La vedova e i quattro figli di Pierangelo Bertoli cittadini onorari spagnoli
A 90 anni dal colpo di stato del generale Franco che diede inizio alla guerra civile, la Spagna ha omaggiato i combattenti le Brigate Internazionali tra i quali Fausto Pattacini: è il papà di Bruna, moglie del cantautore di Sassuolo. Il nipote Alberto: «Orgoglioso di lui»
SASSUOLO. Tutta la famiglia Bertoli-Pattacini ottiene la cittadinanza onoraria spagnola, in omaggio del nonno antifascista Fausto Pattacini, il papà della moglie del cantautore di Sassuolo Pierangelo Bertoli.
Il riconoscimento
A 90 anni esatti dal colpo di stato del generale Franco che diede il via alla guerra civile spagnola, cruentissima anteprima della seconda guerra mondiale, il governo della Spagna ha deciso di rendere onore ai combattenti delle Brigate Internazionali, gli antifascisti di mezzo mondo che si unirono all’esercito repubblicano poi sconfitti. In totale verranno concesse 171 cittadinanze spagnole onorarie a figli e nipoti di chi all’epoca rischiò tutto. Cinque andranno a Bruna Pattacini, la figlia di Fausto Pattacini, il partigiano Sintoni, e ai quattro figli avuti con il cantautore sassolese Pierangelo Bertoli, Lorna, Emiliano, Alberto e Petra. Nel grande mito delle Brigate Internazionali si trovano artisti come George Orwell e André Malraux, e pure tantissimi italiani, comunisti, socialisti, anarchici, oppositori del fascismo. Un lungo elenco, che comprende anche una settantina di reggiani, tra cui diversi morti proprio in Spagna.
Chi era Fausto Pattacini
Chi sopravvisse alla guerra per poi diventare un capo partigiano è l’allora giovane comunista Fausto Pattacini, originario di Sant’Ilario, futuro padre di Alice e di Bruna. Nato nel 1917, nel 1938 raggiunge clandestinamente la Spagna e si unisce alla Brigata Garibaldi, la formazione italiana delle Brigate internazionali, combattendo nel sanguinoso fronte creato sul fiume Ebro. Quella sconfitta segna anni durissimi. Fugge in Francia e viene rinchiuso in un campo di prigionia prima di venir spedito in Italia, al confino sull’isola di Ventotene. Condannato per renitenza alla leva, rimane in carcere sino al 13 agosto 1943, quando riesce a sfuggire nelle settimane di caos seguite alla deposizione di Mussolini. Torna a Reggio, dove diventa uno dei capi comunisti della Resistenza col nome di battaglia “Sintoni”, sia come gappista impegnato in azioni in città sia alla guida di diverse brigate Sap in montagna e in pianura. Nel dopoguerra, è uno dei referenti del Pci reggiano, funzionario e presenza fissa nelle stanze di palazzo Masdoni fino agli anni’80. “Sintoun” era una figura quasi leggendaria per i giovani militanti, con il suo passato di resistenze in mezza Europa e il cipiglio severo di chi per la causa aveva dato tutto. Con lui in Spagna, nei mesi delle Brigate Internazionali, c’erano tanti compaesani come l’anarchico villaminozzese Enrico Zambonini, poi fucilato il 30 gennaio 1944 a Reggio assieme a don Pasquino Borghi, il futuro partigiano Giovanni Bertolini, altra grande figura del primo Pci reggiano del dopoguerra, e Camillo Berneri, socialista poi diventato uno dei grandi pensatori dell’anarchismo italiano.
L’orgoglio del nipote Alberto
«Non c’è momento migliore per diventare spagnolo, questo onore ci viene dalle battaglie di “Sintoni” il nostro eroe, ma soprattutto nostro nonno che poi diventò comandante Sap. Ora e sempre resistenza», commenta orgoglioso Alberto Bertoli, oggi conosciuto cantautore sulle orme paterne. Anche il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari si unisce ai festeggiamenti: «Si tratta di un riconoscimento che rende omaggio al coraggio di un uomo che, giovanissimo, lasciò la propria terra per difendere ideali universali di libertà, combattendo nella Brigata Garibaldi sul fronte dell’Ebro e pagando un prezzo altissimo tra prigionia, confino e guerra, prima di tornare a contribuire alla costruzione della nostra comunità democratica. A tutta la famiglia Pattacini, e in particolare a Bruna e ai suoi figli, va l’abbraccio riconoscente della città. Questo traguardo è anche della comunità, che si riconosce nei valori dell’antifascismo, della solidarietà e della giustizia».
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