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Il problema

Gli effetti della guerra sulle bollette di luce e gas: «I rincari ci costeranno 350 euro»

di Maria Sofia Vitetta
Gli effetti della guerra sulle bollette di luce e gas: «I rincari ci costeranno 350 euro»

La Cgia di Mestre ha calcolato la stangata: «Vedremo anche un effetto domino sui prezzi, ecco come aiutare le famiglie»

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MODENA. In bolletta, accanto alle cifre in aumento, non verrà aggiunta la specifica “rincari causati dalla guerra in Medio Oriente”, ma saranno i numeri a parlare. Ancora una volta gli italiani riceveranno il conto dei conflitti, senza poter scegliere se pagare o meno. L’ultimo studio della Cgia di Mestre prevede che ogni famiglia modenese si troverà a spendere circa 350 euro annui in più solo per elettricità e gas. Nella nostra città i rincari in bolletta costeranno complessivamente oltre centodieci milioni di euro. Uno scontrino inferiore a quello dei bolognesi, che si stima raggiungerà i 175,8 milioni di euro. A livello nazionale si parla di circa 9,3 miliardi che potrebbero gravare sulle 26,7 milioni di famiglie del Paese, con aumenti consistenti soprattutto nelle principali aree urbane metropolitane come Roma, Milano e Napoli.

I rincari

Secondo le stime di Federconsumatori, le bollette lieviteranno più di quanto suggerito da Cgia di Mestre, con un incremento annuo di circa 349 euro solo per il gas e di 114 euro per l'energia elettrica. «Sono valutazioni effettuate sulla base dei primi prezzi che abbiamo visto schizzare alle stelle già all’inizio di marzo, in seguito ai bombardamenti in Iran», spiega Filomena Acquafredda, responsabile del settore energia per Federconsumatori Modena, raccontando il cambiamento repentino delle offerte rese disponibili delle società di fornitura. «In quali termini? Prima facevano delle proposte a prezzo fisso molto vantaggiose, perché ricalcavano il costo del gas che era sul mercato fino a fine febbraio, ossia circa 35 o 40 centesimi al metro cubo. Spesso le hanno eliminate per lasciare spazio alle offerte a prezzo variabile, che sono tendenzialmente più alte. In alternativa, le tariffe gas a prezzo bloccato superano i 50 o addirittura i 60 centesimi al metro cubo». Secondo Acquafredda, però, una fortuna c’è: la primavera è alle porte e lo spegnimento dei riscaldamenti pure. «Rispetto a quello che è successo nel 2022-2023, non ci troviamo ad affrontare i mesi freddi». Durante i mesi estivi il vero problema sarà l'aumento dell’energia elettrica. «Si spera che la situazione rientri il prima possibile, entro il prossimo inverno. Un rischio sono le speculazioni». In queste circostanze la paura dei prezzi in crescita è cattiva consigliera, perché spinge i consumatori ad accettare offerte che millantano consistenti risparmi, senza verificare se sia veramente le proposte migliori. La cautela degli utenti non basta. «È urgente una riforma del sistema rispetto alla determinazione del prezzo. Bisognerebbe svincolarlo dalle logiche speculative dei mercati borsistici del gas. Si dovrebbe intervenire anche sull’aspetto fiscale, come l’Iva, portandola strutturalmente - non soltanto in via emergenziale - a livelli molto più bassi, equiparandola a quella che viene fatturata per i beni di prima necessità». Anche la Cgia sostiene siano necessari interventi fiscali, regolatori e strutturali. «Il Governo dovrebbe intervenire sulla componente fiscale».

Lo scenario

L’attuale caro carburante e il possibile aumento nei prossimi mesi delle bollette di luce e gas rischiano di diventare uno dei principali fattori di pressione sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese. «Una riduzione temporanea e mirata delle accise sui carburanti o una modulazione dell’Iva sulle bollette energetiche donerebbe un sollievo immediato, soprattutto nei momenti di forte volatilità dei mercati internazionali». Il prezzo del petrolio è salito del 45,8%, mentre il gas ha registrato una crescita più significativa, pari al 62%, incrementi superiori a quelli verificatisi dopo l’invasione russa all’Ucraina. Un aumento dovuto anche a dinamiche speculative che ha avuto effetti immediati sui carburanti. Il risultato è stato un forte rincaro alla pompa, che ha messo in difficoltà molti automobilisti e le categorie che lavorano con un mezzo a motore: autotrasportatori, tassisti, autonoleggiatori con conducente, bus operator, pescatori e agricoltori. Negli ultimi quindici giorni il prezzo della benzina è salito dell’8,7%, mentre quello del diesel ha registrato un balzo ancora più marcato: +18,2%. Le dinamiche riflettono la particolare sensibilità del comparto energetico agli squilibri geopolitici emersi dopo l’avvio del conflitto in Iran. «L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo, che almeno in questa fase non sembra esposto a una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime», sostiene la Cgia di Mestre. Eppure, dopo oltre due settimane dall’avvio del conflitto in Iran, i mercati delle principali materie prime mostrano una tenuta complessivamente solida, senza le impennate generalizzate dei prezzi che spesso accompagnano fasi di forte tensione geopolitica. Anzi, sono state registrate lievi riduzioni per le principali commodities: «il nickel è sceso dell’1,9%, il rame del 2,6%, il piombo del 2,7%, lo zinco del 3% e lo stagno del 7,9%».

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