Costi dell’energia, dazi e guerra, cassa integrazione in aumento: «Sì, i lavoratori sono a rischio»
L’allarme della Cisl Emilia Centrale: «Temiamo che questa tendenza possa aggravarsi, soprattutto a livello strutturale»
MODENA. Costi dell’energia, dazi e intelligenza artificiale stanno entrando nella sfera lavorativa, con un impatto sul settore. Gli effetti sono evidenti, basta analizzare i dati più recenti dell’Osservatorio Inps sul tempo che i lavoratori modenesi hanno trascorso in cassa integrazione nel 2025: l’ordinaria si attestava in diminuzione del 20% rispetto all’anno precedente, passando da poco più di 11 milioni di ore a 8.879.636. Un dato ben diverso emerge per la cassa integrazione straordinaria, in crescita di oltre il 96%, raggiungendo quasi le 3.958.276 ore. «Temiamo che questa tendenza possa aggravarsi, soprattutto a livello strutturale», commenta Andrea Sirianni, segretario della Cisl Emilia Centrale con delega alle tematiche industriali.
Tra le preoccupazioni di Cisl c’è la questione energetica. Per quale motivo?
«I costi energetici sono aumentati ulteriormente. Per sostenerli una ceramica modenese paga quattro volte di più rispetto a un produttore spagnolo e tre volte di più rispetto a uno francese».
A una spesa sempre maggiore per portare avanti la catena produttiva si aggiunge il blocco del flusso di merci destinate agli acquirenti in Medio Oriente. La gravità della situazione?
«L’export modenese verso quei paesi vale circa 878 milioni di euro, con tre filoni principali: macchinari, automobili e piastrelle. Il nostro territorio vende in tutto il mondo, parliamo di un introito pari a 18,3 miliardi solo per l’esportazione. Qualsiasi fatto che turba la libera circolazione delle merci è molto preoccupante».
Il nostro territorio sente il peso del protezionismo americano?
«Sì, i dazi hanno un impatto importante. Si stima che vengano persi dai 70 ai 140 milioni di euro, il che vuol dire una diminuzione tra lo 0,4% e lo 0,8% dell’export provinciale. Come gestire tutti questi problemi? Dobbiamo imparare a governare la crisi prima che dilaghi piuttosto che commentarla il giorno dopo. La nostra struttura manifatturiera è sana, ma si trova di fronte ad enormi sfide di ristrutturazione».
Quale soluzione proponete per agire in modo concreto?
«Da un anno chiediamo di avere una cabina di regia unica, un tavolo a cui siedano Camera di Commercio, università, Agenzia delle Dogane, sindacati, associazioni d’impresa. Bisognerebbe analizzare ogni tre mesi l'andamento dei codici doganali modenesi per capire cosa sta accadendo al nostro export nel mondo e poter intervenire, anche per cercare di contenere l’aumento delle ore di cassa integrazione».
Chiedete che questi stessi soggetti si accordino per redigere una sola analisi dei dati. Cosa significa?
«Bisogna agire sul modo in cui il territorio gestisce i dati, li studia e li trasforma in azione politica e produttiva. A Modena, infatti, viene realizzato il rapporto della Camera di Commercio, un altro di Lapam, un altro ancora di Confindustria. Poi arrivano i sindacati con una relazione diversa dalle precedenti e così via. C’è una moltiplicazione di voci che a volte si contraddicono. Vorremmo ordinarle in una singola analisi, altrimenti non possiamo avere una bussola condivisa, non sappiamo in quale direzione puntare l’ago. Imparare ad agire insieme è importante».
Le realtà lavorative si trovano a dover fare i conti anche con l’AI. Grande potenziale o danno?
«Dal 2023 al 2025 siamo passati da un 5% a un 16% di imprese italiane che utilizzano l’intelligenza artificiale. La crescita di questo dato è molto veloce. Si rischia una polarizzazione tra le grandi realtà, che riescono a fare investimenti anche nell’ambito della formazione per i propri dipendenti, e piccole e medie aziende, non dotate di questa capacità. L’AI Center di Unimore, inaugurato da pochi giorni, può diventare un luogo in cui occuparsi di riqualificazione professionale. Bisogna avere un’attenzione particolare per quei lavori che rischiano di essere trasformati o sostituiti grazie all’automazione».
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