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Il caso

Mamma casalinga va a processo per il sussidio. Motivo? Il figlio vive con la fidanzata

di Daniele Montanari

	La mamma casalinga va a processo per il sussidio ricevuto
La mamma casalinga va a processo per il sussidio ricevuto

La donna 60enne di Concordia è accusata di falsità sul reddito di cittadinanza: il figlio lavoratore per lo Stato era ancora parte della famiglia e con il suo reddito non permetteva di ricevere sussidi

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CONCORDIA. Va a giudizio per indebita percezione del reddito di cittadinanza perché... non ha detto che il figlio adesso vive con la fidanzata. Per quanto singolare, è tutto assolutamente vero, e la signora in autunno dovrà affrontare un processo per 2mila euro. Somma che, per quanto contenuta, secondo l’accusa è stata indebitamente percepita.

Il caso

Il caso riguarda una 60enne italiana che vive a Concordia con il marito e due figli. Ha anche un terzo figlio, che però è andato fuori casa a vivere con la sua fidanzata. Ha quindi un lavoro che gli permette di mantenersi. La signora invece ha sempre fatto la casalinga, e non aveva nessuna entrata da lavoro, come gli altri restanti componenti del nucleo famigliare. Così aveva pensato di fare domanda per ottenere il reddito di cittadinanza, che gli è stato riconosciuto con un contributo da parte dello Stato piuttosto contenuto: mille euro all’anno. Le sono stati corrisposti all’inizio del 2022 (per l’annata 2021) e del 2023 (per l’annata 2022). L’Agenzia delle Entrate però, come per tanti altri casi in giro per l’Italia, ha approfondito le verifiche, ed è giunta alla conclusione che se avesse indicato anche il terzo figlio tra i componenti del nucleo famigliare, non avrebbe avuto più diritto al reddito di cittadinanza, a fronte delle entrate finanziarie che lui assicurava con il proprio lavoro. Per lo Stato, lei non lo aveva indicato apposta per poter beneficiare del contributo, compilando una dichiarazione mendace.

Si va a processo

Posizione condivisa dalla Procura (pm Ilaria Corbelli) nel chiedere al giudice il rinvio a giudizio per illecito nella percezione del reddito di cittadinanza. E così il giudice ha disposto. In base a una sentenza di Cassazione infatti, l’indebita percezione del reddito di cittadinanza è ancora reato qualora la falsità negli atti sia influente nella sua assegnazione. E in questo caso lo era. L’avvocato della signora, Marco Malavolta, è convinto di riuscire a dimostrare in dibattimento, sentendo anche la testimonianza della fidanzata del figlio, che lui di fatto era già al di fuori del nucleo famigliare, anche se formalmente ne faceva ancora parte. «La signora ha indicato nella domanda la realtà di fatto – osserva il legale – confidiamo che in aula possa emergere la sua buona fede».

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