Gazzetta di Modena

Modena

I 50 anni del Caseificio Rosola «Ci visitano da tutto il mondo»

I 50 anni del Caseificio Rosola «Ci visitano da tutto il mondo»

Zocca Nel ’66 l’apertura, poi l’intuizione nel 2005: il Parmigiano di Vacca Bianca Il presidente: «Bottura amico e cliente. Quest’anno 3mila turisti, quasi tutti stranieri»

3 MINUTI DI LETTURA





i Manuel Marinelli

Zocca Chissà se quel primo aprile del 1966 i soci fondatori del Caseificio Rosola si sarebbero immaginati che 50 anni dopo sarebbero venuti turisti da tutto il mondo per vedere da vicino come si fa il loro Parmigiano Reggiano. Magari avrebbero pensato a uno scherzo... un pesce d’aprile. Nel frattempo sono cambiate tante cose, ma di certo non è venuta a mancare la passione, che contraddistingue i soci – 4 in tutto – e tutte le persone che ci lavorano, a cominciare dal presidente Alessandro Marchi, figlio di Marco Marchi, uno dei soci che c’erano dall’inizio.

E che – spinto dall’amico prima che cliente Massimo Bottura – nel 2005 attua «una svolta decisa: decidemmo infatti di puntare sul Parmigiano prodotto con latte di Vacca Bianca Modenese, una razza in via di estinzione (ci sono solo 1200 capi femmine) che allevavano già due dei nostri soci. Ricordo ancora che lo chef Bottura ci ha incitato molto, partecipava a tutte le riunioni organizzate in provincia sul Parmigiano. L’idea era quella di accorciare la filiera con un prodotto di nicchia: pensammo di andare a cercare noi il cliente, portando avanti le stagionature fino a 24 mesi invece di vendere partite di 12 mesi come si faceva prima» spiega Marchi, titolare anche dell’azienda agricola Ca’ Marmocchi. Un’intuizione che si è rivelata vincente, tanto da ricevere dopo un anno il riconoscimento di Presidio Slow Food e che negli anni ha trasformato il caseificio in una meta turistica dal richiamo internazionale. «Abbiamo aperto lo spaccio in azienda, iniziato ad accogliere visitatori. Tutto ciò ci ha dato visibilità – continua il presidente Alessandro Marchi –. Bottura dopo averci sostenuto all’inizio è rimasto nostro cliente e ha portato i nostri prodotti in tutte le sue avventure, dall’Osteria Francescana al ristorante Gucci a Tokyo. E poi i programmi sui canali tv nazionali e americani che ci hanno aiutato a rendere la nostra azienda un luogo da visitare, un’attrazione».

Non per ultimo, due anni fa, lo chef modenese ha utilizzato i prodotti del Caseificio Rosola anche nel menù del G7 in Puglia: i capi di Stato più importanti al mondo hanno assaggiato i tortellini in crema di Parmigiano di Vacca Bianca.

Ma la soddisfazione più importante rimane il richiamo turistico, con una spiccata vocazione a quello straniero. Non è solo Vasco Rossi (tra l’altro un vicino di casa, visto che la sua villa a Verucchia dista solo qualche centinaio di metri) a portare migliaia di persone a Zocca. «Negli ultimi anni abbiamo puntato molto sull’offerta di un turismo esperienziale e la risposta è eccellente. Nel 2025 abbiamo raggiunto i 3mila visitatori, dei quali il 70 per cento sono stranieri. Vengono da tutto il mondo, dai paesi europei più vicini fino agli Stati Uniti e al Sud America. Nel 2020 – altra tappa fondamentale – abbiamo inaugurato una nuova sede, con un magazzino rinnovato e una sala degustazione in cui facciamo assaggiare i nostri prodotti a chi viene a trovarci. È stato un grande investimento per la nostra realtà».

E così Rosola, piccolo borgo fuori Zocca che conta una trentina di abitanti, si è ritrovato ad essere meta turistica mondiale. Una soddisfazione, oltre che un orgoglio per la gente che ci vive e che vede arrivare gruppi di americani un po’ spaesati abituati alle giga factory da migliaia di dipendenti.

L’obiettivo per il futuro «è quello di consolidarci, di avere una base sociale sempre più ampia in modo da avere più latte per sostenere la produzione» conclude il presidente Alessandro Marchi. l