Gazzetta di Modena

Modena

Il ricordo

Rita, la pasionaria: «Il mio Mauro e Bossi, senza di loro la Lega non c’è più»

di Luca Gardinale

	Mauro Manfredini con la moglie Rita e Umberto Bossi
Mauro Manfredini con la moglie Rita e Umberto Bossi

Il ricordo della moglie di Manfredini, il “comunista padano” indimenticato leader del Carroccio emiliano: «Il “Senatùr” era una persona schietta e forte, sapeva dare una carica incredibile»

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Ripensa ai viaggi a Pontida, e a quando lei e Mauro salivano in barca con lui, il Senatùr. E ripensa a quell’uomo venuto da Varese per rivoluzionare la politica italiana. «Un uomo schietto, che quando parlava, ci dava una carica...». Lei è Rita Cadelo, moglie di Mauro Manfredini, il “comunista padano” (scomparso nel 2014) che portò la Lega a Modena e in Emilia, e i pensieri in questi giorni vanno a Umberto Bossi, il fondatore del Carroccio morto giovedì sera a 84 anni. Un rapporto molto importante, quello tra Bossi e Manfredini, fatto di tanti viaggi a Pontida, il mitico luogo del raduno annuale della Lega, ma anche di tante visite che il Senatùr fece a Modena e in provincia, dalla Bassa a Pavullo. «Era una persona davvero speciale - ricorda Rita - una persona allegra, ma allo stesso tempo un uomo delle istituzioni. E soprattutto era una persona che sapeva darti una grande carica, sia quando parlava da un palco, sia semplicemente quando si confrontava con qualcuno, perché il confronto gli piaceva molto. Una persona schietta e sincera: me lo ricordo soprattutto quando andavamo a Pontida, io e Mauro, e salivamo sulla barca con lui per attraversare il Po». E poi c’era il legame tra Bossi e Manfredini, «un rapporto speciale, perché Mauro era il “comunista padano” che aveva portato la Lega in Emilia e a Modena». Una realtà che oggi non c’è più: «La “mia” Lega è molto cambiata - scuote la testa Rita - anzi, oggi non c’è più, se n’è andata con Bossi finito in secondo piano e con Mauro, quando è mancato. Oggi è un partito molto diverso, un partito sfilacciato, un partito che non è più il mio...».

Il ricordo di Riad Ghelfi

Ma a ricordare Bossi è anche un altro leghista della prima ora, anche lui molto vicino a Manfredini, l’ex segretario provinciale Riad Ghelfi, oggi segretario regionale del Patto per il Nord: «Esprimiamo profondo cordoglio - così Ghelfi - per la scomparsa della figura storica e fondatore di un movimento che ha saputo unire un popolo e dare voce a un’intera parte del Paese. Un “vecchio leone” che ha cambiato la politica italiana, trasformando un’idea in una comunità e una battaglia in una coscienza collettiva. Ha portato nei palazzi le istanze di territori troppo a lungo dimenticati, segnando un’epoca. Con la Lega Nord, Bossi ha rappresentato per milioni di persone non solo un leader, ma un punto di riferimento umano e politico». Oggi anche Patto per il Nord Emilia si riconosce in quel percorso, in quelle radici e in quella visione: «Umberto ha fatto la storia - aggiunge Ghelfi - e per molti di noi non è stato solo un leader, ma il padre di una famiglia politica. Io sono uno di quelli che c’era. Uno di quelli che in quella storia si è riconosciuto davvero: a noi ragazzi degli anni ’70, ’80 e ’90 ha insegnato due cose fondamentali, il lavoro e il rispetto per le istituzioni. Ci ha fatto capire cosa significa fare politica sul territorio, stare in mezzo alla gente, e quanto fosse importante entrare nella “stanza dei bottoni” per cambiare davvero le cose. È stato una guida nei momenti più difficili e ci ha dato la forza di guardare avanti».

Il ricordo di Guglielmo Golinelli

«Sono entrato in Lega nel 2008, quando Umberto Bossi era già stato colpito dalla malattia. Non per un’adesione personale al leader, ma per il carisma che aveva espresso e per la forza di una visione politica fuori dagli schemi». È il ricordo di Guglielmo Golinelli, ex segretario provinciale della Lega: «Bossi ha rappresentato una rottura profonda nella politica italiana - spiega - dando vita a un movimento non classificabile né a destra né a sinistra, ma radicato nei territori e nelle comunità, e capace di accendere un sogno nel popolo. Già negli anni Novanta aveva colto temi che oggi sono centrali: dall’immigrazione utilizzata come strumento di compressione salariale e di messa in discussione dell’identità dei popoli, fino alla critica al centralismo europeo e alla moneta unica, anticipando problemi che sarebbero emersi con forza negli anni successivi. Ha avuto il merito di cambiare il linguaggio e le categorie della politica. Oggi, con la sua scomparsa, questo riconoscimento arriva da tutto il mondo politico».

Il ricordo di Stefano Bargi

«Tra i motivi che mi hanno spinto ad entrare in politica, Umberto Bossi e la sua battaglia per la Padania ricoprono un ruolo di primo piano». Il ricordo è di Stefano Bargi, leghista sassolese e consigliere regionale per due mandati. «Ai suoi tempi infatti non si trattava solo di "fare politica" - incalza Bargi - ma eravamo coinvolti in una battaglia di popolo, di appartenenza e di identità, qualcosa che è inimmaginabile nella politica italiana di oggi, purtroppo». Tanti i ricordi del "Senatùr": «Ricordo che quando ci veniva a trovare a Sassuolo e io ricoprivo il ruolo di segretario cittadino, aveva sempre piacere di sedersi a fianco a me, chiedendomi come andava sul territorio e ascoltando anche le osservazioni e le critiche costruttive, il tutto nonostante la malattia. Anche questo è sicuramente un aspetto che manca molto oggi. Ad Umberto posso solo dire grazie - conclude - ed ora riposa in pace».

© RIPRODUZIONE RISERVATA