Un impegno concreto per restaurare la tela della nostra memoria
MODENA. Ricucire i fili della nostra memoria, ripristinare e restaurare la tela. Se dovessi indicare un compito, una linea guida per questo giornale, chiederei alle migliori penne della Gazzetta di tenere, ogni giorno, una rubrica fissa. Alternandosi in questo lavoro di scrittura. Tutti i giorni un pezzo di storia degli ultimi 100 anni, non necessariamente in ordine cronologico, con la massima libertà. Oggetto del pezzo quotidiano un evento o un capitolo importante della nostra storia che ha inciso, positivamente o negativamente, sulle nostre vite o su quelle dei nostri genitori o dei nostri nonni, alternato a piccole storie dimenticate o sconosciute. Una sola regola: ogni storia del nostro passato deve essere in grado di illuminare il nostro presente, guardando al futuro. La rubrica deve essere indirizzata principalmente alle nuove generazioni mettendo in connessione ciò che accade oggi, in Italia e nel mondo, con il nostro passato. L’idea di questa rubrica quotidiana è la stessa che mi ha portato in questi anni a evocare, in teatro e al cinema, alcuni Fantasmi della nostra Storia, come quelli di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini, ma anche quelli di Carlo Emilio Gadda o di Enzo Tortora: la constatazione che, terminati gli anni ’70 dello scorso secolo, qualcuno abbia iniziato intenzionalmente a manomettere la nostra tela. Cancellare la memoria storica danneggiando, giorno dopo giorno, la nostra capacità individuale di ricordare, è stato uno dei maggiori danni di sistema arrecati al nostro Paese. Ho constatato che i fantasmi del nostro passato si materializzano spesso nei teatri perché in quei luoghi c’è ancora una qualità di silenzio e concentrazione difficile da trovare altrove. Ma anche la lettura di un quotidiano, un tempo preghiera laica del mondo moderno, attraverso una forma sorprendente di scrittura potrebbe aiutarci a guardare in maniera meno confusa al nostro futuro.
