Primavera nei parchi a Modena, luci e ombre: «Sempre più persone ci dormono»
Parte la bella stagione, abbiamo fatto un check up del verde pubblico in città insieme ad attivisti e volontari: «Serve più manutenzione, tanti i bivacchi che lasciano sporco tra le piante»
MODENA. Con l’arrivo della primavera i parchi tornano ad animarsi, ma per i modenesi serve “più presidio e più manutenzione”. La bella stagione riporta il verde pubblico al centro della vita urbana. I cittadini escono all’aria aperta in un’atmosfera di socialità e quiete. Ma è davvero questa la realtà dei parchi della città? La parola ai modenesi. Secondo le recenti segnalazioni, le problematiche più urgenti riguardano le cattive frequentazioni e la necessità di un maggiore presidio nelle zone più sensibili. «Fenomeni di spaccio sono ormai routine al parco XXII Aprile e al parco Ferrari – afferma l’attivista Mattia Meschiari – Una soluzione che molti residenti iniziano a citare è quella di recintare le zone dove avvengono gli scambi di droga: questo potrebbe in parte limitare gli ingressi in certi orari e forse evitare anche i bivacchi improvvisati che contribuiscono al disordine».
Parco Divisione Acqui
A questo proposito, è emblematico il caso del parco Divisione Acqui. Più volte lo stesso Meschiari ha denunciato la presenza di una casa di fortuna in cui sembra viva una donna. In mezzo alla vegetazione sono stati trovati teli di plastica con coperte e un fornelletto, vestiti sparsi, rifiuti vari, bottiglie rotte: una situazione di forte criticità che perdura da tempo. «Qualche tempo fa avevo chiamato l’associazione Porta Aperta, ma dicono che devono intervenire prima gli assistenti sociali» sostiene Roberta, una cittadina residente nei pressi del parco. «Quest’estate c’era una situazione simile anche al parco della Resistenza: passavi e vedevi tende piantate in mezzo al prato. Un accampamento - racconta Paolo, un altro testimone. - Poi li hanno mandati via, ma il fatto è che lasciano tanta sporcizia e l’immagine del parco ne risente». Si tratta evidentemente di persone in difficoltà, spesso se non sempre innocue; purtroppo, però, se abbandonate alla strada, contribuiscono al degrado e peggiorano la percezione dei parchi come luoghi insicuri. Senza un presidio costante, con il clima più mite e la fine dei programmi di accoglienza invernale, questo rischio aumenta.
Parco Ferrari e parco Amendola
Un’altra situazione segnalata da tempo è quella del parcheggio del parco Ferrari lato via Emilia, dove — oltre a vari rottami abbandonati da mesi — vivono alcuni senza tetto all’interno di vecchi van. «Lasciano tutto sporco per terra ed è uno schifo» racconta Cinzia, una frequentatrice. Nella stessa zona la recinzione è stata vandalizzata in più punti e, finché non sarà riparata, risulta inutile chiudere i cancelli del parco durante gli orari notturni. Oltre ai controlli delle forze dell’ordine e alla chiusura serale delle aree verdi, esistono altre soluzioni? Una proposta ricorrente per stimolare i cittadini a frequentare i parchi in tranquillità è l’apertura di aree di ristoro. È un’opzione che i frequentatori del parco della Resistenza e del parco XXII Aprile citano spesso, prendendo come esempio il caso del bar Loving Amendola, nel cuore dell’omonimo parco. «D’estate è sempre affollato, ma abbiamo vari clienti anche nei mesi autunnali o primaverili, sia nei giorni feriali — soprattutto quando i bambini escono da scuola — che nel weekend» spiega Chiara, una barista del locale. «E di problemi legati alla sicurezza non ne abbiamo avuti ultimamente». Il progetto di riqualificazione iniziato nel 2021 ha dimostrato che creare attività di coinvolgimento per i cittadini dà risultati concreti. Come già accennato, al degrado di alcune aree verdi concorre anche lo stato di manutenzione delle infrastrutture e delle dotazioni dei parchi. Al di là delle recinzioni e della gestione dei rifiuti, i cittadini segnalano margini di miglioramento in relazione ai camminamenti, ai laghetti, alle staccionate, alla vegetazione e molto altro.
Parco della Repubblica e Bonvi Parken
Per quanto riguarda i camminamenti del verde urbano, il parco della Repubblica e Amendola Nord (Bonvi Parken) registrano le situazioni più urgenti su cui intervenire. Il primo quasi non presenta sentieri asfaltati: «Basta che piova mezza giornata e diventa inaccessibile sia in bici che a piedi” lamenta Matteo, un residente. Lo stesso vale anche per Amendola Nord che, seppur asfaltato, presenta sentieri malmessi e pericolosi, soprattutto per ciclisti e anziani. Il problema riguarda anche i camminamenti intorno al Loving Amendola: «Sono costretto a fare il percorso più lungo, dove so che non ci sono crepe, altrimenti cado» denuncia un signore in sedia a rotelle. «Anche per chi va in bici, soprattutto la sera, ci sono buchi nell’asfalto a cui bisogna fare molta attenzione». A quanto pare, i lavori di restauro e integrazione dei percorsi verranno attuati a settembre, finanziati per un importo di 450 mila euro. Slitta invece al prossimo anno la risoluzione di un’altra storica problematica del parco Amendola Sud: il ritiro delle acque del lago grande, di proprietà del Comune. «È un disastro! Tanto che ormai i pescatori si mettono nelle zone che, fino a pochi mesi fa, erano sommerse dall’acqua» commentano alcuni frequentatori. «Lo stanno lasciando andare: in 40 anni che sono qui non l’ho mai visto ridotto così». La valutazione fatta dal Comune il mese scorso conferma che le condizioni del lago sono molto compromesse, tanto da richiedere un intervento che potrebbe superare i 600 mila euro.
Parco della Resistenza
Restando in tema di impianti idrici, spostandosi al parco della Resistenza, «il fossato lungo il percorso natura è in condizioni pietose: non c’è quasi più acqua, solo sterpaglie secche e la staccionata spezzata che ci è caduta dentro» racconta un frequentatore. Tali criticità erano state parte della discussione sull’ammaloramento dell’area, portata in consiglio comunale su proposta del consigliere Dario Franco (FdI). In quell’occasione si sottolineò anche la condizione delle insegne con i nomi delle brigate partigiane, “ormai diventate illeggibili”, secondo quanto riportato da Giovanni Bertoldi (Lega Modena).
L’impegno dei volontari
Parlando della realtà dei parchi modenesi e della loro manutenzione, è doveroso citare l’impegno costante delle varie associazioni volontarie. Tra le tante, il gruppo Plastic Free Modena, ad esempio, si occupa della raccolta dei rifiuti negli spazi verdi ed è intervenuto recentemente per ripulire l’area di San Cataldo. Un lavoro simile viene svolto dall’organizzazione di tutela ambientale Modena Pulita, composta principalmente da giovani che hanno a cuore l’ambiente e la cura della città. Infine, il gruppo “Verde e Panchine”, composto principalmente da pensionati, si dedica da anni alla ricostruzione delle panchine danneggiate. Ciò che è emerso dalle parole dei modenesi rispecchia una realtà da monitorare costantemente per rispondere alle problematiche e alle proposte portate da chi vive quotidianamente i parchi. Un’opportunità importante per migliorare gli spazi verdi e renderli ancora più centrali nella socialità urbana è l’accordo quadro approvato dal Comune lo scorso 12 marzo: un piano strategico quadriennale da 80 milioni di euro per la gestione e la manutenzione del patrimonio culturale di Modena. “Il sistema”, ha detto il sindaco, “interesserà circa 4 milioni e 456 mila metri quadrati di verde pubblico”. Chissà che questo non possa essere il segnale di un cambiamento decisivo.
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