Svolta per Gigetto, il Pd: «Rifacciamo la linea»
Il vicesegretario Lenzini spiega come si pensa di trasformare il treno che collega Modena a Sassuolo
MODENA. Sul trenino Gigetto Modena-Sassuolo, è arrivato il tempo di passare dalla parole ai fatti. Da anni si dice che il collegamento così come è non va. Ora i gruppi consiliari Pd dei cinque comuni interessati dal suo passaggio (Modena, Formigine Fiorano, Maranello e Sassuolo) hanno deciso di passare alla fase propositiva. Prima tappa: discussioni nei rispettivi consigli comunali, oggi a Modena. Ma come nasce questa iniziativa? Ne abbiamo parlato con Diego Lenzini, vicesegretario provinciale e capogruppo a Modena.
Diego Lenzini, come è nata la vostra mozione e qual è il vostro obiettivo?
«È da oltre vent’anni che si parla di Gigetto come di un servizio limitato e problematico ed è da oltre vent’anni che si valuta il problema e si suggeriscono soluzioni con una visione parziale e spesso di parte. Avevamo bisogno di fare un passo in avanti e di farlo come territorio tutti insieme. Ad oggi Gigetto non risponde neanche in minima parte al suo reale potenziale di proposta alle esigenze dei cittadini e di contributo all’innovazione del trasporto pubblico nel nostro territorio. In città, per esempio, fa solo due fermate, non è molto usato e i tempi d’attesa dei passaggi a livello con la nuova normativa nazionale sono diventati troppo lunghi e insopportabili. Per non dire che, invece di trovare soluzioni per alleggerire, si è dovuto mettere nuovi “ostacoli” come, per esempio, la nuova sbarra in via delle Fornaci. Stiamo però parlando di un’infrastruttura che potenzialmente può essere una grande opportunità per il territorio, a patto di trasformarla in qualcosa di agile ed efficiente e che superi le criticità che oggi ci sono: di una linea che collega cinque ospedali tra cui il Policlinico, Baggiovara e Sassuolo, plessi scolastici, piscine e centri di aggregazione, grandi parchi, importanti aree industriali e artigianali. E a Modena attraversa l’area residenziale più popolosa, parte dalla stazione dei treni, raggiunge i centri di città importanti come Sassuolo e Formigine, serve grandi frazioni “satellite” come Baggiovara e Casinalbo. Per tutto questo può e deve essere un’ottima alternativa alla mobilità privata. Anzi può e deve diventare la principale modalità di mobilità sull’asse».
Finora ci sono state visioni diverse su Gigetto tra il centrosinistra modenese e quello del Distretto… come avete trovato un accordo?
«Siamo partiti dai bisogni dei cittadini e delle aziende, quelli di oggi e quelli futuri. Ogni territorio vive questa infrastruttura in modo diverso e peculiare. Essere consapevoli di questo e disponibili, non rivendicare il “minimo sindacale” per sé, ma il massimo comune denominatore, condividere gli obiettivi e le prospettive, agevola tutti sia in termini di credibilità e di fattibilità del progetto sia rispetto alla qualità del servizio che si andrà offrire ai propri territori. Massimizzerà il servizio e minimizzerà i disagi. Per tutti».
Il vostro obiettivo è “un’infrastruttura moderna e ad elevata frequenza”: puntate a mandare in pensione il treno? Su quale mezzo puntare?
«Credo che si debba incentrare la discussione, a partire da quella politica, non sul tipo di mezzo di trasporto utilizzato o su come è strutturata l’infrastruttura ora, ma sulle caratteristiche che il servizio debba avere per rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori e che sulla base di quanto definito si dia mandato ai tecnici di trovare la soluzione più idonea. Il treno sappiamo che ha dei limiti normativi, in particolare sui passaggi a livello e che rende tecnicamente difficile aumentare le fermate e le corse. Sappiamo anche che in Europa e in Italia esistono esperienze di successo di mezzi alternativi al treno che hanno svoltato il trasporto pubblico locale anche in città della dimensione di Modena e in territori policentrici come il nostro. Senza abbandonare il ferro che rimane preferibile alla gomma: tram, tram-treno, metropolitana di superficie… Tutte hanno degli aspetti positivi e senz’altro anche qualche limite da approfondire: l’obiettivo della mozione è lanciare uno studio di fattibilità tecnico-economico per definire la soluzione più efficace ed efficiente per il nostro territorio e promuoverne la conseguente progettazione».
Come risolvere il nodo dei passaggi a livello?
«Superare i passaggi a livello è uno degli obiettivi che ci si è dati nell’individuare la possibile nuova tecnologia. Alcune di quelle citate prevederebbero la sostituzione dei passaggi a livello con dei semplici semafori che rimarrebbero rossi il tempo del passaggio del mezzo e potrebbero essere attivati in modo più intelligente e non impattante sul resto della mobilità».
In un contesto in cui mancano le risorse, dove trovare quelle per un’operazione così complessa?
«È vero, le risorse per il trasporto pubblico sono calate enormemente, soprattutto con questo Governo, ma non sono azzerate. Bologna sta facendo il tram e in Romagna si è fatta la metromare. Tante altre città stanno facendo investimenti. A tutti, istituzioni e stakeholder del territorio, deve interessare trovare le risorse per ripensare e modernizzare Gigetto. Non si tratta solo di migliorare il trasporto pubblico, ma di promuovere lo sviluppo di tutto il territorio attraversato e adiacente».
In passato avete proposto come Pd di allargare l’infrastruttura anche ad altri territori...
«La spina dorsale è la Modena-Sassuolo, ma l’obiettivo è renderla efficiente, funzionale e utilizzata per poterla poi allargare e collegare eventualmente altri territori, da Maranello a Vignola senza dimenticare la stazione dell’alta velocità Medio Padana, connettendo l’attuale tracciato con quello da Sassuolo a Reggio. Ovviamente tutto questo dipende dalla tecnologia che si andrà a scegliere: se renderà possibile, con corse idonee, lasciare la linea principale per addentrarsi con il mezzo appropriato nel territorio, aumenterà il bacino di utenza, la qualità e l’efficacia del servizio, il numero di passeggeri, la sostenibilità del progetto».
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