«Incendiarono i camion per ritorsione»: i tre componenti della famiglia a giudizio
Il rogo nella notte dell’8 maggio 2025 a Nonantola, tra via Gazzate e via Leonardo Da Vinci, in una ditta ditta di autotrasporti. Dal telefono anche minacce di morte
NONANTOLA. Hanno incendiato i due camion per ritorsione nei confronti dell’azienda di autotrasporti, per questioni economiche. Con questa accusa sono finiti a processo ieri – 24 marzo – i tre componenti di una famiglia di Ravarino.
Il rogo
Il fatto è accaduto nella notte dell’8 maggio 2025 a Nonantola, tra via Gazzate e via Leonardo Da Vinci, presso la sede dell’azienda. All’improvviso è divampato un incendio che ha distrutto due camion con rimorchio che non erano parcheggiati vicini. Da subito quindi si è fatto strada il sospetto del dolo. Nonostante il rapido intervento dei vigili del fuoco, i due grossi camion andarono completamente distrutti, con danno ingente per l’azienda.
Le indagini
I carabinieri avviarono subito indagini, che hanno coinvolto questa famiglia di Ravarino, il cui capofamiglia conosceva da vent’anni il titolare della ditta di autotrasporti, con cui aveva avuto un dissidio per ragioni economiche. I sospetti si sono concentrati su di lui perché il suo cellulare, al momento del fatto, è risultato agganciato alla cella telefonica più prossima al luogo dell’incendio. E poi sono stati scoperti messaggi inquietanti inviati da quel telefono in cui lui apertamente minacciava di morte il titolare. Anche espliciti “io ti uccido”. Per due componenti della famiglia è scattato anche il braccialetto elettronico.
Nodo telecamere
Ma l’esame dei filmati di videosorveglianza non ha materialmente mostrato la presenza dei tre nella zona nel momento del rogo, ed è un elemento questo su cui puntano forte, ora a processo, gli avvocati difensori, Andrea Mattioli e Valentina Mazzacurati. Ieri pomeriggio i tre infatti sono stati rinviati a giudizio, in concorso, con l’accusa di stalking, danneggiamento seguito da incendio, danneggiamento di altri mezzi ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Persone offese e ditta si sono costituite parte civile, attraverso l’avvocato Francesco Varvaro.
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