Svolta Parmigiano Reggiano: l’export ha messo la freccia
Più della metà del giro d’affari al consumo arriva dall’estero, il mercato interno al 49,5%: in un anno vendite in calo del 10%
MODENA. Un piede sul freno alla produzione e, subito dopo, un piede a martello sulle esportazioni verso il mercato estero, che per la prima volta da quando esiste il Consorzio ha superato per volumi di vendita quello del Parmigiano Reggiano che si consuma in Italia. Tutto questo, senza perdere di vista il legame con i territori di produzione, anzi rafforzando il più possibile il vincolo tra un prodotto di altissima qualità e un territorio che, anche grazie a quel prodotto può rivalutarsi anche dal punto di vista del turismo. Può riassumersi così l’annuale momento di confronto del Consorzio del Parmigiano Reggiano con la comunità economica. Nel Palazzo dei Giureconsulti, a Milano i vertici del Consorzio - il presidente Nicola Bertinelli, il direttore Riccardo Deserti, il responsabile Marketing Carmine Forbuso e il destination manager Cristiano Casa - hanno tracciato, ognuno per le proprie competenze, la rotta che il Consorzio del Parmigiano Reggiano dovrà seguire nei prossimi anni.
Prezzi e consumi
Sul fronte dei prezzi, per il 12 mesi la media annuale si è attestata a 13,22 euro al chilo (+20,6% rispetto 2024), mentre per il 24 mesi l’aumento è stato del +24,8%, passando da 12,50 euro a 15,59 euro nel 2025. E l’assemblea dei produttori consorziati che si è tenuta mercoledì nel Parmense ha un utile di esercizio di 192.679 euro contro i 158.447 che si erano registrati nel 2024- Fuor di retorica, davvero il 2025 ha serie probabilità di passare alla storia per un anno cruciale sul futuro della Dop. E non solo per questa inversione di tendenza nei consumi che il presidente Nicola Bertinelli ha spiegato da una parte con l’inverno demografico di cui è ostaggio il nostro Paese e dall’altra con il declino della classe media, che dal punto di vista del reddito è costretta a tagliare alcune spese. L’anno chiuso in positivo dal Consorzio dei produttori passerà alla storia anche per la decisione - approvata anche dai casari in un’assemblea che Bertinelli non ha esitato a definire storica - di raffreddare la spinta produttiva, anche a costo di una manovra "lacrime e sangue" per i casari che ogni mattina all’alba reiterano il "miracolo laico" del Parmigiano Reggiano. E guardare al mondo, alle sfide quotidiane dei mercati - su cui gravano incertezze geopolitiche che per gravità non hanno precedenti - con l’ottimismo di chi sa che rotta intraprendere anche solo per il fatto che una rotta alternativa, al momento non esiste.
Se da un lato il giro d’affari al consumo ha raggiunto i 3,96 miliardi, per la prima volta più della metà di questo giro si registra fuori dall’Italia dove il calo è attorno al 10%. Un calo che è più sulle quantità, sui tagli e sul peso delle punte che non sul numero dei consumatori. «Si è sicuramente ridotta la frequenza degli acquisti, e magari è scesa anche la quantità che si va ad acquistare. Del resto - è il paragone di Bertinelli - non è che chi acquista Champagne lo fa perché gli serve un vino bianco con bollicine per cena.
Gli altri mercati
Preso atto delle tasche sempre più vuote degli italiani, ecco allora che la Dop inverte la rotta e punta decisa all’estero. Dove però regna l’incertezza. È il caso degli Usa, il primo mercato estero del nostro formaggio. «Io - ha spiegato Bertinelli - resto ottimista, anche se in questo momento l’incertezza regna sovrana e soprattutto condiziona chi, ad esempio prima dello scoppio dell’ultimo conflitto in Medio Oriente, era orientato ad acquistare mentre adesso si è fermato».
Marketing decisivo
Carmine Forbuso, responsabile Marketing ha quindi illustrato l’idea di investire oltre 34 milioni di euro in promozione del Prodotto, icona del Made in Italy che va in giro per il mondo sponsorizzando grandi eventi come le squadre del Super Bowl o il Tennis al Masters 1000 di Miami, ma anche, per tornare in Italia, il Salone del Mobile e il Vinitaly.
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