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L’intervista

Modena, emergenza cura: 340 anziani in lista d’attesa per un posto letto nelle Rsa

di Maria Sofia Vitetta

	Case per anziani sature
Case per anziani sature

L’intervista alla vicesindaca e assessora al Welfare Francesca Maletti a 360 gradi su badanti, Oss, educatori: «Servono tutele vere per gli operatori e nuovi posti nelle strutture»

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MODENA. Chi sceglie questo mestiere si rimbocca le maniche, lavora sempre di più ed è spesso costretto a sottrarre tempo a una parte essenziale del proprio compito di cura: quella legata al benessere dell’altro, alla vicinanza e alla socialità che nascono dalla relazione. La carenza di personale si fa sentire, ma le criticità non si fermano qui. Si tratta di mansioni usuranti, ancora sottovalutate sia nel riconoscimento sociale sia nella retribuzione, con possibili conseguenze sulla salute fisica. Ne deriva una reazione a catena che può mettere a rischio il posto di lavoro e la sicurezza economica. Loro sono badanti, Oss, educatori e altri professionisti a cui ogni giorno affidiamo anziani e bambini nella fascia 0-6 anni. A offrire un’analisi della situazione locale è Francesca Maletti, vicesindaca del Comune di Modena e assessora con deleghe a Sanità, Salute, Prevenzione e sani stili di vita, oltre che alle Politiche abitative.
 

Assessora Maletti, qual è il ruolo del Comune?
«Deve far fronte alla questione del reperimento di personale, perché non sono posti di lavoro molto appetibili per coloro che possono scegliere altro, basti pensare alle poche tutele. La situazione sta peggiorando, mentre i lavoratori nell’ambito della cura aumentano. L'ente locale è il committente rispetto ad alcuni servizi ed ha delle gestioni dirette».

Quanto è importante fare rete con le istituzioni?

«Molto, un solo soggetto rischia di essere poco efficace. Attualmente l’Emilia-Romagna sta rivedendo alcune norme rispetto all'accreditamento dei servizi legati alla non autosufficienza, quelli che oggi determinano più malattie professionali: la cura degli anziani, infatti, richiede anche il loro sollevamento».

Cosa significa dover gestire lavoratori idonei alla mansione, ma con limitazioni?

«I dipendenti dell’ente locale con prescrizioni mediche vengono ricollocati in contesti lavorativi che consentano di mantenere orari e retribuzione, svolgendo attività compatibili con le loro condizioni di salute. Diversa è la situazione dei lavoratori impiegati da soggetti privati convenzionati con il Comune: stiamo studiando progetti per ampliare le opportunità operative in contesti in cui non sia richiesto il sollevamento delle persone. In questo modo, sarà possibile favorire l’inserimento e l’assunzione anche di lavoratori con prescrizioni mediche».

State avendo difficoltà nel riconvertire le figure professionali con problematiche di salute?

«L'automatizzazione, l'intelligenza artificiale e altri ausili che si stanno diffondendo nell'industria come nei servizi rischiano di peggiorare la situazione, sostituendo gli operatori nelle attività medie o leggere e lasciando loro le più pesanti dal punto di vista fisico e manuale. Il dialogare con l’anziano viene sostituito dall’Ai. La persona umana, soprattutto una lavoratrice di età superiore ai 50 anni, diventa potenzialmente solo colei che mette a letto l’assistito e cambia i pannoloni».

Nei prossimi anni la realtà modenese avrà ostacoli particolari da superare?
«C’è ancora troppo badantato in nero. I dati emersi circa due mesi fa da un convegno della Cisl dicevano che un numero significativo di assistenti familiari è senza tutele e contratto. Abbiamo istituito un servizio per gestire e accogliere persone con problematiche sanitarie che hanno perso il lavoro. Si tratta soprattutto di badanti straniere con patologie oncologiche e cardiologiche. Spesso rimangono senza casa. Dobbiamo coinvolgere le cooperative per creare posti di lavoro meno gravosi per persone con malattie professionali».


Quali vincoli organizzativi incidono sulla qualità dell’assistenza agli anziani?
«I minutaggi molto rigidi, stabiliti a livello regionale, trattandosi di servizi accreditati con l’Emilia-Romagna. Considerati i costi elevati, oltre la metà della retta è coperta dal Fondo per la non autosufficienza. Stiamo portando avanti un confronto con la Regione ed i sindacati per aumentare il tempo di assistenza dedicato a ciascun anziano. Questo potrebbe tradursi nella presenza di due operatori invece di uno per lo stesso ospite».


E la categoria di educatori e professionisti per l’infanzia 0-6 anni?
«Poiché oggi si va in pensione oltre i 60 anni, è ben diverso accudire un bambino fino ai 50 anni rispetto a farlo dopo, quando diventa più impegnativo in termini di energie e di attenzioni. Sarebbe opportuno offrire a queste persone la possibilità di essere inserite in altri contesti».


Modena soffre la mancanza di personale?
«I nidi sono abbastanza coperti perché in ambito educativo il settore pubblico prevale, dando tutele ai dipendenti. Il problema emerge nel caso degli anziani, ma le gestioni sono quasi tutte private. Su 1036 posti letto esistenti in struttura protetta a Modena, 718 sono accreditati con il Comune e gli altri sono privati. Inoltre ci sono 340 persone in lista d'attesa, attualmente gestite a domicilio».


Come pensate di intervenire?
«Stiamo chiedendo di costruire nuove strutture protette, ma i tempi sono medio-lunghi. L’anno scorso abbiamo aggiunto 27 posti. Adesso stanno costruendo una struttura alla Madonnina, che speriamo venga inaugurata entro fine anno. Aumenterà l’offerta, ma non abbastanza da poter accogliere tutte le richieste».