Modena amplia la rete di defibrillatori automatici: «Sanno guidare al soccorso anche un semplice passante»
«In provincia tre persone colpite da infarto ogni giorno: si possono salvare»
MODENA. «Mantenere la calma. Aprire le vie aeree. Controllare la respirazione. Applicare gli elettrodi sul torace del paziente». Le spiegazioni arrivano direttamente dai defibrillatori automatici e semiautomatici esterni (Dae), capaci di aiutare anche un passante comune nel fornire assistenza a un cittadino in arresto cardio-respiratorio. Le istruzioni vocali dei dispositivi guidano le manovre di primo intervento in attesa dei soccorsi, aggiungendosi al supporto degli operatori del 112, contattati per l’emergenza.
130 nuovi Dae
A Modena e provincia verranno distribuiti 130 nuovi Dae per rendere possibile un’azione d’aiuto sempre più tempestiva in caso di malore cardiaco. Le strumentazioni, ottenute grazie ad un finanziamento regionale, si sommano alle 1554 già presenti sul territorio, distribuite tra imprese private (circa il 29%), impianti sportivi (18%), luoghi pubblici (15%), altri spazi e strutture come gli istituti scolastici. La diffusione capillare dei Dae e la formazione di cittadini pronti a prendere in mano la situazione rappresentano i principali obiettivi di “Rete del cuore”, un progetto che vede coinvolti Azienda Usl di Modena, Regione Emilia-Romagna, comuni, Servizio di Emergenza Territoriale 118, associazioni di volontariato e numerosi altri stakeholder pubblici e privati.
L’attività di individuazione delle aree meno coperte è già iniziata, così da poter sopperire ad eventuali carenze. Un’attenzione particolare viene rivolta alle zone ad alta densità abitativa, ai luoghi dal numero elevato di frequentatori e ad edifici pubblici come le scuole. «Sono circa 60mila gli arresti cardiaci annuali in Italia. Nella nostra provincia possono colpire tra una e due persone al giorno», spiega Luca Gherardi, membro del team support Progetto Dae ed autista soccorritore del Set118. «Avendo sempre più device disponibili aumenta la possibilità di poter intervenire anche se non si è stati formati per farlo». Se fino al 2021 era necessario essere un medico, un operatore sanitario o un cittadino abilitato al loro uso, la legge è stata modificata per consentire a chiunque di utilizzarli.
Erogano la scarica in autonomia
L’introduzione di tecnologie all’avanguardia consente di contrastare la paura, di non essere capaci o di poter “far peggio”, un dubbio che potrebbe influenzare in modo negativo il contributo di soccorso prima dell’arrivo dell'ambulanza. «I defibrillatori automatici che verranno distribuiti sono tra i primi della nostra regione e del Paese: se rilevano un ritmo defibrillabile, come la fibrillazione ventricolare, sono progettati per erogare la scarica elettrica in autonomia. Fino all’anno scorso, invece, il 99% dei dispositivi richiedeva che l’operatore premesse un pulsante». Le manovre salvavita che precedono l’uso del Dae rimangono fondamentali: «Nel momento in cui una persona non risponde e non respira, il cervello inizia a degenerare. Dopo 10 minuti i danni sono irreversibili. Per questo motivo cominciare il massaggio cardiaco significa permettere al cittadino di potersi probabilmente rimettere come prima». Il successo iniziale della rianimazione è solo il primo passo, poiché la sopravvivenza finale dipende anche dalle condizioni preesistenti del paziente e dalle cure ospedaliere successive. La rete che rende possibile tutto questo si regge sulla collaborazione tra numerosi soggetti, desiderosi di unirsi nel nome del motto “lottare contro l’indifferenza”.
«I protagonisti si integrano»
«Con i nuovi Dae si creano maggiori opportunità e viene integrata un’attività già strutturata. Tecnologia, capacità organizzative, professionisti e laici che garantiscono la capillarità della risposta in caso di bisogno: i protagonisti si integrano». A sottolinearlo è Geminiano Bandiera, direttore del Dipartimento interaziendale Emergenza-Urgenza. «L’arresto cardiaco in senso lato è quello espresso dalla letteratura internazionale, non cambia. È chiaro che alcune situazioni possono essere determinanti, come quelle legate all'invecchiamento della popolazione». L’iniziativa di Ausl di Modena e Servizio di Emergenza Territoriale 118 rende partecipi anche le organizzazioni di volontariato del soccorso, tra le quali Anpas, Croce Rossa, Misericordie e Amici del Cuore. Insieme svolgono un ruolo vitale nel processo di formazione e sensibilizzazione dei cittadini sulle manovre salvavita e sull'attivazione corretta dei soccorsi. A questo si aggiunge il monitoraggio dei defibrillatori, soprattutto di quelli di vecchia generazione, la loro mappatura e la progressiva diffusione dei nuovi in luoghi strategici.
