Gazzetta di Modena

Modena

La crisi

La ceramica chiude, i dipendenti fanno il funerale davanti ai cancelli


	Il funerale davanti alla ceramica
Il funerale davanti alla ceramica

Alla Ascot - Dom di Solignano sciopero oggi e domani contro l’annunciata chiusura del sito produttivo per carenza di commesse: «Occorre tutelare i 40 lavoratori e le loro famiglie»

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELVETRO. Un funerale in piena regola, con tanto di bara ed epigrafe scritta da alcuni dipendenti in cui si annuncia che «dopo anni di rumore, polvere e promesse mancate resta solo un capannone vuoto». Parliamo della ceramica Ascot - Dom di Solignano, che da qualche giorno ha annunciato uno stop alla produzione, con l’immediata reazione dei lavoratori e del sindacato Cgil che ha organizzato tre giornate di mobilitazione, iniziate ieri e previste anche per oggi e domani davanti ai cancelli. Dalle 7 alle 17 lavoratrici e lavoratori presidiano l’ingresso dello stabilimento ceramico di via Croce 80 per protestare contro la chiusura del sito produttivo, annunciata dall’azienda per «carenza di commesse e crisi produttiva». La comunicazione formale è arrivata lo scorso 13 marzo: il Gruppo Ceramiche Ascot ha confermato la chiusura definitiva dello stabilimento Dom. Una decisione che, secondo i sindacati, era già scritta. «Nonostante gli sforzi di questi mesi e l’impegno profuso dai lavoratori per evitare la chiusura – denunciano Augusto Casagrandi (Filctem Cgil) e Letizia Giello (Fesica Confsal) – nulla è valso. La direzione aveva probabilmente deciso da tempo di fermare la produzione». Ora l’obiettivo è tutelare i 40 lavoratori rimasti. «Auspichiamo – spiegano i sindacalisti – che venga formalizzato almeno un anno di cassa integrazione straordinaria, necessario per garantire un sostegno reale a chi perde il posto». La mobilitazione punta inoltre ad aprire un confronto vero sulla possibilità di ricollocare il personale all’interno della holding Victoria, che controlla diversi marchi del settore: Ascot, Ceramiche Serra (Solignano e Torre Maina), Keradom (nel Reggiano) e Santa Mariacon (Ferrara e Ravenna). Ricollocazioni che, secondo i sindacati, devono tener conto delle competenze, dell’anzianità e delle eventuali limitazioni fisiche dei lavoratori. Casagrandi e Giello chiedono anche l’avvio di un confronto sugli incentivi alla mobilità, per garantire un adeguato sostegno economico a chi valuterà l’uscita dall’azienda. «Molti lavoratori non possiedono ancora i requisiti contributivi per la pensione anticipata – spiegano – e altri non hanno realistiche possibilità occupazionali altrove. È necessario evitare che restino senza prospettive». Filctem Cgil e Fesica Confsal ribadiscono comunque la disponibilità al dialogo: «Siamo pronti a confrontarci e a trovare soluzioni condivise. Ora attendiamo segnali concreti dalla direzione aziendale in merito alle richieste avanzate». Nel frattempo il presidio prosegue per tre giorni, con i lavoratori determinati a mantenere accesa l’attenzione su una vertenza che riguarda non solo 40 famiglie, ma un intero territorio già segnato da altre crisi industriali. «Dopo anni di rumore, polvere, promesse mancate e decisioni discutibili i cancelli si chiudono per sempre. I forni si spengono, le machine tacciono e resta solo un capannone vuoto. Che tristezza» il messaggio completo nell’epigrafe scritta dai dipendenti.l © RIPRODUZIONE RISERVATA