani, nonostante una condanna definitiva. E all’interno di una “lista nera” lunga e quasi sconfinata, ci sono anche alcuni nomi noti «dell’informazione, personalità con un seguito e che hanno rilevanza sui media, ma non posso – ovviamente – fare nomi».
Avvocato, di cosa si occupa per conto del suo cliente?
«Di tutte le presunte diffamazioni aggravate ricevute da Stasi sui social e in televisione, per cui sono già partite alcune diffide. Sono addirittura nati dei gruppi social con l’intento di diffamarlo. Lo subisce già da tempo e si è pensato di procedere direttamente contro questi soggetti. Sono tantissimi. E da quando ho ufficializzato il mio incarico ho ricevuto centinaia di segnalazioni».
Da chi?
«Da persone che, al contrario, hanno visto offese e minacce sui social nei confronti del mio assistito – magari sui social – e me le segnalano. Ne avrò ricevuti duecento in due giorni».
Quindi oltre agli haters, Stasi ha anche una sorta di fanclub?
«Sì, tante persone sono felici che lui abbia deciso di intraprendere azioni legali contro chi lo diffama – nonostante la sua condanna definitiva a 16 anni di reclusione – e vogliono essere utili alla causa. Ricordo che Stasi dorme ancora in carcere, non è un uomo libero al cento per cento. Io credo che in uno stato di diritto la pena sia la condanna, non la gogna mediatica».
La maggior parte degli insulti sui social riguardano il reato di pedopornografia...
«Esatto, di cui Stasi è stato completamente assolto. Questa è una delle aggravanti di cui parlavo prima».
Molti commenti arriveranno da profili finti, come si agisce in questi casi?
«Sì, ci sono tanti fake. Lo segnaliamo alla polizia postale. Ma in caso siano reiterate c’è pur sempre un indirizzo Ip a cui risalire per procedere con una querela».
Ci sono anche nomi noti?
«Sì, ci sono. Ma non posso dire di chi si tratta».
