Donna col burqa a Modena, Carlo Giovanardi scrive al prefetto: «Denuncio ma nessuno fa nulla»
L’ex ministro si rivolge a Fabrizia Triolo: «In Italia è proibito circolare col volto coperto»
MODENA. Continua la battaglia dell’ex ministro e senatore modenese Carlo Giovanardi contro le donne che portano burqa e niqab in città, coprendo il viso delle persone. «Ho segnalato formalmente alla signora prefetto di Modena – spiega Giovanardi – che giovedì 12 marzo, alle 16.20, davanti alla chiesa di San Biagio, in via Emilia, ho visto transitare una signora (in burqa o niqab diretta verso il centro città, mentre in senso inverso stava transitando una pattuglia in moto della polizia municipale. Moltiplicandosi i casi di tale uso in città, ho segnalato la cosa agli agenti, chiedendo loro di verificare l’identità della persona totalmente mascherata, ma mi hanno cortesemente spiegato che in base a un’interpretazione di una circolare ministeriale di una ventina di anni fa, sarebbe legittimo in Italia usare tali indumenti in pubblico. A questo punto gli agenti, malgrado mi fossi già presentato come ex parlamentare e ministro, mi hanno invitato (sempre cortesemente) a mostrare un documento di identità, cosa che naturalmente ho immediatamente fatto. Ho chiesto pertanto al prefetto - incalza l’ex parlamentare - di chiarire attraverso il ministero degli Interni se esiste in Italia il diritto di circolare totalmente mascherati accampando motivazioni religiose. Ricordo a proposito che il comitato per l’islam italiano presso il ministero degli Interni, composto da 19 membri, tra musulmani e non, con esperti, intellettuali ed imam rappresentativi del panorama islamico italiano, ha espresso formalmente un parere sulla questione. Nel parere, il comitato si esprime favorevolmente alla proibizione di usare in pubblico burqa o niqab, raccomandandosi soltanto "di omettere dai testi di legge ogni riferimento alla religione o all’islam, limitandosi alla formulazione secondo cui nel divieto previsto nella proposta devono intendersi ricompresi gli "indumenti denominati burqa e niqab", prescindendo dunque implicitamente da quali siano le motivazioni che spingono alcune persone ad indossarli. Rimango in attesa di una risposta», chiude Giovanardi.
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