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La storia

Quel venerdì di aprile di 120 anni fa in cui Buffalo Bill e il selvaggio west arrivarono sotto la Ghirlandina

di Giovanni Medici

	Il cast del circo con Buffal Bill seduto al centro in una foto scattata in Vaticano
Il cast del circo con Buffal Bill seduto al centro in una foto scattata in Vaticano

Venerdì 6 aprile 1906 i modenesi scoprirono gli indiani e i cow boy americani grazie al leggendario personaggio in tour in città con il suo incredibile circo

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MODENA. Centoventi anni fa i modenesi scoprirono gli Indiani, quelli d’America. Il 6 aprile 1906, un venerdì, arrivò infatti in città, suscitando grande curiosità, il Buffalo Bill Wild West Show, lo spettacolo viaggiante di colui che i giornali dell’epoca annunciarono come "uno degli ultimi rappresentanti di quegli esploratori che aprirono alla civiltà le immense praterie degli Stati Uniti". La prevendita dei biglietti si svolse nel negozio musicale Stanguellini, sotto il Portico del Collegio, e il prezzo dei biglietti andava da 1,20 a 8 lire a seconda dei posti scelti, che erano solo a sedere (ragazzi sotto i 10 anni metà prezzo). Ad accompagnare Buffalo Bill nella sua seconda tournée italiana c’erano 800 uomini e circa 500 cavalli, che si spostavano da una città all’altra su quattro treni speciali della lunghezza media di 250 metri. L’arrivo del Wild West Show fu anticipato dall’affissione di grandi manifesti pubblicitari nelle stazioni ferroviarie.

15mila spettatori

Lo spettacolo fece registrare il tutto esaurito e le rappresentazioni della giornata furono due, alle 14.30 e alle 20, per 15mila spettatori complessivi, come si desume dal libro “Quando la Bassa viaggiava in tram”, di Fabio Montella e Fabio Casini, Edizioni Cdl. Il quotidiano Il Panaro scrisse così: “Una vera americanata; geniale, piacevole, che ha anche il merito di durare due ore soltanto, ma che non risponde nella sostanza all’enorme aspettativa suscitata dalla fenomenale reclame”. La Provincia di Modena invece commentò che “presi uno per uno, gli esercizi e gli esecutori non valgono quanto quelli che si vedono in dozzine di circhi equestri incomparabilmente più ricchi, più interessanti, più variati di questo di 120 o 150 cavalli (pochissimi belli), che fanno delle evoluzioni assolutamente comuni, con dei costumi meno che mediocri”. Il colonnello William F. Cody (così si chiamava in realtà Buffalo Bill) con lo spettacolo da lui ideato e diretto era già stato in Europa nel 1890 e gli emiliani avevano potuto ammirarlo a Bologna. Sedici anni dopo quella trionfale tournée, Buffalo Bill aveva deciso di rimettere piede sul Vecchio continente.

La reclame su rotaia

Personale tecnico, attori, animali e attrezzature viaggiavano come detto su quattro treni speciali, che raggiungevano le località alla distanza di mezz’ora uno dall’altro. Lo spostamento dei convogli era preceduto, due settimane prima, da due “vagoni reclame” dipinti di bianco ed oro ed aggiunti a treni passeggeri ordinari, che trasportavano le squadre incaricate delle affissioni nelle varie località. Tutte cose inimmaginabili in Italia, simbolo della innovativa capacità di marketing Usa. Particolari facilitazioni vennero concesse ai viaggiatori delle ferrovie provinciali: i biglietti di andata e ritorno, validi anche per il giorno successivo, godettero di un notevole ribasso, ricordano Montella e Casini, e furono anche organizzati treni speciali per il ritorno in partenza da Modena alle 19.40 per Sassuolo e alle 19.20 per Mirandola e Finale. Il riscontro fu notevole: dalla ’bassa’ partirono 950 spettatori, quasi la metà di quelli arrivati in città con le ferrovie.Alle 6 e un quarto del mattino del 6 aprile cavalli, carri, pellirosse, cowboy messicani ma anche cosacchi, arabi e giapponesi si mossero transitando per Barriera Vittorio Emanuele ed arrivarono in Piazza d’Armi percorrendo via Terraglio (l’odierno viale Monte Kosica), “fra una moltitudine di curiosi”. Alle 13 il pubblico cominciò ad affluire nell’area dello spetta-colo, su gradinate formate da seggiolini di colori diversi. Le scuole pubbliche per l’occasione rimasero chiuse nel pomeriggio. I giornali modenesi osservarono poi che nelle operazioni di scarico dai vagoni degli animali e dei materiali “gli impiegati non si curavano degli estranei, ma senza parlare eseguivano il loro compito quasi meccanicamente” e con una “rapidità prodigiosa e sorprendente”. «Tutto è stato previsto in anticipo. Ciascuno è avvisato di ciò che deve fare, lo sa e si conforma alle istruzioni ricevute. In meno di due ore il materiale necessario alla installazione delle tende è trasportato sui luoghi».

L’assedio a Little Big Horn

Il Wild West Show iniziò con l’esecuzione del brano Stars and Stripes e con l’ingresso del primo drappello d’indiani a cavallo. Poi venne rievocato l’assedio del generale Custer a Little Big Horn. Il colonnello Cody, dalla “figura alta ed eretta nonostante le settantacinque primavere", si presentò con la sua “grigia chioma svolazzante al vento” su “un bel baio dai garretti agili e nervosi e dalle narici frementi”. Il suo numero consisteva nel colpire con la carabina delle palle di vetro lanciate in aria da un pellerossa a cavallo. Accanto ai consensi, non mancarono le critiche. A qualcuno sembrò che le palle di vetro infatti esplodessero prima degli spari di Buffalo Bill… Nel numero coi cannoni, eseguito da quelli che erano annunciati come “artiglieri veterani degli Stati Uniti”, si esibirono poi uomini che avevano tra i 20 e i 30 anni, troppo giovani. Il giorno dopo tutto l’ambaradan, arrivato da Parma, si spostò a Bologna, dove il Wild West Show soggiornò per due giorni, prima di andare in Romagna e raccogliere altri applausi e sorprendere che all’epoca del far west aveva sentito soltanto parlare nei racconti di chi c’era stato o negli articoli dei giornali.

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