Gazzetta di Modena

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Il cordoglio

Roberto morto sul lavoro a San Felice, il ricordo: «Era un fabbricatore di sogni e bellezza, colonna del Villaggio di Fantozzi»

di Stefania Piscitello

	Da sinistra Galassi, Gavioli e Gatti
Da sinistra Galassi, Gavioli e Gatti

Le parole del regista Paolo Galassi: «Non era solo un padre eccezionale, una persona estremamente seria e disponibile, ma era anche un artista, un visionario»

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SAN FELICE. San Felice perde un fabbricatore di sogni e bellezza nell’incidente sul lavoro in cui ha perso la vita ieri – 4 aprile – Roberto Gavioli, 73 anni. Uno di quelli capaci di trasformare un’idea in materia, di riempire piazze e strade con scenografie monumentali fino a rendere il paese un grande set a cielo aperto. Dietro eventi come il Villaggio di Fantozzi e Cinevalley c’era soprattutto la sua mano, il suo lavoro silenzioso e continuo, fatto di mesi di fatica e di una capacità rara di costruire, davvero, ciò che altri riuscivano solo a immaginare.

Il ricordo del regista amico

Il ricordo del regista Paolo Galassi restituisce con precisione quella dimensione, raccontano un momento immortalato in una fotografia scattata in occasione dell’evento sul Villaggio di Fantozzi: «Avevamo appena realizzato dopo un anno intero di lavoro senza tregua, di aver fatto qualcosa di unico. San Felice era invaso dalla gente, e noi tre (Gavioli, Galassi e il fotografo Roberto Gatti, ndr) quasi non ce ne capacitavamo. Un successo che aveva la firma dell’arte e della forza di Roberto Gavioli, capace di costruire scenografie mastodontiche, e non una, ma una serie in tutto il paese». Visione e umanità: «Non era solo un padre eccezionale, una persona estremamente seria e disponibile, ma era anche un artista, un visionario, capace di dar vita ai sogni trasformandoli in materia». Fino all’immagine più forte: «San Felice perde un fabbricatore di sogni e bellezza, tutti noi perdiamo un pezzo di cuore, e delle nostre vite». Accanto a lui, negli stessi anni, anche Roberto Gatti. «Siamo partiti vent’anni fa con il Magico Carnevale e lui, Gavioli, costruiva le piccole cose che servivano. Nel tempo siamo andati avanti e abbiamo cominciato a creare dentro la Del Monte che ci dava queste mega gigantografie... Lui brontolava e diceva “non faccio più niente”, poi gli mandavo un messaggio e lui arrivava, sempre. Una delle persone più buone che esistano».

Il suo pick up grigio

In paese si vedeva spesso in giro il pick up grigio carico di legna: «E allora capivamo che era lui, che andava dove c’era bisogno: dall’asilo, alla banca, alla parrocchia o al comune». Era il suo tratto distintivo: non rimandare mai. «Gli piaceva fare le cose subito», racconta ancora Gatti, spiegando come spesso bastasse una richiesta perché Gavioli si mettesse all’opera. E infatti aveva già preparato allestimenti e scritte per l’evento in programma a ottobre: «Torneremo con un grande evento sul post apocalittico a San Felice, tra i temi ci saranno ambiente, acqua, natura... Lui aveva già preparato tutto. Quando ho saputo della notizia mi sono detto che non volevo più farlo. Ma poi con il gruppo di amici ci siamo detti che invece è un dovere. Tra l’altro, mia figlia e il suo compagno sono videomaker e stiamo girando un docufilm che racconta quello stiamo facendo in cui ci sarà anche lui». La voce di Gatti si spezza su un ultimo ricordo: «Io ho ancora un Pinocchio costruito da lui a grandezza naturale. Mi capita di portarlo in giro e ogni tanto nel trasporto si rompe un piede. Allora dico: “Adesso ti porto dal medico”. E Roberto lo ripara. Adesso chi lo farà?».

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