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Tribunale

Sprangate contro i negozianti per rubare l’incasso. Patteggia tre anni per due rapine

di Stefania Piscitello
Sprangate contro i negozianti per rubare l’incasso. Patteggia tre anni per due rapine

Il 30 settembre a San Dalmazio e il giorno dopo a Pozza

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MARANELLO. Ha patteggiato tre anni di pena ieri mattina in tribunale l’uomo accusato di due rapine con lesioni, messe a segno tra il 30 settembre e il 1 ottobre 2025 tra San Dalmazio e Pozza di Maranello, episodi avvenuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

I colpi

Nel primo caso, la sera del 30 settembre, aveva preso di mira un negozio di alimentari di via San Dalmazio, a Serramazzoni. Secondo la ricostruzione, era entrato nel locale e aveva agito con violenza colpendo il titolare con un tondino di ferro di 55 centimetri riuscendo a impossessarsi del cassetto del registratore di cassa. All’interno, però, non vi era denaro. L’aggressione aveva provocato alla vittima una ferita lacero contusa all’orecchio sinistro, giudicata guaribile in sette giorni. Il giorno successivo, il 1° ottobre, si era invece spostato a Pozza di Maranello, alla Caffetteria dell’Angolo di piazza Toscanini, dove il colpo aveva fruttato circa 190 euro. Anche in questo caso l’azione era stata caratterizzata da violenza: la dipendente era stata colpita più volte con uno strumento metallico agli arti superiori e alla testa, riportando lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.

Il racconto e la ricostruzione

A ricostruire quei momenti era stata la stessa barista: «Quando ho alzato gli occhi, aveva in mano la punta di un trapano. Ho gridato, e ho tentato di ripararmi, ma lui ha colpito, sferrandomi tre colpi tra schiena, spalla e braccio. Ero terrorizzata». E ancora: «Non riesco a togliermi dalla testa l’immagine del suo volto, rivivo ancora l’istante in cui lo vedo sollevare la spranga».

Le immagini delle telecamere del locale avevano consentito di ricostruire la dinamica e di indirizzare rapidamente le ricerche. L’uomo era stato rintracciato poche ore dopo dai carabinieri, ancora in possesso di parte del denaro e dell’oggetto utilizzato durante l’aggressione. Solo in un secondo momento, attraverso ulteriori e accurati accertamenti, i militari avevano collegato anche la rapina della sera precedente a San Dalmazio.

Ad assistere la vittima della rapina di Pozza era presente l’avvocato Gianni Casale. L’uomo è stato difeso dagli avvocati Valentina Mazzacurati e Andrea Mattioli. Nel corso del procedimento è emerso che ha chiesto scusa fin da subito ed era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti al momento dei fatti.

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