Gazzetta di Modena

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Il lutto

Addio a Umberto Grampassi, inventore della macchina per granite

di Maria Sofia Vitetta

	La famiglia Grampassi e Umberto
La famiglia Grampassi e Umberto

Aveva 91 anni e da un garage a Castelvetro nel 1966 ha rivoluzionato un settore. Il figlio Massimo: «Ci ha insegnato i veri valori, sempre fedele alle origini umili»

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CASTELVETRO. In un bicchiere di cristalli freddi, aromatizzati con sciroppo di menta o di tamarindo, è racchiusa la storia di una rivoluzione: quella di Umberto Grampassi, inventore del granitore. Niente più blocchi di ghiaccio da sminuzzare a mano con lo scalpellino. Una macchina nuova, dirompente nella quotidianità dei primi anni Settanta, ha invaso i banconi di bar e locali italiani, fino a superare i confini del Paese, contribuendo a costruire la definizione di modernità nel secolo scorso e influenzando la vita dei consumatori, dagli Stati Uniti all’Australia fino ai Paesi Arabi e al Giappone. Grampassi, storico imprenditore di Castelvetro, è venuto a mancare mercoledì 8 aprile all’età di 91 anni. «Cinque anni fa era rimasto semi paralizzato a causa di un’ischemia cerebrale, non riusciva più a muoversi né a camminare. Era costretto a stare a letto o sulla sedia a rotelle, ma è sempre rimasto lucidissimo», racconta il figlio Massimo, ricordando l’assistenza a domicilio e una vita intensa, ricca di soddisfazioni, che si è conclusa circondato dall’affetto della famiglia.

La vita di Grampassi

Nato nel 1934, «ha vissuto la propria giovinezza durante un periodo difficile, quello del secondo conflitto mondiale. Fin da piccolo aveva il desiderio di emergere, di uscire dalla miseria e dalla situazione di disagio in cui si era trovato». Un bisogno di riscatto che lo ha spinto ad avvicinarsi alla meccanica quando era ancora un ragazzo, iniziando ad aggiustare biciclette. Invece di passare il tempo in strada, imparava un mestiere. L’occasione di mettere a frutto il suo talento è arrivata dopo il servizio militare, in un’azienda di macchine da caffè, a Modena. «Nel giro di poco tempo il titolare lo ha fatto diventare capo officina, negli anni Cinquanta, quando sono nate le prime macchine per l’espresso». Prima di diventare l’imprenditore delle granite, Grampassi ha conosciuto anche altre realtà, lavorando in un’azienda che produceva erogatori di bevande fredde. «Lì ha iniziato ad acquisire le nozioni di frigotecnica e, ancora una volta, ad assumere sempre più responsabilità, fino a diventare nuovamente capo officina. I debiti, però, erano tanti: si era appena sposato e i suoi genitori non avevano nulla per poterlo aiutare». Così, nel 1966, è iniziata la vera sfida: mettersi in proprio in un garage a Castelvetro, insieme al fratello Giordano e a uno zio, per produrre frigo bibite, con «molte cambiali, ma soprattutto tanto coraggio». In questo modo ha mosso i primi passi la società Gbg, la stessa che avrebbe realizzato la macchina per granita. In seguito, «negli anni Novanta è stata costituita l’azienda Spm, a Spilamberto. Ci ha permesso di crescere ancora di più: eravamo subentrati anche noi figli per seguire i rapporti internazionali, perché papà non conosceva le lingue», ricorda Massimo Grampassi. Un percorso imprenditoriale che ha portato Umberto a passare con fierezza il testimone alla famiglia, trasmettendo il mestiere anche ai nipoti. Accanto a lui, sempre, la moglie Neris, rimasta al suo fianco fino alla morte, due anni fa. «Terminati i vincoli di non concorrenza, nel 2023 abbiamo deciso di rimetterci in gioco con una nuova società, Egram, ancora una volta a Spilamberto.

L’eredità tramandata

In questa azienda lavora anche la terza generazione. Nonostante la malattia Umberto era orgogliosissimo di vedere il coinvolgimento anche dei più giovani». «Papà e mamma ci hanno insegnato il valore dell’affetto, del rispetto tra fratelli e dell’unità, perché una famiglia unita supera tutto». Per i figliMassimo, Enrico e Monica – l’attività paterna è stata più di una guida professionale, un esempio di valori da applicare ogni giorno. «Nostro padre teneva moltissimo all’onestà, alla correttezza con la C maiuscola, alla gentilezza verso gli altri, al rapporto umano con i dipendenti, che considerava collaboratori. Li riteneva fondamentali, così come i fornitori. Non ha mai rimandato una tratta o una ricevuta bancaria, né fatto ricorso alla cassa integrazione» conclude il figlio Massimo. Benvoluto nel settore, conosciuto e rispettato dai manager, Grampassi ha saputo trasformare passione e capacità in una storia imprenditoriale di successo, «restando sempre una persona modesta, sorridente e socievole».

L’ultimo saluto

Il rosario si terrà alle 19 di giovedì 9 aprile presso la chiesa parrocchiale di Castelvetro, dove era nato e cresciuto e tutti lo conoscevano e lo stimavano. Venerdì 10 aprile i funerali alle 15 sempre presso la chiesa parrocchiale di Castelvetro per dare un ultimo saluto all’imprenditore che da un garage di Castelvetro ha rivoluzionato un settore intero come nelle migliori favole imprenditoriali del Made in Italy.

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