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Referendum Giustizia, Sì o No? Da giudici e pm a Csm e sorteggio, la riforma in 6 punti

di Claudio Zoccheddu
Referendum Giustizia, Sì o No? Da giudici e pm a Csm e sorteggio, la riforma in 6 punti

Urne aperte dalle 7 alle 23 di domenica 22 marzo e dalle 7 alle 15 di lunedì 23 marzo: ecco cosa cambia in caso di vittoria dell’una o dell’altra posizione

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MODENA. La riforma della Giustizia arriva alla prova del voto. Domenica (7-23) e lunedì (7-15) apriranno le urne che decideranno le sorti del quinto referendum costituzionale della storia repubblicana. Orientarsi, però, non è facile. Soprattutto se la scelta dovesse maturare dalla lettura del quesito che gli elettori troveranno sulle schede: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?"». Per evitare improvvise emicranie al seggio, vuoti di memoria indotti dai tecnicismi del quesito o semplici errori figli del disorientamento, è necessario approfondire i temi della riforma prima di impugnare la matita.

1) I temi

La riforma Nordio propone sette modifiche ad altrettanti articoli della Costituzione. Alcune sono sostanziali, altre decisamente più tecniche, ma tutte riguardano il modo in cui è organizzata la magistratura italiana. Il punto è capire cosa cambierebbe nella Costituzione se vincesse il , e cosa invece rimarrebbe invariato se a prevalere fosse il No. Al centro della consultazione ci sono sette modifiche, alcune sostanziali, altre più tecniche, che riguardano il modo in cui è organizzata la magistratura italiana.

2) Csm

Con la riforma si vorrebbero creare due Consigli Superiori della magistratura distinti, uno per i giudici che pronunciano le sentenze e uno per i pubblici ministeri che svolgono le indagini e formulano le accuse.

  • Chi vota Sì ritiene che questa separazione renda più credibile l’imparzialità dei giudici, allontanandoli da chi esercita l’azione penale.
  • Chi vota No pensa invece che un solo Consiglio garantisca meglio l’indipendenza dell’intera magistratura, senza frammentazioni che potrebbero esporre i pm a pressioni esterne.

3) Giudici e pm

Un secondo aspetto riguarda la separazione tra le carriere di giudici e pm. Oggi la Costituzione affida genericamente la funzione giurisdizionale ai magistrati ordinari. La riforma vuole aggiungere un passaggio che renda obbligatoria la distinzione fin dall’inizio dei percorsi professionali.

  • Per chi sostiene il Sì, questo è un modo per assicurare che chi giudica non abbia condiviso esperienze e logiche con chi accusa.
  • Per chi preferisce il No, invece, il sistema attuale garantisce una circolazione di esperienze che arricchisce entrambi i ruoli, tiene insieme l’unità della magistratura ed evita che possa svilupparsi un controllo politico sulle indagini.

4) L’Alta Corte Disciplinare

La riforma prevede la nascita di un nuovo organismo, l’Alta Corte Disciplinare. Oggi è il Consiglio Superiore a occuparsi dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Con la riforma questo compito verrebbe affidato ad un organo separato, composto in parte da laici e in parte da magistrati.

  • Per chi dice Sì, si tratta di un modo per rendere i controlli più trasparenti e per evitare che siano i colleghi a giudicare altri colleghi.
  • Per chi dice No, invece, si corre il rischio che la politica possa avere più facilità a influenzare i procedimenti disciplinari.

5) Il sorteggio

Un terzo punto introduce una novità importante: il sorteggio per la scelta dei membri laici dei Consigli Superiori. Oggi alcuni componenti vengono eletti dal Parlamento. Con la riforma verrebbero invece estratti a sorte da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di professione. L’elenco sarebbe redatto dalle Camere.

  • I sostenitori del Sì credono che questo meccanismo riduca il peso delle correnti organizzate e delle logiche di spartizione.
  • Chi invece voterà No teme che l’estrazione a caso possa portare nelle istituzioni persone meno preparate per un compito così delicato ma soprattutto pensa che l’elenco costituisca una rappresentanza dei partiti di maggioranza.

6) I punti tecnici

La riforma allarga le possibilità di accesso alla Corte di Cassazione. Oggi possono diventare consiglieri di Cassazione, oltre ai magistrati di carriera, anche professori universitari e avvocati con quindici anni di esperienza. La riforma propone di aggiungere anche i pubblici ministeri con almeno quindici anni di servizio.

  • Chi è favorevole vede in questo un arricchimento delle competenze, perché i pm conoscono a fondo il sistma delle indagini e dei processi.
  • Chi è contrario sostiene invece che far entrare nell’organo di vertice della giurisdizione chi ha passato la vita a sostenere l’accusa possa alterare l’equilibrio del giudizio.

Resta la cosiddetta inamovibilità, ovvero la garanzia che un magistrato non possa essere trasferito senza una decisione motivata dell’organo di autogoverno. La riforma lega questa garanzia al Consiglio di appartenenza: i giudici potranno essere spostati solo dal Consiglio dei giudici, i pm solo dal Consiglio dei pm.

  • Per i sostenitori del Sì, questo rafforza la coerenza tra ruolo professionale e organo che decide.
  • Per i sostenitori del No, si rischia di irrigidire troppo il sistema e di accentuare una separazione che potrebbe diventare difficoltosa da gestire. L’ultima modifica, infine, è puramente formale e adatta il testo della Costituzione ai due Consigli superiori.

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