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L’intervista

L’abbraccio al pompiere Marco, in pensione dopo 35 anni: «Vi racconto la soddisfazione più grande»

di Daniele Montanari

	L'abbraccio a Marco Fulgeri, vigile del fuoco che va in pensione
L'abbraccio a Marco Fulgeri, vigile del fuoco che va in pensione

Omaggio con la tradizionale “lavata” a Fulgeri, capo distaccamento di Pavullo: «Le grandi emergenze in Italia le ho fatte tutte. Aiutare le persone comuni ogni giorno è la cosa più bella»

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PAVULLO. Una bella “lavata”, come nella tradizione, e poi un grande abbraccio, con la festa organizzata a sorpresa in cui sono venuti colleghi da tutta la montagna. Così i vigili del fuoco hanno salutato sabato Marco Fulgeri, capo distaccamento di Pavullo, che dal 1° aprile è ufficialmente in pensione dopo 35 anni di servizio. Una figura cruciale per Pavullo, dove abita, tanto che è venuto per l'omaggio anche il sindaco Davide Venturelli: «Un grazie di cuore per tutti questi anni di lavoro portato avanti con grandissima serietà, passione e sensibilità – sottolinea – ei migliori auguri di buon lavoro al nuovo capo distaccamento ea tutti i vigili di Pavullo e della montagna».

Fulgeri, una bella sorpresa?

«Assolutamente sì, non me l'aspettavo sinceramente. Avevo messo in conto sabato mattina, quando sono smontato, la classica “lavata” di saluto. È nella nostra tradizione, e hanno usato abbondantemente le pompe. Pensavo che fosse finita lì. Poi verso mezzogiorno con una scusa mi hanno richiamato in caserma, e lì ho trovato tanta gente a salutarmi, anche vecchi colleghi. Non me l'aspettavo così tanto affetto, grazie ancora di cuore a tutti».

Che percorso è stato il suo?

«Sono entrato nei vigili del fuoco nel 1991, e sono sempre rimasto in provincia. Prima a San Felice, poi a Modena e Pavullo. Poi sono diventato caposquadra a Sassuolo, per poi tornare a Pavullo nel 2022 e chiudere la carriera qui come capo distaccamento».

Sono stati 35 anni intensi…

«Le grandi emergenze le ho fatte tutte, in giro per l'Italia: l'eruzione dell'Etna del '91-'93, l'alluvione in Versilia nel '96, il terremoto in Umbria e Marche nel '97, quello a L'Aquila nel 2009... E poi ovviamente tutte le grandi calamità in provincia, come il terremoto nella Bassa nel 2012 e l'alluvione del 2020, poi quella del 2023 in Romagna... Sarebbe lungo l'elenco. Quello di Modena è un Comando molto attivo, che viene chiamato ovunque in Italia per le emergenze, grazie alla struttura regionale di Protezione civile, che è un fiore all'occhiello. C'ero anche in Liguria per i devastanti incendi boschivi ad Arma di Taggia, in una zona montuosa particolarmente impervia dove bisognava operare con i Canadair. È stato lì che ho deciso di diventare Dos, direttore delle operazioni di spegnimento, colui che fa da “torre di controllo” per il Canadair. Ho avuto subito un'importante esperienza sul campo a Valdalbero, a Lama Mocogno, nell'agosto 2017. Ero io il Dos di riferimento: è stata una fatica immensa per due giorni, però alla fine credo che abbiamo operato molto bene. Ora a Pavullo abbiamo il Centro di addestramento Dos: grande orgoglio e occasione di crescita».

La soddisfazione maggiore?

«Per me, e credo anche per tanti colleghi, è quella dell'aiuto alle persone comuni, nelle piccole e grandi emergenze quotidiane: dall'apertura porte per la vecchietta rimasta fuori, all'incendio della casa. Sono momenti difficili o difficilissimi per chi li vive, e noi siamo non solo l'intervento, ma l'appoggio anche umano nella prova. Quello che mi porto dietro dopo tanti anni è il grazie sincero delle persone che abbiamo aiutato, correndo i rischi necessari, e confortato come potevamo. È il tornare a casa la sera sapendo di aver fatto del bene a chi era in difficoltà. È questo che rende il vigile del fuoco speciale, questo richiamo che mi porterebbe anche domani, se potessi, a uscire di nuovo con la sirena». 

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